Jan Milič
Jan Milíč z Kroměříže (in latino Ioannes Milicius; in tedesco: Johann Militsch; 1320 circa – Avignone, 29 giugno 1374) è stato un religioso e scrittore ceco, sacerdote, predicatore e figura della riforma religiosa boema del XIV secolo.

Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini e carriera nella cancelleria
[modifica | modifica wikitesto]Le prime fasi della vita di Milíč sono scarsamente documentate. Nacque probabilmente dopo il 1320 in Moravia; la tradizione lo collega a Kroměříž, ma alcune ricostruzioni hanno proposto anche Tečovice. La sua formazione avvenne verosimilmente nell'ambiente ecclesiastico moravo, forse presso la scuola episcopale di Olomouc.[1]
Dal 1358 lavorò nella cancelleria di Carlo IV. Inizialmente fu registratore, quindi correttore e infine notaio; nell'ambito di questo incarico accompagnò più volte l'imperatore nei suoi viaggi.[2]
Nel 1361 ottenne un canonicato a Praga e negli anni successivi ricoprì anche incarichi presso la cattedrale di San Vito.[1]
Nel 1363 rinunciò tuttavia agli incarichi e alle rendite ecclesiastiche per dedicarsi interamente alla predicazione e a una vita di forte austerità.[2]
Attività di predicatore
[modifica | modifica wikitesto]La scelta di Milíč maturò nel clima di rinnovamento religioso sviluppatosi nella Praga di Carlo IV. Tra le figure che esercitarono su di lui una particolare influenza vi fu Konrad Waldhauser, predicatore austriaco chiamato a Praga dall'imperatore.[2]
Milíč predicò inizialmente nelle chiese di San Nicola e Sant'Egidio e successivamente nella Chiesa di Santa Maria di Týn. Si rivolgeva al clero e agli ambienti colti in latino e ai laici in ceco e in tedesco.[1]
Le sue prediche insistevano soprattutto sulla necessità di una riforma morale della Chiesa e della società, criticando la ricchezza del clero, la simonia, l'avidità e i comportamenti che riteneva incompatibili con la vita evangelica.[3]
Per la storiografia moderna Milíč appartiene quindi alla corrente riformatrice boema del XIV secolo precedente a Jan Hus, insieme ad altre figure quali Matěj z Janova.[3]
Roma e il tema dell'Anticristo
[modifica | modifica wikitesto]La predicazione di Milíč assunse anche un forte carattere escatologico.
Convinto che la corruzione della Chiesa fosse collegata all'imminente manifestazione dell'Anticristo, nella primavera del 1367 si recò a Roma, dove attendeva l'arrivo di Urbano V dalla corte pontificia di Avignone.[4]
Prima di poter predicare pubblicamente fu arrestato dall'Inquisizione. Durante la detenzione compose il Libellus de Antichristo, una delle sue opere più note.[2]
Con il ritorno di Urbano V a Roma, Milíč venne liberato e poté sottoporre le proprie posizioni alla curia. Tornò quindi in Boemia.[4]
L'episodio viene talvolta descritto nelle fonti più antiche come una piena «riabilitazione» da parte del pontefice; la storiografia recente tende più prudentemente a sottolineare che Milíč poté riprendere la propria attività senza una condanna formale.[1]
La comunità di Gerusalemme
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Il momento più noto dell'attività sociale di Milíč fu la fondazione, nel 1372, della comunità chiamata Gerusalemme (Jeruzalém).
Nella Città Vecchia di Praga esisteva allora una zona nota come Benátky («Venezia»), associata alla prostituzione. Milíč convinse diverse donne ad abbandonare quella condizione e organizzò per loro una comunità stabile.[2]
Con il sostegno di Carlo IV e mediante acquisti e donazioni, riuscì a riunire varie proprietà dell'area e vi fece costruire una cappella dedicata a Maria Maddalena, santa Afra e Maria Egiziaca, oltre ad alloggi per le penitenti e per i sacerdoti che collaboravano con lui.[5]
La comunità non era un ordine religioso formalmente riconosciuto, ma il suo stile di vita comunitario suscitò sospetti presso una parte del clero praghese.
Gerusalemme divenne inoltre un centro di formazione e di attività pastorale legato ai discepoli di Milíč.[2]
Il processo del 1373–1374
[modifica | modifica wikitesto]L'attività del predicatore incontrò una crescente opposizione da parte di una parte del clero secolare e degli ordini mendicanti di Praga.
Nel 1373 contro di lui furono presentati alla curia papale dodici articoli di accusa. Tra le questioni contestate figuravano il carattere della comunità di Gerusalemme, alcune sue affermazioni escatologiche e determinate pratiche pastorali.[1]
La controversia giunse davanti a Gregorio XI, che ordinò ulteriori accertamenti.
Per difendersi personalmente dalle accuse, Milíč si recò ad Avignone nel 1374.[4]
Le fonti medievali descrivono una ricezione generalmente favorevole presso la curia; gli fu consentito di predicare davanti ai cardinali e non venne pronunciata contro di lui una condanna definitiva.[1]
Milíč morì ad Avignone il 29 giugno 1374, prima che la controversia potesse avere ulteriori sviluppi.[2]
Pensiero
[modifica | modifica wikitesto]L'opera di Milíč fu caratterizzata soprattutto da finalità pastorali e morali, più che dall'elaborazione di un sistema teologico autonomo.
La sua predicazione chiedeva una riforma della Chiesa fondata sul ritorno alla vita evangelica, sulla povertà, sulla predicazione e sulla correzione dei costumi del clero e dei laici.[3]
Un elemento particolarmente marcato fu la sua interpretazione escatologica della crisi ecclesiastica.
Nel Libellus de Antichristo interpretò i mali del proprio tempo attraverso il linguaggio biblico dell'Anticristo e sostenne la necessità di una riforma generale della Chiesa.[2]
Pur essendo spesso indicato come precursore di Jan Hus, Milíč non formulò alcune delle principali dottrine che avrebbero caratterizzato l'hussitismo del XV secolo. La sua azione apparteneva soprattutto alla tradizione della riforma morale tardomedievale.[3]
Opere
[modifica | modifica wikitesto]Gran parte dell'attività letteraria di Milíč è legata alla predicazione.
Opere latine
[modifica | modifica wikitesto]Tra gli scritti conservati figurano:
- Libellus de Antichristo, composto durante la detenzione romana del 1367;
- Gratiae Dei, raccolta di sermoni;
- Abortivus, raccolta di prediche;
- Lectiones quadragesimales, sermoni quaresimali.[2]
Sono inoltre conservate lettere e altri testi relativi alla riforma ecclesiastica e alla sua attività pastorale.
Testi in ceco e tedesco
[modifica | modifica wikitesto]Le fonti attestano che Milíč predicava anche in ceco e in tedesco e che compose preghiere in entrambe le lingue.
La maggior parte delle prediche pronunciate nelle lingue volgari non fu tuttavia fissata per iscritto o non si è conservata.[1]
Eredità
[modifica | modifica wikitesto]Milíč esercitò una notevole influenza sulla successiva tradizione riformatrice boema.
Tra coloro che ne accolsero direttamente o indirettamente l'eredità figurò soprattutto Matěj z Janova, autore di una delle principali testimonianze medievali sulla sua vita.[1]
La storiografia ottocentesca e primo-novecentesca lo rappresentò frequentemente come uno dei maggiori «precursori» di Jan Hus. Questa interpretazione rimane importante, ma gli studi più recenti tendono a collocarlo nel più ampio e complesso panorama della religiosità della Boemia sotto Carlo IV, evitando di leggere il XIV secolo soltanto come anticipazione della rivoluzione hussita.[6]
Milíč resta comunque una delle figure principali della predicazione riformatrice boema del XIV secolo e una delle personalità che contribuirono alla formazione dell'ambiente religioso dal quale, nei decenni successivi, sarebbe emerso il movimento hussita.[3]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 Jan Milíč z Kroměříže, in Lexikon české literatury, Ústav pro českou literaturu Akademie věd České republiky.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Milíč z Kroměříže, Jan, Religionistická encyklopedie, Sociologický ústav Akademie věd České republiky.
- 1 2 3 4 5 Thomas A. Fudge, «Hussite theology and the law of God», in David Bagchi e David C. Steinmetz (a cura di), The Cambridge Companion to Reformation Theology, Cambridge University Press, 2004, pp. 22–27.
- 1 2 3 «Milíč, Jan», Enciclopedia Italiana, Treccani.
- ↑ David C. Mengel, Bones, Stones and Brothels: Religion and Topography in Prague under Emperor Charles IV, University of Notre Dame, 2003.
- ↑ David C. Mengel, «Emperor Charles IV (1346–1378) as the Architect of Local Religion in Prague», Austrian History Yearbook, vol. 41, 2010, pp. 15–29.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Peter C. A. Morée, Preaching in Fourteenth-century Bohemia: The Life and Ideas of Milicius de Chremsir (+1374) and his Significance in the Historiography of Bohemia, Praha, Protestant Theological Faculty of Charles University, 1998.
- Jana Nechutová, Latinská literatura českého středověku do roku 1400, Praha, Vyšehrad, 2000.
- Zdeňka Hledíková, Svět české středověké církve, Praha, Argo, 2009.
- David C. Mengel, Bones, Stones and Brothels: Religion and Topography in Prague under Emperor Charles IV, University of Notre Dame, 2003.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Milíč, Jan, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Milič, Jan, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) John Milíč / John Milíč (altra versione), su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Jan Milič, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 22933389 · ISNI (EN) 0000 0000 5533 8261 · BAV 495/180471 · CERL cnp00395361 · LCCN (EN) n85090317 · GND (DE) 118557890 |
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