Secondo periodo intermedio
Il secondo periodo intermedio dell'Egitto è quella fase della storia egizia, tra il Medio Regno e il Nuovo Regno, caratterizzata dalla progressiva disgregazione del potere centrale e dall'affermazione di dinastie straniere nel Delta. Copre un arco cronologico che va, secondo Cimmino, dal 1790 (o 1658 a.C. se si esclude la XIII dinastia) al 1543 a.C. e comprende cinque dinastie.[1] Il processo che portò alla crisi fu lento e pacifico: le popolazioni asiatiche si erano insediate nel Delta come manodopera agricola e artigiana già sotto Amenemhat III, e solo nell'arco di generazioni giunsero ad assumere posizioni di potere locale.[2]
XIII dinastia (1790-1630 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]
Le vicende della XIII dinastia pongono interrogativi a cui le nostre conoscenze attuali non sono in grado di rispondere pienamente. I sovrani della XII dinastia lasciano ai loro successori uno stato forte e unito in cui la successione era avvenuta di padre in figlio; la XIII dinastia si caratterizza invece per la quasi totale mancanza di linee dinastiche e per la brevità dei regni, in quella che alcuni studiosi hanno interpretato come una carica elettiva piuttosto che ereditaria. Nell'arco dei 160 anni attribuiti alla dinastia, dal 1790 al 1630 a.C. circa, si succedono oltre 50 sovrani.
Le fonti tradizionali forniscono informazioni parziali: le liste reali di Abido e Saqqara saltano del tutto questa dinastia; la Sala degli antenati di Thutmose III a Karnak riporta solo alcuni nomi senza ordine cronologico; Manetone riferisce di 60 re tebani che regnarono per 453 anni; il Canone Reale è l'unico a riportare la sequenza dei sovrani, ma le sue precarie condizioni di conservazione ne rendono difficile la lettura.
Storicamente è certo che nel corso di questa dinastia l'Egitto perde la sua unitarietà: molti sovrani governano solo su parte del Paese, talvolta su un solo distretto, anche contemporaneamente. Gli ultimi sovrani della XIII dinastia, con un dominio limitato alla sola Tebe e ai distretti limitrofi, sono tributari dei sovrani hyksos di Avaris. Con la scomparsa del potere centrale riprende l'infiltrazione di genti di ceppo semita dalla penisola del Sinai.
- Statua del visir Iymerù, figlio del visir Ankhu, granodiorite, XIII dinastia. Museo Egizio, Torino.[4]
- Frammento di stele raffigurante Hori, sindaco di Tebe e visir, calcare, XIII dinastia. Museo Egizio, Torino.[5]
- Stele familiare del funzionario Saherhotep e della moglie Ipet, con statuette mummiformi a rilievo, calcare, XIII dinastia. Museo Egizio, Torino.[6]
- Statua del sovrintendente dei campi Kheperka, granodiorite, XIII dinastia. Museo Egizio, Torino.[7]
XIV dinastia (1790-1630 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]
Secondo Manetone, nella versione di Flavio Giuseppe, la XIV dinastia sarebbe stata composta da 76 sovrani e avrebbe regnato per 184 anni avendo come capitale Xois nel Basso Egitto. In realtà tale dinastia fu contemporanea alla XIII e raccoglie tutti quei sovrani che regnarono su parti del delta del Nilo tra il 1790 e il 1630 a.C., avendo dapprima come centro di potere Avaris. A partire da circa il 1720 a.C. questi sovrani regnarono come vassalli dei cosiddetti hyksos. Tranne che per alcuni, di cui esistono documentazioni archeologiche, la maggior parte dei sovrani di questa dinastia è nota solamente dal Canone Reale, che nelle colonne 8, 9 e 10 risulta gravemente mutilo e sembra anche contenere numerosi nomi fittizi.
- Stele del governatore provinciale Uahka, figlio di Neferhotep, in adorazione del dio Osiride, calcare. Museo Egizio, Torino.[8]
- Stele del dignitario «Bocca di Nekhen» Unemi, figlio di Itiseneb e Sobekhotep, e della moglie Sathathor, calcare. Museo Egizio, Torino.[9]
- Stele del responsabile del Palazzo Interno Senbef, figlio di Itu, calcare. Museo Egizio, Torino.[10]
XV dinastia (1650-1530 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]Questa dinastia comprende i «Grandi Hyksos», ossia i sovrani semiti che da Avaris governarono direttamente, o indirettamente tramite vassalli, tutto l'Egitto fino al termine del Secondo periodo intermedio. Il nome hyksos deriva dal termine usato nel Canone Reale per indicare questi sovrani: hka haswt, ossia «Capitani di un paese straniero». Gli hyksos erano i signori delle popolazioni semitiche penetrate nel Basso Egitto attraverso la penisola del Sinai a partire dalla fine della XII dinastia.
Intorno al 1720 a.C. tali popolazioni furono abbastanza forti da sconfiggere i dinasti egizi della XIV dinastia, rendendoli vassalli. Intorno al 1660 a.C. i sovrani hyksos occuparono Menfi e la capitale Ity Tawy, portando il confine almeno fino a Gebelein. Benché la tradizione del Nuovo Regno li dipingesse come conquistatori violenti, le evidenze archeo-storiche mostrano che adottarono la scrittura geroglifica, mantennero la titolatura reale egizia, scelsero come dio dinastico Seth e portarono importanti innovazioni tecnologiche: il cavallo da tiro, il carro da guerra e nuove tecniche metallurgiche.
La scarsezza di monumenti è dovuta alla damnatio memoriae del periodo hyksos messa in atto durante il Nuovo Regno, che comportò la sistematica distruzione di tutte le tracce di un passato ritenuto ignominioso. Il Canone Reale alla riga 10,21 riporta la somma di «sei capi di un paese straniero che regnarono 108 anni»; i dati archeologici attestano con sicurezza solo quattro sovrani, tre dei quali con il nome Apopi.[11]
- Stele del comandante in capo Sarenenutet, figlio di Sainyt, e della moglie Senebtisi, calcare, Secondo periodo intermedio. Museo Egizio, Torino.[12]
- Stele del supervisore della camera del lino Senpu, figlio di Satkherti, calcare. Museo Egizio, Torino.[13]
- Statua di un dignitario in legno, Secondo periodo intermedio. Museo Egizio, Torino.[14]
XVI dinastia
[modifica | modifica wikitesto]In questa dinastia sono raccolti sovrani hyksos di minore importanza e dinasti egizi che regnarono come vassalli dei sovrani della XV dinastia su limitate parti dell'Alto Egitto. La conoscenza che ne possediamo si basa quasi esclusivamente su ritrovamenti archeologici — principalmente scarabei e sigilli a rullo — e mancando fonti storiche come liste reali o narrazioni è impossibile definire una successione cronologica.
- Scarabeo del ciambellano del tesoriere Kheperka, Secondo periodo intermedio. Metropolitan Museum of Art, New York.
- Stele del dignitario Unemi, dettaglio, calcare. Museo Egizio, Torino.[9]
- Statua del sovrintendente Kheperka, dettaglio, granodiorite. Museo Egizio, Torino.[7]
XVII dinastia (1640-1550 a.C.)
[modifica | modifica wikitesto]
Con la conquista di Menfi da parte degli hyksos della XV dinastia, il potere dei sovrani menfiti della XIII dinastia svanisce del tutto. Nell'Alto Egitto, e principalmente a Tebe, riprende forza una nuova linea di principi locali riuniti nella XVII dinastia, che — seppur in un primo tempo probabilmente tributari dei governanti di Avaris — aumentarono la loro forza fino a sfidare gli hyksos e i loro alleati sia esterni (il regno di Cush) che interni.
I primi sovrani della dinastia intrattennero rapporti di relativa collaborazione con Avaris, ma la situazione si inasprì progressivamente. Seqenenra Ta'o, la cui mummia presenta ferite da arma compatibili con un combattimento o un attentato, e il successore Kamose avviarono la guerra di liberazione: Kamose spinse i combattimenti fino alle porte di Avaris e intercettò un messaggio del re hyksos al re nubiano di Kerma, interrompendo un'alleanza che avrebbe potuto risultare fatale per Tebe.[16] Alla morte di Kamose salì al trono Ahmose I, che avrebbe fondato la XVIII dinastia e portato a compimento la riunificazione delle Due Terre.
- Lenzuolo funerario di Ahmose, XVII dinastia. Museo Egizio, Torino.
- Lenzuolo funerario di Ahmose, dettaglio, XVII dinastia. Museo Egizio, Torino.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003, p. 470, ISBN 88-452-5531-X.
- ↑ Grimal, 2002, p. 239
- ↑ Statua del governatore Uahka (S. 4265), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Statua del visir Iymerù (S. 1220), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Frammento di stele raffigurante Hori (S. 6016), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Stele familiare di Saherhotep (C. 1630), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- 1 2 Statua del sovrintendente Kheperka (C. 3064), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Stele del governatore Uahka (C. 1547), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- 1 2 Stele del dignitario Unemi (S. 18130), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Stele di Senbef (C. 1627), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Grimal, 2002, p. 245
- ↑ Stele di Sarenenutet (C. 1629), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Stele di Senpu (C. 1628), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Statua di un dignitario (S. 14358), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- 1 2 Telo funerario della principessa Ahmose (S. 5051), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 2025.
- ↑ Grimal, 2002, pp. 249–251
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Nicolas Grimal, Storia dell'Antico Egitto, traduzione di G. Scandone Matthiae, Bari, Laterza, 2002, ISBN 978-88-420-5651-5.
- Approfondimenti
- Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003, ISBN 88-452-5531-X.
- Federico A. Arborio Mella, L'Egitto dei faraoni, Mursia, ISBN 88-425-3328-9
- Salima Ikram, Antico Egitto, Ananke, ISBN 978-88-7325-477-5
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Secondo periodo intermedio dell'Egitto
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Digital Egypt for Universities, su ucl.ac.uk.
- (EN) The Ancient Egypt Site, su ancient-egypt.org.
- (DE) eGlyphica Phraonen, su eglyphica.de.
- (EN) Absolute Egyptology, su nemo.nu.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh2010013155 |
|---|
