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Francesco Dardanelli

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Francesco Dardanelli
Ritratto da 1869
NascitaRoccaforte Mondovì, 29 novembre 1826
MorteRoccaforte Mondovì, 12 maggio 1893
Dati militari
Paese servito Stati sabaudi
Italia (bandiera) Regno d'Italia
Forza armata Regia Armata Sarda
Regio Esercito
UnitàCorazzieri Reali
6ª Legione Carabinieri
Legione di Verona
Anni di servizio1847 - 1889
GradoColonnello
GuerreSeconda guerra d'indipendenza italiana

Terza guerra d'indipendenza italiana

CampagneCampagna piemontese in Italia centrale

Assedio di Gaeta

Comandante diCorazzieri Reali
Altre caricheSindaco di Roccaforte Mondovì
Fonti nel testo
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Francesco Clemente Dardanelli (Roccaforte Mondovì, 29 novembre 1826Roccaforte Mondovì, 12 maggio 1893) è stato un militare e patriota italiano del Risorgimento.

Ufficiale dei Carabinieri Reali, fu il primo comandante dello squadrone dei Corazzieri tra il 1868 e il 1872. Prese parte alle guerre d'indipendenza e all'assedio di Gaeta, venendo decorato con la medaglia di bronzo al valor militare e con gli ordini della Corona d’Italia, dei Santi Maurizio e Lazzaro e del Nichan Iftikhar di Tunisia. Conclusa la carriera militare con il grado di colonnello, ricoprì la carica di sindaco di Roccaforte Mondovì dal 1892.

Famiglia e primi anni

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Francesco Dardanelli nacque il 29 novembre 1826 nella località di Roccaforte Mondovì, ricevendo i nomi di Francesco Clemente. Fu figlio di Giuseppe Dardanelli e di Maria Vivalda, entrambi discendenti da antiche famiglie della regione.[1] Ebbe almeno un fratello, Bartolomeo Dardanelli, che, stabilitosi in Australia, avrebbe svolto l'incarico di console del Regno d'Italia.[2]

Stemma del Cav. Francesco Dardanelli

I Dardanelli erano un'antica famiglia della nobiltà locale, insediatasi a Mondovì e Breolungi fin da almeno il XVI secolo, dove furono patroni della Cappella della Fusenta.[3] Le armi di questa famiglia sono d'azzurro, allo scaglione d'oro accompagnato da tre crescenti d'argento, due in capo ed uno in punta.[4][5]

La famiglia Vivaldi (o Vivalda) era anch'essa una famiglia di rilievo nel patriziato locale, con le sue armi raccolte nella Collezione di armi gentilizie di Mondovì: troncato da una fascia d'azzurro, in capo d'oro all'aquila spiegata di nero coronata in abisso dello stesso, e in punta partito di rosso e d'argento.[6]

Carriera militare

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Si arruolò nel Reggimento Piemonte Reale Cavalleria il 5 gennaio 1847, con il grado di soldato di leva. Negli anni successivi ascese rapidamente i gradi del reggimento, venendo promosso a vicebrigadiere il 25 marzo 1848, a brigadiere il 1º agosto dello stesso anno, a maresciallo d'alloggio il 1º febbraio 1849, a furiere il 1º aprile seguente, a furiere maggiore il 1º settembre 1855, a sottotenente il 9 agosto 1856 e ad aiutante maggiore in 2ª il 30 settembre di quell'anno.[1]

Con il grado di sottotenente di cavalleria partecipò alla Seconda guerra d'indipendenza italiana; per il suo operato l'imperatore francese Napoleone III gli conferì la Medaglia Francese commemorativa della Campagna d'Italia, con successiva Determinazione Sovrana di Vittorio Emanuele II del 1º aprile 1860.[1]

In quello stesso 1859 Francesco Dardanelli fu promosso in numerose occasioni, in riconoscimento del suo operato nella campagna contro l'Impero austriaco: a luogotenente il 15 settembre, a aiutante maggiore in 1ª il 1º ottobre 1859 e a luogotenente maggiore in 1ª sei giorni più tardi.[1] Inoltre, fuò transferito nel Corpo dei Carabinieri Reali per Regio Decreto delli 7 ottobre 1859.[7]

Nel 1860 partecipò alla Campagna d'Ancona e Bassa Italia, attraverso la quale l'Esercito piemontese riuscì ad assicurarsi i territori dello Stato Pontificio e del Regno delle Due Sicilie. Nello stesso anno prese parte all'Assedio di Gaeta, che si protrasse fino al febbraio 1861. Per il suo ruolo di spicco fu promosso luogotenente nella 14ª Legione del Corpo il 24 gennaio 1861 e, a conclusione dell'assedio, capitano della medesima il 28 aprile 1861.[1]

Il 21 maggio 1861, mediante Regio Decreto, il re nominò Francesco Dardanelli capitano nella 6ª Legione, facendone così uno dei primi ufficiali del neonato Regno d'Italia.[1] Gli fu inoltre concessa una Medaglia di Bronzo al valor militare per Regie Determinazioni del 1º giugno 1861 pei lodevoli servizi durante la campagna e l'assedio di Gaeta.[8]

In qualità di capitano della 6ª Legione prese parte alla Terza guerra d'indipendenza italiana, nella quale il Regno d'Italia riuscì ad annettere la regione del Veneto e la città di Venezia al proprio territorio, sconfiggendo nuovamente l'Impero austriaco. La sua partecipazione gli valse l'autorizzazione reale ad aggiungere la fascetta per la Campagna 1866 alla Medaglia Commemorativa Italiana.[9]

Comandante dei Corazzieri Reali

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Corazziere in uniforme di gran gala

Nel 1868, in occasione degli sponsali del principe Umberto di Savoia con Margherita Teresa, il re Vittorio Emanuele II istituì lo squadrone dei Corazzieri Reali, con la funzione di scortare personalmente i membri della Casa Reale. Francesco Dardanelli fu allora scelto dal re per ricoprire l'incarico di primo comandante del corpo.[10] All'assunzione del comando dello Squadrone lo secondavano i luogotenenti conte Giovanni Prat e Raimondo Cosentini e i sottotenenti Giovanni Tardini e Raffaele Meren.[11]

La nomina non fu casuale: Francesco Dardanelli aveva rapidamente conquistato la fiducia di Casa Savoia, venendo Decorato di motu proprio di S.M. della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, con Regio Decreto del 22 aprile 1868, e nominato Ufficiale d’ordinanza onorario di S.M. con Regio Decreto del 20 settembre 1868.[9]

Dardanelli servì come primo comandante del nuovo corpo dei Corazzieri Reali, dedicandosi alla sua organizzazione, alla selezione dei suoi membri tra i migliori carabinieri del Regno d'Italia, per un arco di quattro anni, fino al 1872.[12]

Successiva carriera militare

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In data 26 ottobre 1868 Francesco Dardanelli fu nominato Aiutante Maggiore in 1ª nella 6ª Legione, incarico dal quale sarebbe stato esonerato il 30 dicembre dello stesso anno, mentre prestava servizio come comandante dei Corazzieri Reali.[9]

Un anno più tardi avrebbe tuttavia subito un grave infortunio durante l'esercizio delle sue funzioni: mentre dirigeva al trotto sullo stradale di Rivoli (Torino) due Squadroni di Allievi Carabinieri alla passeggiata militare il 30 novembre 1869, riportò una lacerazione di fibre aponeurotiche e muscolari al muscolo soleo della gamba destra con ecchimosi sottocutanea grave.[9]

Bartolomeo Giovanni Dardanelli, nipote di Francesco Dardanelli

Tale infortunio non gli impedì, tuttavia, di essere nominato Ufficiale di 1ª classe dell'Ordine Equestre Tunisino Nichan Iftikhar, da parte di Sua Altezza il Bey di Tunisi, con autorizzazione del re d'Italia a fregiarsi della relativa decorazione per Determinazione Sovrana del 19 dicembre 1869.[9]

Il 16 dicembre 1870 fu nominato capitano nella Legione Firenze, all'epoca capitale del Regno d'Italia.[9] Tuttavia, due anni dopo prestava servizio come capitano comandante dei Carabinieri nella città di Ferrara. Per il suo ruolo di rilievo nel mitigare i danni causati dalla grande inondazione del fiume Po nel 1872, il Ministro dell'Interno italiano gli inviò una "Lettera di elogio"[13] e successivamente fu nominato cavaliere nell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, con decreto del 15 maggio 1873.[14][15]

Con Regio Decreto del 22 ottobre 1879 il re Umberto I lo promosse al grado di tenente colonnello all'interno dell'Arma dei Carabinieri Reali, insieme al cav. Carlo Pagni.[16] Manteneva tale grado due anni più tardi, nel 1881, quando figura tra gli ufficiali d'ordinanza onorari della Casa Militare del Re.[17]

Nel 1884 era stato trasferito nella città di Verona, dove prestava servizio come colonnello comandante della legione cittadina. In data 31 dicembre 1884, mentre ricopriva tale posizione, fu nominato per Regio Decreto ufficiale nell'Ordine equestre della Corona d'Italia.[18]

Attività a Roccaforte Mondovì

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Nel 1889 Francesco Dardanelli ricevette, in qualità di colonnello a riposo dei Carabinieri Reali, una pensione di 5.600 lire annue, una cifra economica considerevole per l'epoca, in riconoscimento dei servizi prestati nel corso della sua carriera militare.[19] Ormai dispensato dagli obblighi nelle forze armate italiane, fece ritorno alla natia Roccaforte Mondovì, dove ebbe un'importante attività pubblica.

Roccaforte Mondovì

Nel 1892 fu nominato sindaco della località cuneese; per l'occasione, la contessa Clara di San Marzano organizzò il 25 febbraio di quell'anno un pranzo nel suo palazzo roccafortese, al quale parteciparono oltre novanta invitati.[20] Una cronaca dell'epoca si riferiva al colonnello Francesco Dardanelli nei seguenti termini:

«Aggiunge che il Governo del Re seppe rintracciare l'uomo con questi requisiti nella persona dell'ottimo Cav. Dardanelli il quale saprà rendere grandi servizi al Comune, siccome ne rese al Re ed alla Patria nella sua lunga e brillante carriera militare.

Aggiunge che il GLo chiama gloria ed orgoglio di Roccaforte e lo assicura che la popolazione gli sarà riconoscente di avere accettata la carica sindacale, rinunciando alla perfetta quiete che la sua posizione gli consente per dedicarsi esclusivamente al Comune.

Roccaforte Mondovì, 25 febbraio 1892[20]»

Poco tempo dopo aver compiuto i 66 anni d'età, il colonnello Francesco Dardanelli si spense nella natìa Roccaforte Mondovì, fregiandosi ancora del grado di colonnello dei Carabinieri Reali nella riserva.[21]

Onorificenze e riconoscimenti

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Cavalliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria
«Per segnalati servizi resi nelle ultime inondazioni del Po
 15 maggio 1873[14][15] R.D.
Ufficiale di 1ª classe dell'Ordine Equestre Tunisino Nichan Iftikhar - nastrino per uniforme ordinaria
Ufficiale di 1ª classe dell'Ordine Equestre Tunisino Nichan Iftikhar
 19 dicembre 1869.[1]
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia di bronzo al valor militare
«Pei lodevoli servizi durante la campagna e l'assedio di Gaeta.»
 1 giugno 1861.[8] R.D.
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
«Con autorizzazione reale ad aggiungere la fascetta per la Campagna 1866.»
 1866.[1]
  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Flavio Carbone, Repertorio degli ufficiali dei Carabinieri Reali 1814-1871, Ministero della Difesa, Roma, 2013, p. 176, ISBN 978-88-98185-05-4. URL consultato l'11 giugno 2026.
  2. (EN) Deaths - Dardanelli [Morti - Dardanelli], in The Argus, Melbourne, 6 maggio 1869, p. 4. URL consultato il 25 maggio 2026.
  3. Andrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, II, XXXIII edizione, Teglio, 2020, p. 2268, ISBN 978-88-942861-0-6.
  4. Gino Mondino, Brigodorum, oggi Breolungi: appunti di storia, arte, tradizione, Comunità Parrocchiale di Breolungi, Mondovì, 1976, p. 48.
  5. Pierfrancesco Guelfi Camaiani, Famiglia Dardanelli, su Accademia Araldica Nobiliare Italiana, 4 dicembre 2018. URL consultato l'8 aprile 2026.
  6. Giancarlo Comino, Collezione di Arme gentilizie, nobili e civili delle principali famiglie di Mondovì fatta d'ordine, diligenza e spesa dell'Ill.mo Signor Marchese e Commendatore D. Annibale Fauzone di Montaldo cittadino e sindaco l'anno 1827, Mondovì, Archivio Storico del Comune di Mondovì, 2000 [1827].
  7. Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Ministero della Guerra, Ruoli matricolari, Reggimento Piemonte Reale Cavalleria, registro 2269, matricola 4681; registro 2260, p. 124.
  8. 1 2 Dardanelli, Francesco, Medaglia di Bronzo al V.M., data 1861.02.13 (R. D. 1° giugno 1861).
  9. 1 2 3 4 5 6 Flavio Carbone, Repertorio degli ufficiali dei Carabinieri Reali 1814-1871, Ministero della Difesa, Roma, 2013, p. 571, ISBN 978-88-98185-05-4. URL consultato l'11 giugno 2026.
  10. Nino Bazzetta, Il centenario dei Reali Carabinieri (1814-1914), cimenti, eroismi, ideali, in Illustrazione popolare: giornale delle famiglie, LI, n. 45, Milano, 21 maggio 1914, p. 323. URL consultato l'8 aprile 2026.
  11. Carabinieri, guardie del Presidente della Repubblica, in Il Carabiniere, periodico mensile, VII, n. 7, luglio 1954, p. 11. URL consultato l'11 giugno 2026.
  12. Michele Miulli e Vitoronzo Pastore, Bicentenario della Fondazione Arma dei Carabinieri 1814-2014 (PDF), Roma, Arma dei Carabinieri, 2014, p. 100. URL consultato l'8 aprile 2026.
  13. Onorificenze, in Gazzetta Ferrarese, 9 giugno 1873, p. 2. URL consultato l'8 aprile 2026.
  14. 1 2 Onorificenza meritata, in Gazzetta Ferrarese, Ferrara, 2 giugno 1873, p. 2. URL consultato l'8 aprile 2026.
  15. 1 2 R. Decreti 15 maggio 1873, in Bollettino delle Nomine, Roma, Ministero della Guerra, 30 maggio 1873, p. 155. URL consultato l'8 aprile 2026.
  16. Nomine, promozioni e disposizioni, in Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia, n. 277, Roma, 26 novembre 1879. URL consultato l'8 aprile 2026.
  17. Annuario ufficiale della Regia Marina, 1881, Tipografia Eredi Botta, Roma, p. XVII. URL consultato l'8 aprile 2026.
  18. 1 2 Onorificenze, in Bollettino dei Carabinieri Reali, Roma, dicembre 1884, p. 618. URL consultato l'8 aprile 2026.
  19. Arma dei Carabinieri Reali - Pensioni liquidate, in Il Carabiniere, Anno XVII, n. 8, Roma, 24 febbraio 1889. URL consultato l'8 aprile 2026.
  20. 1 2 Correspondenze, in Gazzetta di Mondovi, Mondovì, 1º marzo 1892.
  21. Defunti, in Bollettino delle Nomine, Roma, Ministero della Guerra d'Italia, 27 maggio 1893, p. 272. URL consultato l'8 aprile 2026.

Voci correlate

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