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Livio Labor

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Livio Labor

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato1976 –
1979
LegislaturaVII
Gruppo
parlamentare
PSI
CircoscrizioneTrentino-Alto Adige
CollegioRovereto
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoDC (1950-1969)
MPL (1971-1972)
PSI (1972-1994)
Titolo di studioLaurea in filosofia
UniversitàUniversità Cattolica del Sacro Cuore
Professionesindacalista, giornalista

Livio Labor (Leopoli, 1º luglio 1918 – Roma, 9 aprile 1999) è stato un politico, giornalista e sindacalista italiano. Quinto presidente delle ACLI, membro della Compagnia di San Paolo e della Democrazia Cristiana, divenne in seguito senatore della Repubblica per il Partito Socialista Italiano.

Simbolo dell'Associazione di Cultura Politica (Acpol)

Livio Labor nacque a Leopoli nell'attuale Ucraina, dove il padre Marcello, triestino, lavorava come medico per i soldati austro-ungarici impegnati sul fronte orientale. Trascorse la giovinezza fra Trieste e Pola, e qui frequentò il liceo.

Iscrittosi alla facoltà di medicina dell'Università La Sapienza di Roma, l'anno successivo passò a quella di filosofia della Cattolica di Milano, da cui uscì laureato nel 1940. Negli stessi anni cominciò l'impegno religioso entrando nella Compagnia di San Paolo, alla quale fu iscritto dal 1937 al 1956.

Essendosi iscritto alla DC nel 1950, ebbe incarichi nella presidenza delle ACLI fin dal 1955 come segretario per la formazione. Diventerà vicepresidente nazionale delle ACLI nel 1957, e quinto presidente dal 10 dicembre 1961 al 22 giugno 1969.

Saggista, giornalista e consulente per l'IRI e l'ENI, Labor era esperto sui temi della formazione e del lavoro. Erano anni in cui si stava esaurendo il cosiddetto collateralismo tra la Democrazia Cristiana e il mondo cattolico. Le ACLI si ponevano il problema della collocazione culturale e politica dei cattolici di fronte alle trasformazioni della Chiesa maturate con il Concilio Vaticano II e i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI.

Labor contribuì in misura determinante alla decisione delle ACLI di superare il collateralismo con la DC e di proclamare il principio della libertà di voto per gli aclisti. Al termine del congresso di Torino del giugno 1969 lasciò la presidenza, e successivamente anche il consiglio nazionale, per non coinvolgere l'organizzazione nelle proprie scelte politiche; gli succedette Emilio Gabaglio.[1]

L'8 marzo 1969 era stata costituita a Roma l'Associazione di cultura politica (ACPOL), alla quale partecipò Labor insieme con Riccardo Lombardi e altri esponenti del mondo cattolico e socialista. L'associazione era concepita come luogo di confronto finalizzato alla costruzione di una nuova forza progressista.[1] L'iniziativa e le prospettive politiche di Labor furono oggetto di attenzione sulla stampa già nei primi mesi dell'anno: il 9 marzo Giorgio Lauzi pubblicò su l'Opinione l'articolo L'ipotesi Labor, mentre il 30 marzo Giuseppe d'Aloja intervenne con Tramonto di un'ipoteca.[2][3]

Nell'agosto 1969, in quella che la rivista presentò come la sua prima intervista dopo le dimissioni dalla presidenza delle ACLI, rilasciata a Roberto Villetti e pubblicata su l'Opinione, Labor illustrò il significato dell'ACPOL e il proprio ruolo al suo interno. Si definì uno dei principali ispiratori dell'associazione, nella quale collaboravano cattolici democratici e socialisti delle correnti demartiniana e lombardiana. Indicò come obiettivo la costruzione di una «nuova area socialista», comprendente le forze della sinistra democratica non comunista, ed escluse sia la costituzione di un nuovo partito cattolico sia una propria collocazione come indipendente nelle liste del PCI. All'ACPOL attribuì il compito di sperimentare nuove forme di partecipazione politica e di collegamento con le realtà sociali, attraverso un'attività nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università e nelle associazioni spontanee.[4]

Il 4 luglio 1970 l'ACPOL si sciolse; il progetto politico proseguì con la costituzione, nel settembre dello stesso anno, del Movimento Politico dei Lavoratori (MPL).[1] Il movimento si presentò alle elezioni politiche del 7 e 8 maggio 1972, ottenendo lo 0,4% dei voti. L'8 e 9 luglio 1972 l'assemblea nazionale ne ratificò l'autoscioglimento; la maggioranza guidata da Labor deliberò la confluenza nel Partito Socialista Italiano (PSI), nel quale aderì alla corrente della sinistra di Riccardo Lombardi.[1]

Nel 1976 fu eletto senatore nelle liste del PSI (nel collegio di Rovereto), restando in carica fino al 1979.

Dal 1982 al 1994 fu presidente dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL).

Negli ultimi anni diede vita al Comidan (Comitato di difesa dei diritti degli anziani), di cui fu presidente e al quale dedicò le ultime sue energie. Morì il 9 aprile 1999 all'età di 80 anni.

Il volume "Sindacalismo e Socialità" scritto da Livio Labor e pubblicato nel 1950.
  • Livio Labor, la virtù dell'impazienza, a cura di Tarcisio Barbo e Luigi Borroni, aprile 2000, Edizioni Lavoro (Roma);
  • Livio Labor. Scritti e discorsi, a cura di Carlo Felice Casula, Milano, 2003, M&B, due volumi;
  • Sindacalismo e socialità, a cura di Livio Labor, 1950, Istituto Cattolico di Attività Sociale, Edizioni dell'Ateneo (Roma);
  • In campo aperto, a cura di Livio Labor, novembre 1969, La Nuova Italia editrice (Firenze).
  1. 1 2 3 4 Giuseppe Sircana, LABOR, Livio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 62, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004. URL consultato il 2 ottobre 2026.
  2. ↑ Giorgio Lauzi, L'ipotesi Labor, in l'Opinione, Riproduzione digitale in Acpol notizie, anno I, n. 2, dicembre 1969, p. 8., n. 1, 9 marzo 1969, p. 16.
  3. ↑ Giuseppe d'Aloja, Tramonto di un'ipoteca, in l'Opinione, Riproduzione digitale in Acpol notizie, anno I, n. 2, dicembre 1969, p. 10., n. 4, 30 marzo 1969, p. 12.
  4. ↑ Roberto Villetti, Labor getta il guanto, in l'Opinione, Intervista a Livio Labor. Riproduzione digitale in Acpol notizie, anno I, n. 2, dicembre 1969, p. 24., n. 20, 10-20 agosto 1969, pp. 12-15.
  • Domenico Rosati, La profezia laica di Livio Labor. Apologia di un cristiano senza paura, Quaderni di Azione Sociale, Collana delle ACLI, Roma 1999
  • Maurilio Lovatti, Giovanni XXIII, Paolo VI e le ACLI, Morcelliana, Brescia, 2019.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Presidente delle ACLI Successore
Ugo Piazzi 1961 - 1969 Emilio Gabaglio
Controllo di autoritàVIAF (EN) 65243420 · ISNI (EN) 0000 0001 1446 4891 · SBN DDSV210545 · LCCN (EN) n00103151 · BNE (ES) XX1335064 (data) · BNF (FR) cb14645740z (data)