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Animale di Seth

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L'animale di Seth
E20
 
E21
 
C7
Raffigurazioni dell'animale di Seth
(Gardiner E20, E21, C7)[1]
in geroglifici

Nell'arte dell'antico Egitto, l'animale di Seth, o sha, è l'animale associato al dio Seth. Non bene identificato, è associato da taluni a un canide, da talaltri a un mulo, o, più verosimilmente, un oritteropo (maiale di terra).

In mitologia corrisponde al mostro greco Tifone, sicché questo animale è anche comunemente noto come animale tifonico o bestia tifonica.

Identificazione

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A differenza di altri animali totemici, non è chiaro se l'animale di Seth sia mai stato una creatura reale, oppure sia esistito soltanto nell'ambito della religione dell'antico Egitto. Identificato talvolta con il fennec, con il mulo, con l'oritteropo o con lo sciacallo, potrebbe semplicemente trattarsi di una figura chimerica ispirata ai tratti caratteristici degli animali appena citati.

Numerosi zoologi hanno tentato di individuare l'animale di Seth nella natura odierna. In ogni caso esso rivestiva una grande importanza per gli Egizi. L'animale di Seth è uno dei geroglifici determinativi animali più frequentemente attestati.[2]

Alcuni testi egizi suggeriscono che Seth assumesse la forma di un animale pericoloso, come un toro o un coccodrillo.[2]

Rappresentazione geroglifica

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L'animale di Seth (Gardiner E20, E21[1]) è una delle raffigurazioni del dio Seth. L'altro geroglifico comunemente usato per rappresentare Seth è quello di una divinità seduta con la testa dell'animale di Seth.[1]

L'uso linguistico di questi geroglifici nella lingua egizia è come determinativo per parole che evocano «elementi di caos», ad esempio termini legati a «sofferenza, violenza, perturbazione», e anche per le «tempeste violente» dell'atmosfera, ossia una «bufera» o «tempesta».[3]

Secondo l'egittologo Richard H. Wilkinson, il primo utilizzo noto dell'animale di Seth si trova sulla Mazza dello Scorpione di Horo Scorpione II, del periodo Naqada III. Poco dopo, esso fu raffigurato montato sui serekh di Peribsen e Khasekhemui.[4]

Caratteristiche fisiche

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Lo sha è solitamente raffigurato come un canide snello, simile a un levriero, a una volpe fennec o a uno sciacallo, con tre caratteristiche distintive: una coda rigida, spesso biforcuta all'estremità, che si erge diritta o inclinata, indipendentemente dal fatto che l'animale sia seduto, in piedi o in movimento; le orecchie, anch'esse tenute erette, sono generalmente rappresentate come squadrate o triangolari, più strette alla base e più larghe verso le estremità squadrate; e un lungo muso, spesso con una lieve curvatura verso il basso. Normalmente è raffigurato di colore nero, ma potrebbe essere stato anche rossastro.[5][6]

L'animale di Seth è di solito rappresentato in posizione di riposo, disteso oppure seduto. La forma della testa ricorda spesso quella di una giraffa, causando confusione tra i due segni. La forma generale del corpo è quella di un canide.[2]

Antico Egitto

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Seth rappresentato come un uomo con la testa dell'animale di Seth

Raffigurazioni dello sha compaiono nell'arte egizia dal periodo di Naqada III fino almeno all'epoca del Nuovo Regno, un arco di tempo di circa duemila anni. Sebbene talvolta descritto come un animale fantastico o composito, esso veniva rappresentato in modo realistico, più tipico di creature reali. Lo sha compare Mazza dello Scorpione cerimoniale, datata a Naqada III; sui serekh dei re della II dinastia Peribsen e Khasekhemui; nelle tombe della XII dinastia a Beni Hasan; e, nella forma di Seth, nei cartigli reali dei faraoni della XIX dinastia Seti I e Seti II, nonché del re della XX dinastia Sethnakht e dei suoi discendenti.[4][5][6][7]

Associazione con Seth

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Lo stesso argomento in dettaglio: Seth.
Seth incorona Ramses III della XX dinastia

Il dio Seth era solitamente raffigurato come un uomo con una testa simile a quella dello sha, motivo per cui lo sha è indicato dagli egittologi come l'animale di Seth o bestia tifonica. Quando Seth veniva rappresentato come figura umana con la sola testa dell'animale di Seth, aveva di norma un muso lungo e leggermente ricurvo e orecchie erette, squadrate all'estremità. Talvolta era raffigurato direttamente in forma animale come lo sha stesso, con muso lungo e rivolto verso il basso, orecchie squadrate, coda eretta e biforcuta e corpo di tipo canino, sebbene fosse rappresentato anche come onagro o come maiale nero. Altri animali sacri a Seth includevano l'antilope, l'ippopotamo, il cinghiale, il coccodrillo e lo scorpione, tutti simboli di forza, potere, protezione o selvatichezza. Lo sha era inoltre usato come determinativo nei nomi di Seth e della dea Nut, che talvolta può essere identificata con Nefti, moglie di Seth.[6][5]

Gli scettri was rappresentano l'animale di Seth o il dio Khnum. Tali scettri erano portati da dèi, faraoni e sacerdoti come simbolo di potere e, in epoca successiva, di controllo sulle forze del caos (Seth). In essi sono chiaramente riconoscibili la testa e la coda biforcuta dell'animale di Seth. Gli scettri was sono spesso raffigurati in pitture, disegni e rilievi, e sono stati rinvenuti resti di scettri reali costruiti in faience egizia o in legno.

Entrambi i faraoni della II dinastia, Peribsen e Khasekhemui, i cui serekh raffigurano lo sha, si identificarono come manifestazioni divine di Seth sulla Terra, così come i re precedenti si erano identificati con Horus. Durante l'Antico Regno d'Egitto, Horus e Seth erano generalmente considerati sostenitori e difensori gemelli del dio Ra, capo del pantheon egizio, e venivano spesso raffigurati mentre unge­vano il re quale fonte divina della sua autorità. L'associazione tra Horus e Seth probabilmente rifletteva la riconciliazione di un conflitto tra due culti regali. Dopo l'unificazione dell'Egitto, Narmer e i re della I dinastia adottarono il culto di Horus, assumendo il "nome di Horus" come parte della loro nomenclatura ufficiale, identificando così il re come rappresentante del dio sulla Terra. Peribsen, invece, scelse un nome di Seth al posto di un nome di Horus, mentre il titolo reale di Khasekhemui invocava entrambe le grandi divinità, presumibilmente nel tentativo di riconciliare i seguaci dei due culti.[6]

Scomparsa dello sha

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Sebbene Seth fosse originariamente considerato figlio e difensore di Ra e dei re d'Egitto, la sua reputazione tra la popolazione declinò con l'ascesa del culto di Osiride. In origine dio della vegetazione, Osiride divenne una delle divinità preminenti del pantheon egizio. Il culto osiriaco enfatizzò il ruolo di Seth come personificazione della violenza: l'assassino del fratello e usurpatore del suo trono che, invece di affiancarsi a Horus, divenne il suo eterno nemico. Questa visione di Seth fu incoraggiata durante il Secondo Periodo Intermedio, quando l'Egitto fu invaso dagli Hyksos provenienti dall'Asia occidentale. Il loro dio Sutekh venne identificato con Seth;[6] una posizione contraria sostiene tuttavia che Sutekh fosse soltanto un nome egizio e un epiteto di Seth, e non il nome usato dagli Hyksos per la loro divinità.

Seth continuò a essere venerato durante il Nuovo Regno. Diversi re delle XIX e XX dinastie portarono nomi reali che indicavano la loro devozione a Seth, e tali nomi furono scritti con una rappresentazione geroglifica del dio[1] come determinativo. In queste raffigurazioni, Seth appare come una divinità seduta con la testa dell'animale di Seth.

Durante il Terzo Periodo Intermedio, tuttavia, Seth divenne profondamente impopolare: il suo culto fu abbandonato e molte sue raffigurazioni furono distrutte o deturpate. Anche i riferimenti e le immagini dell'animale di Seth devono aver subito una sorte analoga.[6][7]

Identificazione

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I geroglifici e le raffigurazioni artistiche di Seth si sono evoluti nel corso dei millenni fino a giungere a una forma standardizzata, rendendo il processo di identificazione complesso; esiste infatti un dibattito su quali geroglifici raffigurino effettivamente Seth e l'animale a lui associato.

Lo sha non possiede una mitologia indipendente che possa aiutare nella sua identificazione, né nel mondo reale né in quello fantastico, al di fuori della sua associazione con Seth.[5] Sebbene l'animale di Seth venga chiamato «bestia tifonica», tale denominazione deriva dal fatto che i Greci equipararono Seth o Sutekh al loro mostro del caos Tifone.[6] Alcuni egittologi ipotizzano che si tratti di un animale puramente fantastico o composito, mai esistito in natura: questa era, tra gli altri, l'opinione di E. A. Wallis Budge.[5]

Le raffigurazioni dell'animale di Seth come animale appaiono chiaramente di tipo canino, ma la sua identità precisa non è mai stata stabilita con certezza. Talvolta viene descritto come uno sciacallo o un altro cane selvatico, sebbene lo sciacallo sia generalmente associato al dio Anubi. In relazione ad Anubi, lo sciacallo non viene mai raffigurato con le caratteristiche distintive dell'animale di Seth: la coda rigida, generalmente biforcuta; le orecchie squadrate; e il lungo muso leggermente ricurvo. È possibile che queste caratteristiche siano state aggiunte alle raffigurazioni dello sciacallo come artificio per distinguere Seth da Anubi. Le prime rappresentazioni dell'animale di Seth spesso omettono la biforcazione terminale della coda, oppure la mostrano come un ciuffo più naturalistico; pertanto, l'idea della coda biforcuta potrebbe essere stata simbolica piuttosto che il riflesso di un tratto reale di un animale.[6]

Un saluki all'inseguimento. Si notino le orecchie sollevate e la coda inclinata verso l’alto.

L'egittologo Ken Moss[8] ha suggerito che l'animale di Seth fosse in realtà il saluki, un'antica razza di levriero. Si tratta di una delle più antiche razze di cani domestici, dotata di un muso ricurvo e di un corpo quasi identico a quello raffigurato nei geroglifici, ed è originaria della regione; inoltre, quando il saluki corre, le orecchie e la coda si sollevano in posizione verticale. Storicamente, e ancora oggi in molte aree del Levante, era ed è pratica comune tagliare le orecchie ai cani da caccia. Il saluki è inoltre raffigurato in geroglifici senza alcuna apparente connessione con Seth, il che suggerisce che fosse ben conosciuto dagli antichi Egizi.[8]

Altri animali proposti

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Oltre allo sciacallo e al saluki menzionati sopra, alcuni studiosi hanno storicamente proposto che l'animale di Seth potesse essere una rappresentazione stilizzata di altri animali, come l'orice (una grande antilope desertica bianca), l'asino, la volpe fennec, il gerboa, il cammello, l'okapi, il toporagno-elefante, l'oritteropo, la giraffa, il maiale, il pesce elefante, oppure che rappresentasse una specie rara oggi estinta.[9][10] Alcuni di questi animali erano noti agli antichi Egizi, ma venivano visti raramente o mai.

Poiché a partire dal Periodo Tardo Seth fu spesso raffigurato come un asino o come un uomo con la testa d'asino,[11] è possibile che proprio l'asino sia stato l'animale che ispirò la figura dell'animale di Seth.

Voci correlate

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  1. 1 2 3 4 A. H. Gardiner, Egyptian Grammar: Being an Introduction to the Study of Hieroglyphs (PDF), 3ª ed., Oxford, Griffith Institute, 1957 [1927], pp. 438-548. URL consultato il 18 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2011).
  2. 1 2 3 Angela McDonald e Christina Riggs, Current Research in Egyptology 2000, Oxford, Archaeopress, 2000, pp. 75-77, ISBN 1841712078, OCLC 46566993.
  3. ↑ Maria Carmela Betrò, Set (variant hieroglyph: Set animal), in Hieroglyphics: The Writings of Ancient Egypt, 1ª ed., New York; Londra; Parigi, Abbeville Press, 1996, p. 75, ISBN 978-078920232-1.
  4. 1 2 Richard H. Wilkinson, Set Animal, in Reading Egyptian Art: A Hieroglyphic Guide to Ancient Egyptian Painting and Sculpture, Londra, Thames and Hudson, 1992.
  5. 1 2 3 4 5 E. A. W. Budge, The Gods of the Egyptians, Studies in Egyptian Mythology, 1904.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 New Larousse Encyclopedia of Mythology, 1974.
  7. 1 2 Stephen Quirke, Who Were the Pharaohs?: A History of Their Names with a List of Cartouches, New York, Dover Publications, 1990, ISBN 9780486265865, OCLC 22273879.
  8. 1 2 Ken Moss, The Seth-Animal: A Dog and Its Master, in Ancient Egypt, vol. 22, n. 1, agosto-settembre 2009.
  9. ↑ P. E. Newberry, The Cult-animal of Set (PDF), in Klio, vol. 12, n. 12, 1912, pp. 397-401, DOI:10.1524/klio.1912.12.12.397.
  10. ↑ Adolf Severin Jensen, The sacred animal of the god Set (PDF), in Det Kg. Dnaske Videnskabernes Selskab, Biologiske Meddelelser, vol. 6, n. 5, 1934.
  11. ↑ H. te Velde, Seth, God of Confusion: A Study of His Role in Egyptian Mythology and Religion, traduzione di G. E. van Baaren-Pape, Probleme der Ägyptologie, vol. 6, Leida, W. Helck / Brill, 1967, pp. 13-15.

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