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Avezzano

Coordinate: 42°01′51.51″N 13°25′34.94″E
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Avezzano
comune
Avezzano – Veduta
Avezzano – Veduta
Collage di immagini rappresentative di Avezzano
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Abruzzo
Provincia L'Aquila
Amministrazione
SindacoGiovanni Di Pangrazio (indipendente) dal 9-10-2020 (2º mandato dal 26-5-2026)
Territorio
Coordinate42°01′51.51″N 13°25′34.94″E
Altitudine695 m s.l.m.
Superficie104,08 km²
Abitanti41 425[1] (31-5-2026)
Densità398,01 ab./km²
FrazioniVedi elenco
Comuni confinantiCapistrello, Celano, Luco dei Marsi, Massa d'Albe, Ovindoli, Scurcola Marsicana, Trasacco
Altre informazioni
Cod. postale67051
Prefisso0863
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066006
Cod. catastaleA515
TargaAQ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[2]
Cl. climaticazona E, 2 561 GG[3]
Nome abitantiavezzanesi[4]
Patronosan Bartolomeo apostolo
Madonna di Pietraquaria
Giorno festivo27 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Avezzano
Avezzano
Avezzano – Mappa
Avezzano – Mappa
Posizione del comune di Avezzano all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Avezzano (IPA: /aved͡zˈd͡zano/ o /avet͡sˈt͡sano/[5]; Avezzane[6] in dialetto marsicano, /aved͡zˈd͡zanə/[7]) è un comune italiano di 41 425 abitanti[1] della provincia dell'Aquila, in Abruzzo.

Documentata con certezza almeno dal IX secolo,[8] Avezzano conobbe un consistente sviluppo urbano e amministrativo a partire dall'ordinamento di età francese e, soprattutto, nella seconda metà del XIX secolo, in seguito al prosciugamento del lago Fucino, che occupava gran parte dell'omonima conca nel cuore della Marsica.

Quasi completamente distrutta dal terremoto del 13 gennaio 1915,[9] la città fu ricostruita nel corso dei decenni successivi e subì nuovi gravi danni nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, a causa dei bombardamenti aerei anglo-americani e di episodi di violenza e rappresaglia nazifascista.[10] Per le vicende della guerra le è stata conferita la medaglia d'argento al merito civile.[11]

Avezzano è stata insignita del titolo di città con decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro del 21 giugno 1994.[12]

Centro di rilievo della Marsica, presenta un'economia tradizionalmente legata all'agricoltura della piana del Fucino, affiancata da attività industriali, commerciali e terziarie.[13] La città costituisce inoltre un importante nodo stradale e ferroviario dell'area appenninica dell'Italia centrale, grazie alla sua posizione lungo le principali direttrici di collegamento tra l'Abruzzo interno, la costa adriatica, il Lazio e l'Italia meridionale.[14]

Geografia fisica

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Foto panoramica di Avezzano

Avezzano sorge sul margine nordoccidentale della conca del Fucino, nel cuore della Marsica. Il territorio è delimitato a nord dal massiccio del Velino e dal colle di Albe, mentre a ovest è dominato dal monte Salviano, oltre il quale si estendono i piani Palentini e sorge la frazione di Cese, in prossimità del confine con Capistrello. A est la località di Paterno segna il limite con il territorio comunale di Celano, mentre a sud il comune si estende nella piana del Fucino. Il terreno su cui sorge il centro urbano presenta un lieve declivio, con progressivo innalzamento verso nord-nordovest.[15]

L'altitudine dell'area urbana varia dai circa 670 m s.l.m. della zona adiacente al castello Orsini-Colonna ai circa 740 m s.l.m. dei quartieri settentrionali. Nell'intero territorio comunale la quota minima è di 652 m s.l.m., nella piana del Fucino, mentre quella massima raggiunge i 1 398 m s.l.m. nel gruppo montuoso dei Tre Monti, con un'escursione altimetrica complessiva di 746 metri. L'altitudine media del territorio è di 782 m s.l.m. e il comune è classificato nella zona altimetrica di montagna.[16]

Avezzano costituisce uno dei principali centri della Marsica, regione storico-geografica dell'Abruzzo interno comprendente 37 comuni[17] e una popolazione complessiva superiore a 125 000 abitanti.[18]

Il Fucino in un'immagine satellitare dell'ESA

Il territorio della piana del Fucino è attraversato da una fitta rete di canali artificiali realizzata in seguito al prosciugamento del lago e alla successiva bonifica. Il collettore centrale raccoglie le acque provenienti dal Giovenco, dai corsi d'acqua circostanti e dalla rete dei canali della piana; le risorse idriche sono utilizzate in particolare per l'irrigazione delle aree agricole.[19]

Lungo i versanti del massiccio del Velino e dei Tre Monti di Paterno sono presenti alcune sorgenti di modesta portata.[20] Sul versante occidentale del territorio comunale i piani Palentini sono in parte attraversati dall'Imele, che, confluendo con il torrente Ràfia tra i territori di Scurcola Marsicana e Magliano de' Marsi, dà origine al fiume Salto.[21]

Le principali zone umide sono localizzate nella fascia ripariale dell'Incile del Fucino e nelle località di Pozzone (Paterno) e Papacqua (Caruscino), dove sono presenti piccoli specchi d'acqua, risorgive e ambienti di interesse naturalistico.[22][23]

Geologia e morfologia

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I rilievi che delimitano la conca fucense nell'area di Avezzano, in particolare il gruppo della Magnola, il massiccio del Velino e il monte Salviano, sono costituiti prevalentemente da formazioni calcareo-dolomitiche. Sui rilievi maggiori sono riconoscibili tracce dei processi glaciali che interessarono l'area durante il Pleistocene e nelle successive fasi di evoluzione del paesaggio.[24] Lungo le pendici dei monti circostanti il Fucino sono diffuse coperture detritiche, mentre lungo il margine nordorientale della conca, fino alla località di Venere, affiorano successioni di rocce carbonatiche di età mesozoica e cenozoica.

Ai margini della piana del Fucino, nel territorio avezzanese, sono presenti depositi fluviali costituiti prevalentemente da ghiaie, sabbie, limi e argille.[24] Parte dei sedimenti è riconducibile almeno alle fasi dell'ultima glaciazione.[20]

Fenomeni carsici interessano entrambi i versanti del monte Salviano e il monte Cervaro, dove sono presenti cavità naturali, piccole grotte e ripari sotto roccia.[25][26]

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Avezzano.

La posizione nella conca del Fucino, racchiusa tra i rilievi dell'Appennino abruzzese, determina condizioni climatiche di tipo continentale, caratterizzate da inverni freddi ed estati calde, con marcate escursioni termiche.[27]

Durante l'inverno le perturbazioni di origine atlantica provenienti dal settore tirrenico possono determinare precipitazioni anche nevose. Le nevicate più consistenti sono generalmente associate alle irruzioni di aria fredda continentale provenienti dai settori balcanici.[28] In presenza delle ondate di freddo più intense le temperature minime possono raggiungere valori particolarmente bassi.

La conformazione della conca favorisce inoltre frequenti fenomeni di inversione termica, soprattutto durante l'autunno e l'inverno e nelle prime fasi della primavera, con conseguente formazione di nebbia e aumento dell'umidità nei bassi strati atmosferici. Le estati sono generalmente calde e relativamente asciutte, pur essendo interessate da episodi temporaleschi, più frequenti nelle aree montuose circostanti.

Di seguito sono riportati i principali valori climatici riferiti alla stazione meteorologica di Avezzano, attiva dal 1926.[29][30]

Avezzano Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 5,77,510,914,819,823,626,927,123,118,412,67,26,815,225,918,016,5
T. media (°C) 2,03,36,39,814,117,620,320,517,212,78,43,73,010,119,512,811,3
T. min. media (°C) −1,8−0,91,74,78,311,613,613,811,47,04,30,3−0,84,913,07,66,2
Precipitazioni (mm) 6567626253422935577510898230177106240753
Giorni di pioggia 998876346810102823132488

Origini del nome

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Iscrizione dell'ara funeraria della contrada Avidia

L'origine del toponimo Avezzano non è stata stabilita con certezza. L'ipotesi ritenuta più accreditata lo riconduce al toponimo prediale latino Avidianum, derivato da fundus Avidianus, ossia un possedimento appartenente alla gens Avidia; da questa forma si sarebbe successivamente sviluppato il nome Avezzano, con una sola v e la z sonora.[7] A sostegno di tale interpretazione viene citata un'ara funeraria rinvenuta nei pressi dell'odierno centro abitato, la cui iscrizione attesterebbe la presenza della gens Avidia e dalla quale avrebbe preso il nome anche una contrada del territorio.[31][32] Il gentilizio latino Avidius è inoltre documentato in altre iscrizioni provenienti dalla vicina Alba Fucens.[33]

Una diversa ipotesi riconduce il nome alle forme prediali Ad Vetianum o Ad Vettianum,[32] mettendole in relazione con la presenza nell'area, in epoca romana, della gens Vettia.[34] Secondo questa ricostruzione, dalle forme Vetianum o Vettianum si sarebbe progressivamente sviluppato l'attuale toponimo.[35]

È stata infine proposta una derivazione dall'invocazione latina Ave Jane, riferita al dio Giano; tale interpretazione è tuttavia considerata priva di adeguati riscontri linguistici, archeologici e storici.[32]

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Avezzano.
Interno del cunicolo del Ferraro

Le più antiche tracce della presenza umana nel territorio avezzanese risalgono al Paleolitico inferiore, mentre forme di frequentazione più stabili sono documentate tra il Paleolitico medio e il Paleolitico superiore.[36][37] Testimonianze archeologiche e paleontologiche sono state rinvenute nelle cavità di origine tettonica del monte Salviano, in particolare nella grotta Afra e nella grotta di Ciccio Felice, oltre che nei siti preistorici di Antrosano e Paterno.[25][38]

Tra l'VIII e il V secolo a.C. sono documentate necropoli nelle aree di colle Sabulo, Cretaro-Brecciara e valle Solegara, poste lungo la fascia di contatto tra i territori occupati dagli Equi e dai Marsi.[36][39] In età romana il fundus Avidianus, attestato tra il II e il I secolo a.C., fu compreso nell'ager della colonia di Alba Fucens.[40]

Nel 41 d.C. l'imperatore Claudio avviò i lavori per il parziale prosciugamento del lago Fucino, attraverso la realizzazione di un grande emissario ipogeo e dei relativi cunicoli di servizio, situati a sud dell'odierna Avezzano.[41] L'opera, completata nel 52, consentì di abbassare sensibilmente il livello del bacino convogliandone le acque nel Liri.[42] Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la progressiva mancanza di manutenzione provocò l'ostruzione delle opere idrauliche e il lago tornò gradualmente a occupare gran parte del proprio alveo naturale.[43]

Il castello Orsini-Colonna

Durante l'Alto Medioevo il territorio fu interessato dalle vicende politiche e militari che coinvolsero la Marsica dopo la dissoluzione dell'Impero romano d'Occidente. Le fonti ricordano incursioni e passaggi di eserciti goti, bizantini e alemanni,[44][45] mentre la popolazione risultava distribuita in piccoli nuclei abitati, riconducibili agli antichi pagi, situati soprattutto sui rilievi circostanti e lungo l'antico tracciato della via Tiburtina Valeria, tra l'Incile del Fucino e Alba Fucens.[46]

Avezzano è menzionata con chiarezza per la prima volta in un diploma del IX secolo, tramandato da Leone Marsicano nella Chronica sacri monasterii casinensis.[8] La trasformazione dell'insediamento da villa a castrum si consolidò tuttavia nei secoli successivi. Dopo la battaglia di Tagliacozzo del 1268 e l'affermazione di Carlo I d'Angiò, la crisi degli antichi centri di Albe e Pietraquaria favorì il progressivo accentramento della popolazione nell'area avezzanese.[47][48] Secondo alcune ricostruzioni, allo stesso processo contribuì anche l'abbandono dell'area di Penna, tra l'Incile e Lucus Angitiae.[49]

Gli statuti dell'universitas avezzanese sono fatti risalire presumibilmente al XIV secolo.[47] Nello stesso periodo il centro urbano si sviluppò attraverso l'aggregazione di villaggi e nuclei minori nei pressi della località Pantano.[50] Il principale edificio religioso sarebbe stato inizialmente dedicato a sant'Antonio abate[51][52] o, secondo altre fonti, a san Clemente, prima della successiva dedicazione a san Bartolomeo.[48][53][54]

Nella seconda metà del XIV secolo Avezzano, schierata con Filippo II d'Angiò, fu saccheggiata per ordine di Francesco I del Balzo da un esercito guidato dal capitano di ventura Ambrogio Visconti.[47]

Nel XV secolo il progressivo declino di Albe, fino ad allora principale centro politico e amministrativo della contea, favorì l'ascesa di Avezzano quale nuovo centro di riferimento territoriale.[55] La zona fu coinvolta nelle lotte tra le famiglie romane degli Orsini e dei Colonna. Gentile Virginio Orsini trasformò il preesistente castello trecentesco in una rocca rinascimentale adeguata alle nuove esigenze dell'architettura militare.[56][57]

Il dominio degli Orsini terminò tra il 1495 e il 1499, quando alcuni diplomi di Federico I di Napoli sancirono il predominio dei Colonna sulla famiglia rivale.[58] La signoria dei Colonna sul territorio si protrasse per circa tre secoli, fino all'abolizione della feudalità.[59]

Durante il decennio francese il ruolo amministrativo della città si rafforzò ulteriormente: nel 1811 Gioacchino Murat istituì il distretto di Avezzano, facendo della località uno dei principali centri amministrativi della Marsica.[60]

Tra la fine del XVIII secolo e il XIX secolo il territorio fu inoltre interessato dal fenomeno del brigantaggio, sia prima sia dopo la proclamazione del Regno d'Italia.[61][62] Dopo l'Unità venne istituito il circondario di Avezzano, confermando il ruolo amministrativo assunto dalla città.[63]

Età contemporanea

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«Che meraviglioso specchio dev'essere stato il lago nella sua integrità!
Ancora esso appare così incantevole nello splendore della sera,
che si può pensare, guardandolo, alle ninfe e alle galatee nuotanti nei suoi flutti…»
La piana del Fucino avvolta dalla nebbia

Tra il 1855 e il 1876 Alessandro Torlonia portò a compimento il definitivo prosciugamento del lago Fucino, all'epoca terzo bacino lacustre italiano per superficie dopo il Garda e il Maggiore.[65] Il progetto riprese e ampliò le opere realizzate in età romana, attraverso il recupero dell'incile, dell'emissario e dei cunicoli di Claudio. Il prosciugamento trasformò l'alveo lacustre in una pianura coltivabile di oltre 14 000 ettari.[19]

La successiva bonifica favorì lo sviluppo di una nuova rete di infrastrutture viarie e ferroviarie.[66] Tra il 1873 e il 1881 furono migliorati i collegamenti stradali verso Sulmona e Tivoli, mentre nel 1888 entrò in esercizio la ferrovia Roma-Sulmona e nel 1902 fu completato il collegamento verso Sora e Napoli, comprendente la galleria elicoidale di Capistrello.[67][68] Alla seconda metà dell'Ottocento risale anche il progetto di ferrovia Rieti-Avezzano, mai realizzato.[69]

Il 13 gennaio 1915, nel pieno di questa fase di sviluppo, Avezzano e la Marsica furono colpite dal terremoto della Marsica, uno dei più distruttivi eventi sismici della storia contemporanea italiana.[70] La scossa principale fu registrata alle 07:52:43[71] e causò complessivamente 30 519 vittime, devastando numerosi centri dell'Italia centrale.[72][73] Ad Avezzano, situata nei pressi dell'epicentro, morirono oltre diecimila persone.[74]

Negli anni immediatamente successivi numerosi superstiti furono inoltre coinvolti nella prima guerra mondiale. La ricostruzione della città fu sostenuta anche dall'impiego dei prigionieri austro-ungarici internati nel campo di concentramento di Avezzano e dei militari della Legione Romena d'Italia.[75] Nel nuovo assetto urbano furono trasferiti e ricostruiti numerosi uffici pubblici ed ecclesiastici e Avezzano divenne sede della cattedra della diocesi dei Marsi.[76]

Durante la seconda guerra mondiale la città, importante nodo ferroviario e viario, subì ripetuti bombardamenti aerei, che provocarono la distruzione di oltre il 70% dell'abitato.[77] Avezzano fu liberata il 10 giugno 1944 dalle truppe dell'esercito neozelandese.[78]

Nel secondo dopoguerra le lotte contadine per il possesso delle terre del Fucino contribuirono all'attuazione della riforma agraria, che comportò l'espropriazione delle proprietà dei Torlonia, la redistribuzione dei terreni agli agricoltori e una profonda trasformazione dell'economia e della struttura sociale dell'area fucense.[79]

Nel 1961 il comune di Avezzano fu insignito della medaglia d'argento al merito civile per il comportamento della popolazione durante la seconda guerra mondiale.[11] Il 21 giugno 1994 le fu conferito il titolo di città con decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.[12]

Bandiera cittadina
Stemma

Lo stemma in uso è il decimo nella storia di Avezzano[80] ed è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro dell'8 agosto 1994.[12][81]

«D'azzurro, al San Bartolomeo di carnagione, in maestà, aureolato d'oro, capelluto e barbuto di nero, mirante verso l'alto, i fianchi e parte delle gambe drappeggiati di rosso, il braccio destro alzato, la mano destra impugnante il coltello del martirio, posto in banda, con la punta all'insù, d'argento, la spalla sinistra coperta dalla pelle del Santo, al naturale, pendente fino al fianco sinistro, attraversante il drappeggio, terminante con le mani e con il viso, rovesciati, il Santo sostenuto dalla pianura diminuita, d'oro. Ornamenti esteriori da Città.[81][82]»
Gonfalone
«Drappo di giallo, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in oro, recante la denominazione della città, le parti in metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto giallo con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri ricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.[81][82]»
Bandiera

La bandiera è un drappo rettangolare partito di bianco e di verde, caricato al centro dello stemma cittadino.

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria
«Sotto l'infuriare dei bombardamenti e delle rappresaglie nemiche, che causavano gravissime perdite umane e materiali, conservò intatta la sua fede nella libertà e nei destini della Patria.»
 31 dicembre 1961[11][10]
Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
«Decreto del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro»
 21 giugno 1994[12][11]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Cattedrale fotografata per Wiki Loves Monuments
Cattedrale dei Marsi

La cattedrale, dedicata a san Bartolomeo, è la chiesa madre della diocesi dei Marsi. San Bartolomeo è patrono della città insieme alla Madonna di Pietraquaria, proclamata compatrona nel 1978.[83][84] Dopo il terremoto del 1915 il vescovo Pio Marcello Bagnoli ne promosse la costruzione nell'ambito del nuovo assetto urbano cittadino. Il progetto fu affidato all'ingegnere Sebastiano Bultrini, autore anche del piano regolatore della ricostruzione, ma subì nel corso dei lavori significative modifiche.[85] La chiesa, edificata in piazza Risorgimento, fu consacrata nel 1942 e danneggiata due anni più tardi dai bombardamenti alleati.[86] Il successivo restauro, elaborato dapprima dall'architetto Pasquarelli[83] e poi dall'ingegnere Giuseppe Mazzocca, portò alla realizzazione della facciata in travertino di gusto neorinascimentale.[87]

Santuario della Madonna di Pietraquaria
Santuario della Madonna di Pietraquaria

L'originario edificio di culto, probabilmente risalente al XIII secolo, decadde in seguito all'abbandono del centro fortificato di Pietraquaria. La chiesa fu ricostruita nel 1614[88] e ampliata nel corso del XIX secolo.[84][89] Il santuario, a croce latina, presenta un'unica navata e un'ampia abside; all'esterno è affiancato da un campanile a base quadrata e dal convento, costruito nel 1840 e successivamente ampliato.[84] Lateralmente si trova la Domus Mariae, inaugurata nel 1957 e destinata principalmente a ritiri spirituali e attività pastorali.[90]

Chiesa di San Giovanni Decollato
Chiesa di San Giovanni Decollato

L'edificio originario, risalente al XV secolo, era dedicato a san Francesco. Quasi completamente distrutto dal sisma del 1915, fu ricostruito negli anni trenta su progetto dell'ingegnere Loreto Orlandi. Sulla facciata laterale venne ricollocato il portale cinquecentesco proveniente dalla scomparsa chiesa di Santa Maria in Vico. L'edificio presenta elementi architettonici di epoche diverse: l'interno e parte della decorazione esterna mostrano caratteri tardobarocchi, mentre il portale principale è di gusto rinascimentale.[91]

Chiesa di San Rocco

La chiesa originaria, di impianto bassomedievale e con facciata di ispirazione romanica, sorgeva all'esterno della cinta muraria. Distrutta dal terremoto del 1915, fu riedificata in altra posizione su progetto dell'architetto Giuseppe Zander e inaugurata nel 1958.[92] Le parti inferiori della facciata e del campanile sono rivestite in travertino, mentre quelle superiori presentano elementi ceramici gialli e verdi.[93]

Chiesa di Santa Maria in Vico

La chiesa cinquecentesca e il vicino convento dei frati cappuccini furono distrutti dal terremoto del 1915, insieme ad altri edifici religiosi cittadini, tra cui la collegiata di San Bartolomeo, l'ex monastero di Santa Caterina e la chiesa di San Nicola. Convento e chiesa furono ricostruiti, a partire dagli anni venti, in un'altra area della città.[94] Nei pressi del sito dell'antico complesso si trova il cimitero monumentale di Avezzano.[95]

Santuario della Madonna del Silenzio

La chiesa di San Francesco fu edificata insieme al convento tra il 1920 e il 1922 nel quartiere Frati. Nel 1939 furono demolite le strutture che presentavano gravi problemi statici[96] e la chiesa venne ricostruita nel 1971. Nel 2020 è stata elevata a santuario diocesano con il titolo di Madonna del Silenzio.[97] Una nicchia conserva un dipinto su tavola di autore ignoto, in passato attribuito allo stile bizantino dei secoli IX-X[98] e successivamente ricondotto al tardo gotico del XV secolo.[99] Il dipinto e il tabernacolo ligneo settecentesco furono recuperati dalle rovine della chiesa di Santa Maria in Vico.[94] Le pitture murali sono opera di Francesco Antonio Bianchi.[100]

Chiesa di San Giuseppe

Fu il primo edificio religioso ricostruito ad Avezzano dopo il terremoto del 1915 e svolse temporaneamente funzioni di cattedrale, prima della ricostruzione della chiesa di San Giovanni Decollato e della nuova cattedrale. L'edificio, di piccole dimensioni, è oggi destinato al culto della comunità ortodossa romena.[101]

Chiesa della Madonna del Passo

Situata nel quartiere di Borgo Pineta, fu completata nel 1959 e affiancata dal campanile negli anni settanta. La struttura, a croce latina, presenta tre navate; al termine della navata centrale si apre l'abside poligonale, mentre nelle navate laterali sono collocati i fonti battesimali.[102]

Architetture civili

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Il palazzo municipale illuminato in occasione dell'anniversario dell'Unità d'Italia
Palazzo di Giustizia

Progettato nel 1917 dall'architetto Luigi Gallo in stile neoclassico con elementi eclettici, fu inaugurato nel 1930[103] per ospitare il tribunale, istituito nel 1861.[104][105] Nel 1944 l'edificio subì gravi danni a causa dei bombardamenti.[106]

Palazzo Municipale

Ultimato il 15 dicembre 1927 su progetto di Sebastiano Bultrini,[107] presenta un'architettura ispirata alle ville toscane del Quattrocento. La sala consiliare conserva affreschi realizzati da Ciro Mantegna su bozzetti del pittore siciliano Ferdinando Stracuzzi. Dopo la caduta del fascismo Francesco Antonio Bianchi sostituì alcuni simboli littori con motivi floreali e covoni di grano. Le pitture rappresentano il prosciugamento e la bonifica del Fucino e la ricostruzione della città dopo il terremoto del 1915.[108]

Palazzo Torlonia
Palazzo Torlonia

Costruito alla fine del XIX secolo, il palazzo originario crollò quasi completamente durante il terremoto del 1915. Era articolato su tre piani e sormontato da una piccola torre campanaria con orologio. L'edificio fu ricostruito nel 1925 per volontà di Giovanni e Carlo Torlonia. Intorno al 1927 sulla facciata fu collocato lo stemma del principato del Fucino con l'effigie dell'araba fenice sul rogo, simbolo della rinascita del territorio; l'originale sarebbe stato trafugato nel 1944 durante la ritirata tedesca e successivamente sostituito. Gli ambienti del primo piano conservano pavimenti in ceramica di Vietri sul Mare e decorazioni di Vincenzo Alicandri, Francesco Antonio Bianchi e Pietro Cascella.[109] Dopo la riforma agraria del 1950 ospitò gli uffici dell'ente Fucino e successivamente quelli dell'agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo.[110]

Palazzo Vescovile

La residenza vescovile, progettata negli anni venti da Sebastiano Bultrini, fu inaugurata nel 1928. Alle sue spalle si trova l'edificio già destinato a seminario diocesano; entrambe le strutture furono realizzate dopo il trasferimento della sede episcopale da Pescina ad Avezzano.[83] L'architettura è caratterizzata da forme semplici e lineari.[111]

Teatro dei Marsi

Progettato nel 1971 dall'architetto Furio Cruciani, fu inaugurato nel 2006 al termine di una lunga fase progettuale e amministrativa. La struttura dispone di circa 800 posti tra platea e galleria, oltre a foyer su due livelli, ed è destinata a spettacoli teatrali, concerti e opere liriche.[112]

L'edificio delle malterie italiane nei pressi dell'ex zuccherificio
Villino Cimarosa

Edificio in stile Liberty situato nei pressi della chiesa della Madonna del Passo. Fu costruito nel 1916, all'esterno del campo di concentramento, per ospitare gli uffici del genio militare; dal 1942 fu utilizzato come quartier generale locale delle SS. In seguito adibito ad asilo e poi abbandonato, è sottoposto a vincolo della Soprintendenza.[113]

Zuccherificio di Avezzano

Il complesso dell'ex zuccherificio costituisce un sito di interesse archeologico-industriale.[114] Fu costruito da una società italo-tedesca alla fine del XIX secolo, dopo il prosciugamento del Fucino, ed entrò pienamente in funzione nel 1903. Le parti danneggiate dal terremoto del 1915 e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale furono successivamente ricostruite. L'attività industriale cessò nel 1986.[115]

Architetture militari

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Castello Orsini-Colonna

Il castello sorse nell'area in cui era presente una precedente torre di avvistamento a pianta quadrata, fatta costruire nel 1181 da Gentile di Palearia e successivamente conquistata, nella seconda metà del Trecento, dalle forze di Francesco I del Balzo.[47] Nel 1490 Gentile Virginio Orsini trasformò la struttura in una rocca di forme rinascimentali, probabilmente con il contributo tecnico di Francesco di Giorgio Martini.[56] Nel 1546 Marcantonio Colonna ne promosse l'ampliamento e la trasformazione in palazzo fortificato, con la realizzazione del giardino. Gravemente danneggiato nel 1915 e nuovamente nel 1944, il complesso è stato parzialmente restaurato nel 1994 su progetto dell'architetto Alessandro Del Bufalo.[116][117]

Testata dell'emissario del Fucino vista dall'alto
Fontana di piazza Torlonia
Incile del Fucino

In località Borgo Incile, all'imbocco dell'emissario del Fucino, sorge il complesso monumentale in stile neoclassico completato nel 1876 in occasione del definitivo prosciugamento del lago. Il progetto architettonico dell'incile e del relativo giardino fu curato da Carlo Nicola Carnevali.[118] Il ponte delle paratoie, articolato su tre archi, è sovrastato dalla testata dell'emissario e dalla statua dell'Immacolata Concezione, alta circa sette metri. L'attuale statua è una copia di quella originaria, crollata nel terremoto del 1915.[119] La figura della Vergine è sormontata da una corona di dodici stelle e accompagnata da elementi bronzei di richiamo apocalittico. Il complesso raccorda il canale esterno con l'emissario ipogeo, collegato al sistema dei cunicoli di Claudio.

Tra gli altri monumenti cittadini figurano il fontanile cinquecentesco attribuito a Marcantonio Colonna e il monumento ai caduti, intitolato Gloria al fante. Quest'ultimo, realizzato dallo scultore Ermenegildo Luppi e sormontato dalla figura bronzea della Vittoria, fu inizialmente collocato in piazza Risorgimento e successivamente trasferito in piazza Torlonia. Venne inaugurato l'8 febbraio 1931 alla presenza del ministro Pietro Gazzera e dell'onorevole Carlo Delcroix.[120][121]

Nella stessa piazza si trova la fontana circolare progettata dall'agrimensore Giulio Del Pelo Pardi e realizzata nel 1899 dallo scalpellino Enrico Santirocco.[122]

Sul monte Salviano si trovano il memoriale dedicato alle vittime del terremoto del 1915 e della prima guerra mondiale, il cui obelisco fu realizzato nel 1965 dallo scultore Pasquale Di Fabio,[123] e la scultura Teatro della Germinazione, opera di Pietro Cascella del 1998, collocata nei pressi del valico.[124]

Siti archeologici

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Riparo sotto roccia della grotta di Ciccio Felice
Area archeologica della collegiata di San Bartolomeo

L'area archeologica occupa il sito della collegiata distrutta dal terremoto del 1915, nel cuore dell'antico centro urbano. Dall'inizio degli anni duemila le campagne di scavo hanno riportato alla luce sepolture collettive e resti di edifici religiosi riferibili a diverse fasi costruttive, dall'Alto Medioevo all'età rinascimentale e barocca.[125] Muzio Febonio, nelle Historiae Marsorum, attribuì all'edificio originario una dedicazione a sant'Antonio abate.[51][52] Il primo luogo di culto sarebbe sorto presumibilmente a partire dal IX secolo nella località Pantano.[126]

Cunicoli di Claudio

Alle pendici meridionali del monte Salviano si aprono gli imbocchi dei cunicoli di servizio dell'emissario romano del Fucino. Il tunnel principale, lungo circa sei chilometri, presenta una sezione variabile tra 5 e 10 m² e un dislivello complessivo di 8,44 metri. L'opera, realizzata per volontà dell'imperatore Claudio tra il 41 e il 52 d.C.,[41] aveva lo scopo di regolare il livello del lago e ridurre il rischio di inondazioni, favorendo al contempo lo sfruttamento agricolo delle aree emerse.[42] I lavori coinvolsero oltre 25 000 uomini e richiesero la realizzazione di trentadue pozzi verticali e sei cunicoli inclinati.[43] Dopo la caduta dell'Impero romano e la progressiva mancanza di manutenzione, il sistema si ostruì e il lago tornò ad ampliare la propria superficie. L'opera fu recuperata e ampliata nell'Ottocento da Alessandro Torlonia nell'ambito del definitivo prosciugamento del Fucino. L'area archeologica è tutelata dal parco istituito nel 1977.[127]

Grotta di Ciccio Felice

Situata alle pendici del monte Salviano, è un sito di interesse archeologico e speleologico. Le prime segnalazioni scientifiche furono pubblicate da Pietro Barocelli nel 1949.[36] Durante la seconda guerra mondiale la cavità fu utilizzata dalla popolazione come rifugio antiaereo. Gli scavi hanno restituito strumenti litici e manufatti riferibili al Paleolitico superiore e all'Eneolitico, oltre a strutture dell'età del ferro e materiali ceramici databili tra il IV e il I secolo a.C.[37][128] Nelle vicinanze si trova la più piccola grotta Afra, esplorata nel 1957.[36]

Villa romana

In località Macerine, nei pressi della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, sono stati rinvenuti i resti di una villa edificata nel II secolo a.C. lungo l'antico tracciato della via Tiburtina Valeria. Il complesso, compreso nell'ager publicus di Alba Fucens, era articolato in un settore rustico e uno residenziale. Gli scavi, avviati nel 2005, hanno riportato alla luce resti termali di età imperiale, pavimenti musivi con motivi figurati, sepolture dei secoli V-VI e altri reperti. L'area è stata aperta al pubblico nel 2008.[129]

Altri siti

La necropoli di Cretaro-Brecciara, individuata durante i lavori per la realizzazione del centro smistamento merci della Marsica, ha restituito sepolture databili tra l'VIII e il VII secolo a.C. e materiali di età repubblicana.[130] Nel 2018, in località colle Sabulo, sono state rinvenute altre tre tombe a fossa del VII secolo a.C. con resti ossei e corredi funerari.[131]

Sul monte Salviano sono inoltre presenti i resti del recinto fortificato, databile all'XI secolo, appartenente al feudo di Pietraquaria.[132] Nel 1978, presso l'insediamento neolitico di Paterno, nella piana di Cellitto, è stata rinvenuta una statuina neolitica insieme a vasellame ceramico.[133] I monumenti funerari di valle Solegara, di età imperiale, si trovano tra il versante meridionale del colle Pettorino di Alba Fucens e Antrosano, lungo l'antico tracciato della via Valeria; nella stessa area sono state rinvenute anche sepolture probabilmente databili tra il VII e il V secolo a.C.[134] L'area archeologica di Alba Fucens, fondata come colonia di diritto latino, si trova a circa sette chilometri a nord della città.[135]

Aree naturali

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La riserva naturale del Salviano, con il massiccio del Velino sullo sfondo, in una foto scattata per Wiki Loves Earth
Piazza Torlonia
Riserva naturale guidata Monte Salviano

L'area, già istituita come parco periurbano nel 1993,[136] è stata formalmente istituita come riserva naturale nel 1999 su una superficie di circa 722 ettari. Nell'ex bar in pietra è stata realizzata la Casa del Pellegrino, struttura destinata ad attività culturali e divulgative, con esposizioni dedicate alla flora e alla fauna locali e un erbario.[124]

La riserva è attraversata dalla via dei Marsi, itinerario escursionistico inserito nel sentiero europeo E1 e ricondotto a percorsi di origine preromana,[137] dalla via del latte[138] e dal sentiero intitolato a Robert Baden-Powell, che conduce al Crocione, grande croce lignea innalzata nel 1902 nei pressi del santuario della Madonna di Pietraquaria.[139] Il monte Salviano rientra inoltre tra i siti di interesse comunitario dell'Abruzzo.

Villa Torlonia

Il parco, a pianta rettangolare, si estende per oltre tre ettari e comprende il palazzo Torlonia, il palazzo di vetro, la sala convegni intitolata ad Antonio Picchi, gli ex granai, la neviera e il museo della civiltà contadina e pastorale. Quest'ultimo è ospitato nel padiglione Torlonia, struttura lignea a pianta ottagonale realizzata nel 1891.[140] Il giardino conserva diverse specie arboree, tra cui acacia, cedro del Libano, ciliegio giapponese, ginkgo e tasso.[141] Vi sono inoltre esposti alcuni frammenti lapidei appartenuti alla statua originaria della Madonna dell'Incile, crollata nel 1915.[142]

Piazza Torlonia

La piazza, di forma triangolare, occupa una vasta area del centro urbano. Precedentemente denominata piazza Aia,[143] fu trasformata da Giulio Del Pelo Pardi[144][145] in un giardino dotato di viali alberati e siepi di bosso. Al centro si trova la fontana monumentale donata nel 1899 da Anna Maria Torlonia e Giulio Borghese, in occasione della realizzazione del primo acquedotto cittadino.[144] Nella piazza sono collocati anche il busto bronzeo del principe Alessandro Torlonia[143] e il monumento ai caduti.[121]

Pineta di Borgo Pineta

La pineta, situata a nord dell'omonimo quartiere nella località Tre Conche, fu realizzata durante il periodo fascista anche con funzione di barriera contro i venti freddi provenienti dal massiccio del Velino. Sorge nei pressi dell'area dell'ex campo di concentramento.[146] La vegetazione è costituita prevalentemente da esemplari di pino nero.

Parco periurbano La Pulcina

Situato nella zona settentrionale della città, comprende il Dino Park, parco tematico comunale realizzato nel 2019 e successivamente ampliato, con riproduzioni a grandezza naturale di dinosauri animatronici.[147] Nel 2023 è stata inoltre inaugurata un'area attrezzata per lo sgambamento dei cani.[148]

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[149]

Etnie e minoranze straniere

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Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti ad Avezzano erano 3 861, pari al 9,4% della popolazione residente.[150][151] Le comunità più numerose erano:

  1. Marocco: 1 231;
  2. Romania: 834;
  3. Ucraina: 285;
  4. Albania: 279;
  5. Pakistan: 181;
  6. Cina: 135;
  7. Georgia: 84;
  8. Polonia: 62;
  9. Repubblica Dominicana: 59;
  10. Venezuela: 59.

Lingue e dialetti

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Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti della Marsica.
Mappa dei dialetti italiani meridionali

Il dialetto tradizionalmente parlato ad Avezzano appartiene al gruppo dei dialetti meridionali intermedi.[152] Il territorio comunale si trova tuttavia in una zona di transizione linguistica tra l'area abruzzese e quella sabino-marsicana o tagliacozzana, quest'ultima maggiormente riconoscibile nelle frazioni di Antrosano, Cese e San Pelino.[153]

Il dialetto avezzanese e, più in generale, le parlate dell'area fucense presentano alcuni tratti fonetici comuni ai dialetti dell'Italia meridionale, compreso il napoletano.[154] Tali somiglianze sono state messe in relazione anche con i rapporti economici e culturali mantenuti per secoli con il Regno di Napoli, favoriti dalle direttrici di collegamento verso Sora e Cassino.

Nel corso del XX secolo la parlata locale ha inoltre risentito dell'influenza del dialetto romanesco, favorita dai mutamenti demografici successivi al prosciugamento del Fucino, al terremoto del 1915, all'industrializzazione e, soprattutto, dall'intensificarsi dei rapporti economici e del pendolarismo con Roma.[155][156]

Avezzano è sede della diocesi di Avezzano, denominata ufficialmente diocesi dei Marsi fino al 1986.[76] La sede episcopale ebbe origine presso l'antica chiesa di Santa Sabina e fu trasferita nel 1580 a Pescina, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.[76] Nel 1924 la cattedra vescovile fu trasferita ufficialmente ad Avezzano; qui, dopo la ricostruzione successiva al terremoto del 1915, venne edificata e consacrata la nuova cattedrale di San Bartolomeo.[83]

La tradizione religiosa cittadina è strettamente legata al culto di san Bartolomeo, patrono principale della città, e della Madonna di Pietraquaria, proclamata compatrona nel 1978.[84]

Tradizioni e folclore

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Il culto della Madonna di Pietraquaria è documentato almeno dal XII secolo, mentre la festa cittadina in suo onore è attestata ufficialmente dal 1779.[157] La ricorrenza è legata tradizionalmente all'invocazione della Vergine come protettrice della città contro calamità quali siccità, epidemie e terremoti.

Il 25 aprile si svolge la fiera, mentre nella notte tra il 26 e il 27 aprile vengono accesi nei diversi quartieri i cosiddetti focaracci, grandi falò devozionali la cui tradizione locale è attestata dal 1870.[158] Il 27 aprile hanno luogo le celebrazioni religiose principali: la statua della Madonna viene portata in processione dal santuario alla cattedrale, scendendo lungo il percorso della Via Crucis e attraversando le vie della città.[159]

In occasione di particolari ricorrenze viene inoltre portato in processione il grande quadro raffigurante la Madonna col Bambino.[160][84] Nel mese di maggio il santuario è meta di pellegrinaggi mariani, tradizionalmente compiuti anche a piedi lungo il sentiero della Via Crucis.[161]

Istituzioni, enti e associazioni

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L'ospedale civile Santi Filippo e Nicola trae origine dall'antico presidio sanitario situato in via San Francesco, di fronte alla chiesa dei Santi Filippo e Nicola, dalla quale prese il nome. Dopo il terremoto del 1915 la struttura fu ricostruita in via Monte Velino e successivamente trasferita nella moderna sede ospedaliera della periferia settentrionale della città, nei pressi del casello dell'A25, su un'area di circa 50 000 m².[162]

Archivi e biblioteche

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Sede della biblioteca presso l'ufficio regionale delle attività culturali

La sezione di Archivio di Stato di Avezzano, istituita nel 1999, ha sede nel palazzo Torlonia.[163] La documentazione storica dell'amministrazione comunale è conservata presso l'ASCA, l'archivio storico del comune di Avezzano.[164] Nello stesso palazzo è ospitato anche l'archivio storico del Centro Studi Marsicani "Ugo Maria Palanza".[165]

La diocesi di Avezzano dispone della biblioteca del seminario, intitolata a Muzio Febonio, che conserva tra le altre opere una delle tre ristampe note de Le opere di Galileo, raccolta seicentesca di scritti di Galileo Galilei.[166] Presso la diocesi ha sede anche l'archivio storico "Angelo Melchiorre", le cui origini documentarie risalgono al X secolo;[167] tra i documenti conservati figura l'Exsultet commissionato nel 1056.[168]

L'archivio-biblioteca "Enea Merolli" raccoglie migliaia di volumi e centinaia di fascicoli processuali riferibili soprattutto alla prima metà del XX secolo.[169]

La biblioteca comunale, istituita a partire dal 1946,[170] possiede un patrimonio di oltre 15 000 volumi e sezioni dedicate alla storia dell'Abruzzo e della Marsica. Nel 2026 è stata riallestita negli spazi dell'ex scuola San Simeo.[171]

Dal 1982 la biblioteca intitolata a Ignazio Silone è ospitata nell'edificio progettato nel 1968 dall'architetto Paolo Portoghesi con l'ingegnere Vittorio Gigliotti, sede dell'ufficio regionale delle attività culturali.[172][173] La biblioteca "Bruno Cassinelli" e la biblioteca "Nicola Irti", quest'ultima comprendente anche il fondo librario "Benedetto Croce", sono specializzate rispettivamente in ambito giuridico e negli studi storico-giuridici e sociali.[174][175]

Ad Avezzano ha sede il CRUA, Consorzio di Ricerca Unico d'Abruzzo, organismo finalizzato alla cooperazione tra ricerca e sistema produttivo e al sostegno dei processi di innovazione delle piccole e medie imprese abruzzesi. Le attività del consorzio riguardano in particolare il comparto agroindustriale, i microrganismi e gli starter microbici e la formazione specialistica.[176]

Nel territorio comunale sono presenti istituti di scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado, con diversi indirizzi di studio.[177][178]

Dal 2004 la città ospita una sede distaccata della facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Teramo.[179][180] Dal 2016 è inoltre attivo un polo didattico dell'Università telematica "Pegaso".[181][182]

Il padiglione Torlonia

Il polo espositivo Aia dei Musei comprende il museo lapidario marsicano, istituito nel 1888 dopo il prosciugamento del lago Fucino, e una sezione multimediale dedicata alla storia delle opere di prosciugamento e bonifica del bacino. La raccolta lapidaria conserva, tra gli altri reperti, elementi dei portali lapidei provenienti da edifici religiosi distrutti dal terremoto del 1915 e materiali di età romana, medievale e rinascimentale.[183][184]

Il museo della civiltà contadina e pastorale, ospitato nel padiglione Torlonia e negli spazi della villa Torlonia, conserva utensili, macchinari e testimonianze della vita agricola e pastorale della Marsica, con particolare riferimento alla fase successiva al prosciugamento del Fucino.

La pinacoteca d'arte moderna "Ernesto Pomilio" è ospitata al piano superiore del castello Orsini-Colonna, dove fu riallestita dopo gli interventi di restauro degli anni novanta.[185]

Nel 2021 è stato inaugurato il museo dell'intrattenimento elettronico, situato nei pressi del nucleo industriale e dedicato alla storia del videogioco e dell'informatica di consumo. La raccolta comprende computer, console, flipper, cabinet arcade e altre apparecchiature prodotte dagli anni settanta agli anni duemila.[186]

Hanno sede ad Avezzano alcune emittenti televisive locali, tra cui Antenna 2,[187] Info Media News[188] e Telesirio.[189] Tra le emittenti radiofoniche locali figurano Radio Antenna Futura,[187] Radio Luna,[187] Radio Monte Velino[190] e Radio Stella.[191]

Il Premio Avezzano, organizzato annualmente dal 1949 al 1970, è una rassegna nazionale dedicata alle arti figurative, alla pittura e alla scultura contemporanea, alla quale partecipano artisti e personalità della cultura italiana.[192][193] Negli anni cinquanta la manifestazione fu inserita nella Settimana Marsicana, rassegna comprendente eventi dedicati all'agricoltura, all'artigianato, al commercio, all'industria, alla musica e allo sport.[194][195][196]

Le principali attività teatrali cittadine si svolgono nel teatro dei Marsi e nel castello Orsini-Colonna. Tra le compagnie attive figurano il Teatro dei Colori[197] e il Teatro Lanciavicchio,[198] impegnate anche in attività formative e laboratori rivolti alle scuole. Sono inoltre presenti associazioni teatrali amatoriali e dialettali.[199]

Allestimento del set cinematografico del film The Dog Stars - Le stelle dopo la fine di Ridley Scott nel maggio 2025

Le macerie della città distrutta dal terremoto del 1915 furono utilizzate come ambientazione del film muto sulla prima guerra mondiale Sempre nel cor la Patria!, diretto da Carmine Gallone.[200]

Nel 1979 alcune scene di Fontamara, diretto da Carlo Lizzani e tratto dall'omonimo romanzo di Ignazio Silone, furono girate ad Avezzano.[201] Nel 2003 la piana del Fucino fu utilizzata come una delle ambientazioni del film Liberi di Gianluca Maria Tavarelli, con Elio Germano e Nicole Grimaudo.[202]

Nel 2006 la città fece da sfondo al film-documentario Taccone, fuga in salita, diretto da César Meneghetti e dedicato al ciclista Vito Taccone.[203] La frazione di San Pelino compare inoltre nel film Storie sospese, diretto da Stefano Chiantini.[204]

Nel 2025 una parte del nucleo industriale di Avezzano è stata utilizzata per le riprese del film di fantascienza postapocalittica The Dog Stars - Le stelle dopo la fine, diretto da Ridley Scott.[205]

La città ospita diverse realtà corali e orchestrali attive nella musica sacra, classica e contemporanea, tra cui l'associazione corale La Fenice,[206] il coro Claudio Monteverdi,[207] l'orchestra I flauti di Toscanini[208] e l'orchestra giovanile della diocesi dei Marsi.[209] L'ente concertistico Harmonia Novissima aderisce al Cidim, Comitato nazionale italiano musica.[210]

Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina marsicana.
Gnocchi di patate del Fucino

Prima del prosciugamento del Fucino, la presenza del lago influenzò profondamente l'alimentazione locale, basata anche sul consumo di pesce d'acqua dolce, selvaggina e frutta.[211] La fauna ittica del bacino comprendeva, tra le altre specie, anguille, barbi, carpe, gamberi, lasche, scardole, spinarelli, tinche e trote.[212] Una preparazione tradizionale era quella dei pesci sotto ai coppi, farciti con foglie di salvia e cotti sulla brace sotto un coperchio metallico concavo.[213]

Dopo il prosciugamento del lago la cucina locale si avvicinò maggiormente alle tradizioni gastronomiche dell'Abruzzo interno. Tra i prodotti agricoli più rappresentativi della piana figurano la patata del Fucino, riconosciuta come IGP[214] e inserita anche tra i prodotti agroalimentari tradizionali,[215] e la carota dell'altopiano del Fucino, anch'essa tutelata dal marchio IGP.[216]

Tra i primi piatti della tradizione figurano i maccheroni alla chitarra, i ravioli e le fettuccine, spesso accompagnati da sughi di carne. Le fettuccine sono preparate anche con ragù bianco di patate e guanciale.[217] Sono diffusi inoltre brodi vegetali o di pollo, polente di farro, minestre di legumi e farro e le sagne con i fagioli.[218] Alla tradizione pastorale marsicana appartengono gli anellini alla pecoraia, pasta ad anello condita con salsa di pomodoro, ortaggi e ricotta di pecora.

Tra i secondi prevalgono preparazioni a base di carne suina, bovina e ovina. Nella frazione di Antrosano è tradizionale la pecora ajo cotturo, cotta lentamente in un grande paiolo di rame.[217] Nel territorio avezzanese è inoltre diffusa la produzione della porchetta.[219]

Nei piani Palentini viene coltivato il grano Solina, dal quale si ricava una farina tradizionale.[220] Tra i dolci sono diffuse le ferratelle marsicane, cotte mediante appositi stampi metallici decorati a rilievo.[218]

Tra le bevande tradizionali figura il vino cotto, ottenuto dalla riduzione del mosto mediante bollitura. Nella frazione di Paterno è presente anche una produzione locale di vini rossi, rosati e bianchi.[221]

Geografia antropica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Urbanistica di Avezzano.

La struttura urbana contemporanea di Avezzano è in larga parte il risultato della ricostruzione successiva al terremoto del 1915. Il nuovo impianto cittadino, realizzato prevalentemente entro la prima metà del XX secolo, presenta edifici e villini riconducibili soprattutto a un sobrio tardo Liberty, affiancato da elementi neomedievali e neoclassici.[222]

La ricostruzione fu sostenuta anche grazie all'intervento dell'onorevole Camillo Corradini e venne organizzata secondo il piano regolatore redatto nel 1916 dall'ingegnere Sebastiano Bultrini, originario di Villa Romana di Carsoli. Il progetto si ispirava ai principi della città giardino, prevedendo una bassa densità edilizia, ampi spazi aperti, viali alberati e una rete viaria regolare.[223]

L'impianto urbano si sviluppa attorno ad alcuni principali nodi viari e spaziali, tra cui piazza Matteotti, in prossimità della stazione ferroviaria, e piazza Castello, dalle quali si diramano diverse arterie cittadine. La rete stradale del centro ricostruito è caratterizzata da incroci regolari, carreggiate ampie e marciapiedi alberati.[224]

Veduta di Castelnuovo
Antrosano

Sorge a nord di Avezzano, sul versante meridionale del colle di Albe. Secondo la tradizione storica il nucleo si sarebbe sviluppato anche in seguito allo spostamento di parte della popolazione di Albe dopo le vicende successive alla battaglia di Tagliacozzo. Tra il XV e il XVI secolo acquisì lo status di universitas autonoma, mantenuto fino al 1811; successivamente fu aggregata al comune di Massa d'Albe e nel 1959 passò definitivamente ad Avezzano.[225] La frazione conta oltre 1 000 abitanti.[226]

Castelnuovo

Situata a nord della città, la frazione sorge sul monte Castello e trae origine dal processo di incastellamento medievale. Dal 1811 al 1960 fece parte del comune di Massa d'Albe.[225] La popolazione è di circa 170 abitanti.[226]

Cese

Il centro si sviluppò nei piani Palentini, verosimilmente attraverso il progressivo accorpamento di nuclei rurali e pastorali dispersi. L'abitato si consolidò intorno a un complesso monastico benedettino, sorto secondo la tradizione su un precedente luogo di culto. La frazione conta circa 600 abitanti.[226]

Paterno

Sorge a est di Avezzano, in continuità con l'abitato di San Pelino, a circa cinque chilometri dal centro cittadino. Il nucleo originario fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1915 e ricostruito più a valle; nel 1938 venne edificata la chiesa dedicata a San Sebastiano. Paterno appartenne al comune di Celano fino al 1954, quando fu aggregata al territorio comunale di Avezzano.[225] Conta oltre 1 800 abitanti.[226]

San Pelino

Situata a est della città lungo la strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, la frazione si sviluppò in parte sul sito di un antico vicus. Il toponimo è tradizionalmente collegato a Pelino di Brindisi, martirizzato a Corfinio nel 662.[227] La parte più antica dell'abitato si trova in posizione elevata, nell'area in cui la tradizione locale colloca una villa romana appartenuta a Lucio Vitellio il Vecchio, console e censore. Con regio decreto-legge del 7 dicembre 1939 San Pelino fu aggregata al comune di Avezzano.[225] È la frazione più popolosa del comune, con oltre 2 000 abitanti.[226]

Altre località del territorio

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Borgo Incile

La località si trova a sud della città, nei pressi del nucleo industriale e dell'Incile del Fucino. Qui le acque del bacino vennero convogliate nell'emissario ipogeo del monte Salviano per essere immesse nel fiume Liri. La testata monumentale dell'incile è sormontata dalla statua dell'Immacolata Concezione.[119]

Il borgo si sviluppò in seguito al prosciugamento e alla bonifica del Fucino, quando numerosi lavoratori agricoli si stabilirono nella nuova piana coltivabile. Negli anni cinquanta, dopo la riforma agraria, i precedenti fabbricati rurali furono in parte sostituiti da case coloniche e vennero realizzati nuovi spazi di aggregazione.[228] Nel 1963 fu inaugurata la chiesa dedicata alla Madonna di Loreto.[229]

Borgo Via Nuova

Area suburbana situata a sud dell'abitato, si sviluppò soprattutto dopo la riforma agraria e durante la successiva fase di industrializzazione del territorio.[230] La chiesa locale, a navata unica e completata nel 1970, è dedicata a sant'Isidoro.[231]

Caruscino

Situata a circa tre chilometri a est del centro cittadino, Caruscino conta oltre 1 500 abitanti.[226] Il nucleo moderno fu realizzato su iniziativa dell'ente per la colonizzazione della Maremma tosco-laziale e del Fucino con la denominazione di Villaggio del bracciante San Giuseppe di Caruscino.[232] L'insediamento si sviluppò a partire dagli anni cinquanta, in seguito alla riforma agraria e all'assegnazione delle terre precedentemente appartenute ai Torlonia. In questo periodo furono costruiti cinque forni comunitari, ancora riutilizzati in occasione della festa di san Giuseppe Artigiano.[233]

Pietraquaria

La località, nota in età medievale come Petram Aquarum,[48][234] costituì uno dei principali centri fortificati del territorio avezzanese. Nella bolla pontificia di papa Clemente III del 1188 sono menzionate le chiese di Santa Maria, San Giovanni e San Pietro.[235] Nel XIII secolo Pietraquaria risulta documentata come feudo autonomo e come uno dei maggiori insediamenti fortificati della contea di Albe, con una popolazione stimata dalle fonti locali in circa 650 abitanti.[54]

Nel 1242 Federico II di Svevia sarebbe stato ospitato nel centro fortificato durante una visita legata ai problemi dell'emissario di Claudio, allora parzialmente ostruito e incapace di regolare adeguatamente il livello del lago Fucino.[236] Dopo la battaglia di Tagliacozzo del 1268 l'insediamento conobbe una fase di declino e, secondo alcune ricostruzioni, subì una distruzione per opera degli Angioini di Carlo I d'Angiò.[88] L'abbandono fu tuttavia progressivo e Pietraquaria sopravvisse più a lungo rispetto ad altri nuclei fortificati dell'area montana.

Sulla sommità del monte Salviano, all'interno della riserva naturale guidata Monte Salviano, sorge il santuario della Madonna di Pietraquaria, principale luogo di culto legato all'antico insediamento.

Il Fucino in un'immagine satellitare pubblicata dal NASA Earth Observatory

Il prosciugamento del lago Fucino e la successiva bonifica determinarono una profonda trasformazione economica e sociale del territorio, favorendo lo sviluppo di un'agricoltura intensiva nella nuova piana coltivabile. Le caratteristiche morfologiche della conca e il clima, contraddistinto da rilevanti escursioni termiche, risultano favorevoli alla produttività agricola.[237]

Agli inizi del XX secolo la realizzazione dello zuccherificio di Avezzano incentivò in particolare la coltivazione della barbabietola da zucchero,[238] affiancata alla produzione di cereali.[237] Fino alla metà del Novecento prevalsero aziende agricole e zootecniche di dimensione familiare; dopo l'istituzione dell'ente Fucino nel 1951 e la riforma agraria, il comparto si trasformò progressivamente secondo modelli produttivi più specializzati e imprenditoriali.

Tra le colture di maggiore rilievo figurano la patata del Fucino, nota anche come "patata di Avezzano", e la carota dell'altopiano del Fucino, entrambe riconosciute con il marchio IGP.[214][216] Nella piana sono inoltre coltivati numerosi ortaggi destinati ai centri di selezione, lavorazione e confezionamento, tra cui cavolfiore, finocchio, insalate, radicchio rosso e sedano.

A partire dal 2006, in seguito alla riforma europea dell'organizzazione comune del mercato dello zucchero e alla conseguente chiusura di numerosi zuccherifici italiani,[239] la coltivazione della barbabietola da zucchero è progressivamente scomparsa. Al suo posto si sono diffuse altre colture, anche nell'ambito della rotazione agraria, tra cui canapa da fibra, grano, mais e pomodoro, utilizzate anche per produzioni energetiche e per il miglioramento della fertilità dei suoli.[237][240]

Secondo le rilevazioni del Cresa, il settore primario continua a rappresentare una componente rilevante dell'economia locale.[13]

Artigianato e commercio

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Tra le attività artigianali tradizionali figurano la tessitura, la produzione di tappeti, arazzi e coperte, il ricamo artistico e la lavorazione del legno per la realizzazione di mobili di tipo rustico.[241]

Il settore terziario riveste un ruolo significativo nell'economia cittadina.[13] Le principali aree commerciali si sviluppano lungo la via Tiburtina Valeria, in direzione di Cappelle dei Marsi e San Pelino, oltre che nel centro urbano.

In città si tengono due mercati settimanali.[242] Nella piazza del Mercato sono inoltre presenti iniziative dedicate alla vendita diretta di prodotti agricoli locali e a chilometro zero.[243]

Stabilimento delle Cartiere Burgo

Tra i primi grandi insediamenti industriali cittadini vi fu lo zuccherificio di Avezzano, costruito alla fine del XIX secolo ed entrato in funzione all'inizio del Novecento.[244] Nelle sue vicinanze furono realizzati gli impianti delle malterie italiane, legati alla produzione birraria,[245] e, dal 1936, alcune distillerie. Nei primi decenni del Novecento sorsero inoltre stabilimenti collegati all'agricoltura fucense e al suo indotto,[246] tra cui l'industria del legname Saila, ricostruita nel 1924 dopo i danni del terremoto su progetto dell'ingegnere Luigi Vendittelli.[247]

Il nucleo industriale moderno si sviluppò soprattutto dopo il 1962, anno di costituzione del consorzio locale per l'industrializzazione, su un'area iniziale di circa 375 ettari.[248]

Nella zona industriale a sud della città operano imprese attive nei settori elettronico, cartario, metalmeccanico, manifatturiero e dei servizi.[13][249] Tra gli insediamenti di maggiore rilievo figura lo stabilimento già appartenuto a Texas Instruments, successivamente acquisito da Micron Technology e poi da LFoundry. Nella stessa area sono presenti anche stabilimenti e sedi operative di Cartiere Burgo, Saes Getters, FIAMM-Siapra e Nuova Presafer, oltre a numerose imprese attive nei comparti manifatturieri, della cantieristica e dei servizi.[250]

A breve distanza dalla città è operativo dal 1963 il Centro spaziale del Fucino "Piero Fanti" di Telespazio, dedicato alle telecomunicazioni satellitari e alle attività spaziali.[251]

Il centro fieristico di Avezzano, realizzato nel 2006 nei pressi del nucleo industriale, dispone di circa 3 000 m² di superficie coperta e di circa 5 000 m² di spazi esterni. La struttura è destinata all'organizzazione di fiere, esposizioni e manifestazioni di diversa natura.[252]

Avezzano costituisce un punto di accesso e di collegamento verso diverse aree naturalistiche e centri storici della Marsica e dell'Abruzzo interno. Dalla città sono raggiungibili il parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il parco naturale regionale Sirente-Velino, Tagliacozzo, i centri della piana del Cavaliere, la valle Roveto, la valle del Giovenco, Ovindoli e l'altopiano delle Rocche, oltre alle località situate lungo il confine con il Lazio.[253]

Il turismo cittadino è inoltre legato al patrimonio archeologico, storico e naturalistico locale, tra cui i cunicoli di Claudio, la villa romana di Avezzano, il castello Orsini-Colonna, il santuario della Madonna di Pietraquaria e la riserva naturale guidata Monte Salviano.

Infrastrutture e trasporti

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Stazione ferroviaria

Avezzano è collegata alla rete autostradale attraverso il casello dell'A25 Roma-Pescara. Dalla città si diramano inoltre gli svincoli della strada statale 690 Avezzano-Sora, che costituisce una delle principali direttrici verso la valle Roveto e il Lazio meridionale. Il collegamento con l'A24 Roma-L'Aquila-Teramo avviene tramite lo svincolo direzionale di Torano, situato a breve distanza lungo l'A25.

Tra le principali arterie stradali figurano inoltre la strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, che collega Avezzano con Roma, Tivoli e Pescara, e la strada statale 82 della Valle del Liri, diretta verso Sora e quindi verso il Lazio meridionale fino a Itri. Il collegamento con Rieti e con il Cicolano è assicurato dalla strada statale 578 Salto Cicolana, il cui innesto si trova presso Cappelle dei Marsi.

La stazione di Avezzano è posta lungo la ferrovia Roma-Sulmona-Pescara ed è servita dai collegamenti ferroviari diretti verso Roma, Sulmona e Pescara. Dalla stazione si dirama inoltre la linea Avezzano-Roccasecca, che collega la città con la valle Roveto, Sora, Cassino e il Lazio meridionale.[254]

Nel territorio comunale si trova anche la stazione di Paterno-San Pelino, divenuta nel 1999 una fermata impresenziata della linea Roma-Sulmona-Pescara.[255]

Nei pressi del casello autostradale dell'A25 si trova il centro smistamento merci della Marsica, infrastruttura destinata alle attività logistiche e al trasporto intermodale.[14] In seguito al terremoto dell'Aquila del 2009, nell'area è stato inoltre insediato un polo logistico nazionale della Protezione civile, gestito dalla Croce Rossa Italiana.[256]

Mobilità urbana

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Il servizio di trasporto pubblico locale urbano è gestito dalla SCAV mediante una rete di autolinee.[257] I collegamenti extraurbani con gli altri centri dell'Abruzzo e con il Lazio sono assicurati principalmente dagli autoservizi della TUA[258] e della Cotral.[259]

Amministrazione

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Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Avezzano.

La storia politico-amministrativa di Avezzano, tradizionalmente caratterizzata da un sobrio patriottismo e da orientamenti liberali,[260] fu segnata, a partire dalla fine dell'Ottocento, dalla contrapposizione tra i movimenti cattolici e le nuove organizzazioni laiche e socialiste, sostenute soprattutto dalla piccola borghesia locale e contrapposte al potere economico dei Torlonia, proprietari di gran parte delle terre bonificate del Fucino.[261]

Durante il periodo fascista l'amministrazione comunale fu affidata ai podestà.[262] Dopo la nascita della Repubblica Italiana, la vita politica cittadina fu dominata dalla Democrazia Cristiana, che governò il comune fino al 1993, dagli anni sessanta anche con l'appoggio dei socialisti.[263] Negli anni successivi si sono alternate amministrazioni sostenute da coalizioni di centro-sinistra e centro-destra. Dal 2020 l'amministrazione comunale è espressione di una coalizione di liste civiche.[264]

Avezzano è gemellata con:

Altre informazioni amministrative

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L'attuale territorio comunale si è formato anche attraverso successive variazioni amministrative. Nel 1939 San Pelino fu la prima delle attuali frazioni a essere aggregata al comune di Avezzano; tra il 1954 e il 1960 furono successivamente incorporate anche Paterno, Antrosano e Castelnuovo.

Avezzano ospita inoltre le sedi di diversi consorzi ed enti sovracomunali, tra cui l'Unione dei comuni Montagna Marsicana,[268] il Consorzio Acquedottistico Marsicano,[269] il Consorzio di bonifica Liri-Garigliano[270] e il consorzio del Bacino imbrifero montano Liri-Garigliano.[271] In città è presente anche la sede territoriale abruzzese dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale.[272]

Lo stadio dei Pini

La principale società calcistica cittadina è la Forza e Coraggio Avezzano, fondata nel 1919.[273] Nel rugby è attiva l'Avezzano, costituita nel 1977,[274] mentre nell'hockey su prato opera l'Hockey Avezzano, fondato nel 1969 e inizialmente presieduto dal ciclista Vito Taccone.[275]

Avezzano ha ospitato più volte manifestazioni ciclistiche di rilevanza nazionale. La città è stata sede di arrivo o partenza di tappa del Giro d'Italia nelle edizioni del 1986, 1988, 2003[276] e 2024.[277] In diverse edizioni anche la Tirreno-Adriatico ha fatto tappa o attraversato il territorio comunale.[278]

Lo stadio dei Pini ha ospitato diverse edizioni del meeting internazionale di atletica leggera intitolato a Pietro Marianella. Nel 1974 Sara Simeoni vi stabilì il record italiano di salto in alto, mentre nelle varie edizioni della manifestazione gareggiarono, tra gli altri, Pietro Mennea, Fiona May e Steve Williams, già primatista mondiale dei 100 metri.[279]

Nel pugilato, Avezzano ha ospitato nel 1991 l'incontro valido per il titolo mondiale IBF tra Gianfranco Rosi e Glenn Wolfe[280] e nel 2009 le competizioni di pugilato ai XVI Giochi del Mediterraneo.[281] Nel calcio a 5, la Pro Calcetto Avezzano militò dal 1989 al 1993 nel massimo campionato nazionale di Serie A.[282]

Nel settore automobilistico si svolge il circuito di Avezzano, manifestazione riservata alle auto d'epoca che rievoca le competizioni motoristiche disputate nel territorio a partire dalla seconda metà del Novecento.[283] Alla città è inoltre intitolata la Panoz Avezzano, automobile sportiva prodotta dal 2017 dalla casa statunitense Panoz: il nome fu scelto in omaggio alle origini marsicane del padre del fondatore Don Panoz, emigrato negli Stati Uniti dopo il terremoto del 1915.[284]

Impianti sportivi

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I principali impianti sportivi cittadini per capienza sono lo stadio dei Marsi-Sandro Cimarra, utilizzato prevalentemente per il calcio, e lo stadio dei Pini, destinato principalmente all'atletica leggera. Nella periferia settentrionale si concentra gran parte delle strutture sportive comunali, tra cui campi da tennis, palasport, palestra per il pugilato, pattinodromo, piscina e il velodromo Vito Taccone.[285]

Lo stadio destinato al rugby e quello per l'hockey su prato furono realizzati successivamente al campionato mondiale di calcio 1990.[286]

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  • Gianluca Tarquinio, La musica sacra nella provincia dell'Aquila. La Marsica, Pescara, Ianieri, 2009, SBN MO10021238.

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