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Kalim Kashani

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Abū Ṭālib Kalīm Kāshāni (in persiano کلیم کاشانی; Hamadan, 158229 novembre 1651) è stato un poeta persiano esponente del sabk-i hindi (stile indiano), uno stile di scrittura caratterizzato da un elaborato linguaggio figurativo astratto[1].

Nato ad Hamadan ma cresciuto a Kashan, Kalim Kashani studiò in quest'ultima città e poi a Shiraz. Nel 1603 si trasferì nel Deccan per tentare invano di entrare alla corte dei Moghul. Nonostante l'amicizia con Shahnavaz Khan di Shiraz, un ufficiale di corte del governatore di Bijapur Ibrahim Adil Shah II, il poeta non vide le sue aspettative realizzarsi e così nel 1619 tornò in Persia, stabilendosi per due anni a Esfahan. Neanche lì riuscì a realizzarsi e così tornò in India nel 1628, questa volta ad Agra al servizio del poeta Mir Muhammad Jumla Shahristān, detto anche Rūḥ al-Amīn. Nel 1628 riuscì a entrare alla corte del sovrano moghul Shah Jahan, dal quale ricevette il tiolo di Malik al-Shuʿarāʾ (poeta laureato).[1]

Per il sovrano moghul, Kalim Kashani compose un masnavi intitolato Shāh-Nāmeh, scritto con lo stesso metro della più celebre omonima opera di Firdusi. L'opera, che non ha mai visto la pubblicazione, è composta da quasi 15 mila versi che raccontano gli eventi più salienti della vita di Shah Jahan,[1] dalla sua nascita fino al decimo anno di regno. L'autore compose questo masnavi nel Kashmir, terra a lui molto cara dove tra l'altro trascorse i suoi ultimi giorni e trovò sepoltura.[2]

Oltre allo Shāh-Nāmeh, Kalim Kashani compose un diwan di 9 823 distici che contiene trentasei qaside (panegirici), due tarkīb-band (poesie di più strofe), un tarjīʿ-band (poesia con ritornello), trentadue qit'a (poesie occasionali), trentatre tārīkh (cronogrammi), 590 ghazal e trentatre rubaʿi.[2]

Le sue qaside sono ritenute molto equilibrate e i suoi masnavi fluenti e misurati. Per quanto fosse molto talentuoso nel comporre cronogrammi, la sua fama è dovuta principalmente ai suoi ghazal, che hanno una lunghezza media di 9 versi. L'uso di metafore originali e il conio di nuovi termini gli valsero l'epiteto di Khallāq al-Maʿānī-yi Sānī ("secondo creatore di significati") affibbiatogli dallo storico Muhammed Tahir Nasrabadi. La passione che egli nutriva per l'India la si nota nell'uso di molte espressioni in lingua hindī nelle sue poesie.[2]

Le antologie letterarie giudicano positivamente il lavoro complessivo di Kalim Kashani, ad eccezione di Azar Bigdeli che ebbe sempre un'opinione critica in merito agli esponenti del sabk-i hindi.[2]

  • (FA) Dīvān-i kāmil-i Kalīm Kāshānī : shāmil-i: qaṣāʼid, muqaṭṭaʻāt, ghazalīyāt, tarjīʻ'band va tarkīb'band, maṯnavīyāt, rubāʻīyāt (1° ed.), Teheran, Intishārāt-i Zarrīn, 1983
  1. 1 2 3 Meneghini, p. 89.
  2. 1 2 3 4 Meneghini, p. 90.
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