Marisa Mori
Marisa Luisa Lurini, nota come Marisa Mori (Firenze, 9 marzo 1900 – Firenze, 6 febbraio 1985), è stata una pittrice italiana.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Lontana discendente dello scultore Gian Lorenzo Bernini[1], segue la famiglia che nel 1928 si trasferisce a Torino dove comincia ad avvicinarsi all’arte come autodidatta, incoraggiata dallo scultore Leonardo Bistolfi, amico di famiglia.
All'inizio degli Anni Venti si sposa con il giornalista e poeta Mario Mori ed è allieva di Felice Casorati, divenendone più tardi assistente.
In quegli anni intraprende anche l'attività espositiva insieme ad altre allieve dell’artista come Nella Marchesini, Daphne Maugham, Paola Levi Montalcini e Lalla Romano.
Nel 1930 presenta un dipinto alla XVII Biennale di Venezia.
Dal 1931 entra in contatto con esponenti [2]del movimento Futurista ed espone una serie di ceramiche a Chiavari, alla Mostra futurista di pittura e scultura e arti decorative. Aderisce al programma dell'aeropittura.
Nel 1932 con il marito fa ritorno a Firenze. A La Spezia, nello stesso anno, espone alla mostra Aeropittura arte sacra futuriste e nel 1933 consegue il terzo posto al Premio di pittura Golfo con il trittico intitolato Sintesi del golfo[3].
Partecipa attivamente alle iniziative del «secondo futurismo»[4]. Sempre nella compagine futurista prende parte alla Quadriennale nazionale di Roma negli anni 1931, 1935 (Ritorno dalle colonie marine) e 1939 (Concerto di fabbrica sulle Apuane).
Ricercando un costante equilibrio tra elementi astratti e figurativi, non abbandona mai del tutto la riconoscibilità naturalistica dei soggetti, ma sottopone le forme a una scomposizione cubo-futurista privilegiando i ritmi curvilinei.
Nell’aprile del 1934 allestisce la sua prima personale nello Spazio Bragaglia a Roma ed espone il dipinto Aeropittura I alla XIX Biennale d’arte di Venezia dello stesso anno.
L’interesse per il teatro e il cinema la porta a iscriversi, verso la metà degli anni Trenta, alla scuola di recitazione dell’Accademia dei Fidenti a Firenze.
Nel 1937 prende parte alla mostra Les femmes artistes d’Europe al museo Jeu de Paume di Parigi [5].
Dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, da lei condannate, inizia il suo progressivo distacco dai gruppi futuristi. Inoltre dà rifugio alla celebre Rita Levi Montalcini e alla sua famiglia in Via Cavour, in quanto la sorella gemella di Rita, Paola (amica di Marisa) era a sua volta allieva di Felice Casorati.
Nel 1943, dopo la morte del marito, ritorna alla pittura figurativa[6] seguitando a studiare, a frequentare l'Accademia di belle arti di Firenze e associazioni culturali come il Circolo Culturale Lyceum e la Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni e affari) e ad esporre in diverse mostre collettive.
Nel 1951 presenta il dipinto Studio per il ritratto di Vera Zalla alla VI Quadriennale nazionale di Roma, dopodiché conduce vita ritirata, esponendo di rado e quasi esclusivamente nelle mostre di pittura femminile patrocinate dal circolo culturale fiorentino Lyceum.
Nel 1980 a Palazzo Reale, a Milano, due suoi quadri sono stati stati inclusi nella mostra L' altra metà dell' avanguardia, la prima grande rassegna dedicata alle donne del Futurismo.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Marisa era figlia di Mario Lurini, impiegato presso una compagnia assicurativa, e di Edmea Bernini, figlia dell’ultimo discendente maschio dello scultore Gian Lorenzo.
- ↑ Come Tullio d’Albisola e i piemontesi Enrico Paulucci Delle Roncole, Fillia e Nicola Diulgheroff.
- ↑ Il dipinto è ispirato agli stati d’animo con tre sottotitoli: Sintesi romantica, Sintesi militare, Sintesi gioiosa.
- ↑ Contribuisce anche alla stesura della Cucina futurista di Marinetti e Fillia (Sonzogno, Milano 1932) scrivendo la ricetta del dessert Le mammelle italiane al sole: due semisfere di marzapane sormontate da fragole e adagiate su uno strato di panna e crema allo zabaione.
- ↑ la mostra è stata riproposta due anni dopo al Metropolitan Museum di New York.
- ↑ Nella sua ultima produzione riprende una figurazione di matrice classica ritrovando temi e modi di Casorati come il ritratto, le nature morte, le maschere, i nudi.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Francesco Santaniello, Mori, Marisa, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 76, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012. URL consultato l'8 febbraio 2015.
- Alessandra Marzuoli, Esperienze del Novecento, in Art e Dossier (2003 - 2005), vol. 17, n. 180, luglio-agosto 2002. URL consultato il 12 febbraio 2015.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]| Controllo di autorità | VIAF (EN) 54953022 · ISNI (EN) 0000 0000 7374 6795 · SBN IEIV043328 · ULAN (EN) 500199655 · LCCN (EN) no2010007343 · GND (DE) 119212706 · J9U (EN, HE) 987013160080605171 |
|---|