Calascibetta
| Calascibetta comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Libero consorzio comunale | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Piero Antonio Santi Capizzi (Indipendente di centrosinistra) dal 7-6-2016 (2º mandato dal 13-10-2021) |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°35′N 14°16′E |
| Altitudine | 691 m s.l.m. |
| Superficie | 89,12 km² |
| Abitanti | 3 910[1] (31-5-2026) |
| Densità | 43,87 ab./km² |
| Frazioni | Cacchiamo |
| Comuni confinanti | Bompietro (PA), Enna, Gangi (PA), Leonforte, Nicosia, Villarosa |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 94010 |
| Prefisso | 0935 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 086005 |
| Cod. catastale | B381 |
| Targa | EN |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona D, 1 710 GG[3] |
| Nome abitanti | calascibettesi[4] o xibetani |
| Patrono | san Pietro in Vincoli |
| Giorno festivo | prima domenica di agosto |
| Motto | (LA) Victoriosa et fidelissima urbs Calaxibectæ (IT) Calascibetta, città vittoriosa e fedelissima |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Calascibetta è un comune italiano di 3 910 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Enna, in Sicilia.
Il comune è uno dei Borghi più belli d'Italia.[5]
Origine del nome
[modifica | modifica wikitesto]L'origine del toponimo Calascibetta è generalmente ricondotta alla lingua araba. Il primo elemento del nome deriva infatti da arabo qalʿat (قلعة), con il significato di «castello» o «fortezza». Più incerta è invece l'etimologia del secondo elemento, che potrebbe risalire ai termini arabi sibitt o šabaṯ, indicanti l'aneto, oppure a un altro fitonimo riconducibile alla radice š.b.ṭ; secondo un'ulteriore ipotesi potrebbe derivare da šabāt, con il significato di «punta» o «promontorio». L'interpretazione complessiva del toponimo rimane pertanto oggetto di discussione.[6]
In lingua siciliana il comune è denominato Calascibbetta, forma spesso trascritta Calaxibbetta secondo l'antica grafia siciliana della fricativa postalveolare sorda ([ʃ]). Gli abitanti della vicina Enna usano tradizionalmente il nome Sciurbi (Xurbi nella grafia antica), derivato dal latino ex urbe («fuori dalla città»), in riferimento alla posizione di Calascibetta rispetto al capoluogo ennese.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]È situata sui monti Erei, in una zona collinare interna; sullo spartiacque fra i bacini dei fiumi Simeto e Imera Meridionale. È posta a 880 metri sopra il livello del mare, come si rileva dalla cartina dell'I.G.M. A nord-est, in direzione di Leonforte si trova il lago Nicoletti mentre a ovest il lago Morello, entrambi di origine artificiale.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio di Calascibetta risulta frequentato sin dalla preistoria, come attestano numerosi siti archeologici, tra cui la necropoli della Calcarella (XI-X secolo a.C.), la Necropoli di Realmese, databile tra il IX e il VI secolo a.C., la necropoli di Valle Coniglio (X-VII secolo a.C.) e quella di Malpasso, risalente all'età del rame. Tali testimonianze documentano la presenza di insediamenti riconducibili alle popolazioni indigene della Sicilia, in particolare ai Sicani.
La tradizione storiografica fa risalire l'origine dell'attuale centro abitato al IX secolo, quando gli Arabi avrebbero impiantato un accampamento fortificato sulla rupe prospiciente Enna, allo scopo di controllare il territorio e assediare la vicina roccaforte bizantina. La stessa denominazione Qalʿat al-Ṣīb ("castello sulla rupe"), dalla quale deriva il toponimo Calascibetta, richiama tale origine. La frequentazione del sito in età bizantina è inoltre attestata dalla presenza di insediamenti rupestri e di ambienti destinati al culto, documentati da fonti ottocentesche.
Con la conquista normanna della Sicilia, Calascibetta acquisì un ruolo strategico nel controllo dell'area ennese. Nel 1062 Ruggero I di Sicilia vi fece realizzare un sistema difensivo costituito dal castello, dalla prima cinta muraria e dal nucleo originario dell'abitato, destinato a sostenere l'assedio di Castrogiovanni, l'odierna Enna. Da questo periodo prese avvio lo sviluppo urbanistico del centro, destinato a consolidarsi nei secoli successivi.
Rimasta città demaniale, Calascibetta conobbe una fase di particolare prosperità durante la dominazione della dinastia aragonese, beneficiando della protezione dei sovrani siciliani. Tra questi vi fu Pietro II di Sicilia, che soggiornò più volte nella città e vi morì nel 1342. Durante il periodo aragonese furono promossi importanti interventi edilizi e religiosi, tra cui la fondazione della chiesa madre di San Pietro e Santa Maria Maggiore, elevata nello stesso anno a Regia Cappella Palatina. Gli abitanti del comune sono tradizionalmente chiamati xibetani.
Dal XV al XVIII secolo
[modifica | modifica wikitesto]Con il passaggio della Sicilia sotto la Corona d'Aragona e, successivamente, sotto la monarchia spagnola, Calascibetta mantenne lo status di città demaniale, conservando privilegi amministrativi e un ruolo di rilievo nel Parlamento siciliano. La città beneficiò delle prerogative connesse alla cosiddetta Monarchia Sicula, che attribuiva ai sovrani dell'isola particolari competenze in materia ecclesiastica, favorendo lo sviluppo delle istituzioni religiose locali.[7]
Tra il XV e il XVII secolo il centro urbano conobbe un significativo ampliamento edilizio, con la costruzione e il rinnovamento di numerose chiese, conventi e palazzi. Fino al 1492 ospitò inoltre una delle cinquantasette comunità ebraiche della Sicilia; in seguito all'editto di espulsione promulgato dai sovrani cattolici, la locale giudecca venne progressivamente abbandonata.[7]
Dall'età borbonica all'Unità d'Italia
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso del XVIII e della prima metà del XIX secolo Calascibetta conservò la propria vocazione agricola, cui si affiancò lo sviluppo dell'attività estrattiva legata ai giacimenti di zolfo presenti nel territorio. Le miniere contribuirono in modo significativo all'economia locale, inserendo il comune nel più ampio distretto zolfifero della Sicilia centrale.[8]
Dopo la spedizione dei Mille e la proclamazione del Regno d'Italia, anche Calascibetta fu interessata dai processi di riorganizzazione amministrativa e dall'integrazione nel nuovo Stato unitario, continuando tuttavia a fondare la propria economia prevalentemente sull'agricoltura e sull'industria mineraria.[8]
Età contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo l'estrazione dello zolfo rappresentò uno dei principali motori dell'economia locale, affiancandosi alle tradizionali attività agricole. A partire dal secondo dopoguerra il progressivo declino del comparto minerario determinò una riconversione dell'economia verso il settore primario e le attività di servizio.[8]
Nel corso del XX secolo il centro storico ha conservato il proprio impianto urbanistico medievale e numerose testimonianze del passato normanno, aragonese e spagnolo. Parallelamente è cresciuta l'attenzione per la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico del territorio, culminata con l'inserimento di Calascibetta tra i borghi storici di maggiore interesse della Sicilia.[7]
Simboli
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- Stemma
Lo stemma comunale è costituito da un'aquila nera coronata ad ali spiegate, recante sul petto uno scudetto inquartato con le insegne della Corona d'Aragona e figure araldiche riconducibili alla storia cittadina. L'aquila sostiene un cartiglio con il motto latino Victoriosa et fidelissima urbs Calaxibectæ.[9]
- Gonfalone
Il gonfalone comunale è costituito da un drappo partito d'azzurro e di giallo, leggermente appuntato nella parte inferiore, mentre la bandiera civica riprende i medesimi colori.[10]
- Bandiera
La bandiera è un drappo partito di azzurro e di giallo, caricato al centro dello stemma comunale.
Monumenti e luoghi d'interesse
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Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Tra gli edifici di culto di maggiore interesse figurano:
- la chiesa madre di San Pietro e Santa Maria Maggiore, fondata nel 1340 per volontà del re Pietro II di Sicilia, che nel 1342 la elevò a Regia Cappella Palatina, seconda del Regno di Trinacria dopo la Cappella Palatina di Palermo. Conserva opere marmoree della scuola gaginiana del XVI secolo, mentre il tesoro della collegiata è custodito presso il Museo diocesano di Caltanissetta;
- la chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo;
- la chiesa di San Giovanni Evangelista, nota anche come chiesa di Santa Lucia o del Collegio di Maria;
- la chiesa di Maria Santissima dell'Itria;
- la chiesa del Santissimo Salvatore, detta anche di San Benedetto;
- la chiesa di San Giuseppe;
- la chiesa di San Vincenzo;
- la chiesa di Sant'Antonio Abate, edificata nel 1409 e rimaneggiata nel XVII secolo, che conserva un ricco apparato decorativo in barocco siciliano;
- la cappella del Santissimo Crocifisso, anticamente dedicata a Santa Barbara e annessa all'ospedale fondato nel 1347 quale succursale dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia;
- la chiesa di San Francesco d'Assisi, appartenente al convento dei Cappuccini, che custodisce l'Adorazione dei Magi di Filippo Paladini, datata al 1610;
- il santuario di Maria Santissima di Buonriposo;
- la chiesa di Maria Santissima della Catena;
- la chiesa di San Paolo;
- la chiesa di San Pietro;
- la chiesa ortodossa di San Giovanni Battista, ricavata nell'antica chiesa di San Domenico.
Architetture civili e militari
[modifica | modifica wikitesto]Tra i principali monumenti civili e militari si segnalano la Torre Normanna, edificata sulla sommità del monte Xibet e dominante il centro storico, e l'antico quartiere ebraico, sviluppatosi tra il XIV e il XV secolo. Calascibetta fu infatti una delle principali sedi della presenza ebraica nell'entroterra siciliano fino all'espulsione del 1492; dell'antico quartiere rimangono il tracciato urbano e il mikveh, la vasca destinata alle abluzioni rituali.
Siti archeologici
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Nel territorio comunale ricadono due importanti siti archeologici: il Villaggio bizantino Canalotto, risalente all'età bizantina, e la Necropoli di Realmese, uno dei più significativi complessi funerari protostorici della Sicilia interna.
La necropoli di Realmese, situata a circa 3 km dal centro abitato, è costituita da 288 tombe a grotticella artificiale riconducibili alla facies di Pantalica e databili tra il IX e il VI secolo a.C.[11] I reperti rinvenuti durante le campagne di scavo dirette da Luigi Bernabò Brea tra il 1949 e il 1951 sono oggi conservati presso il Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa e il Museo archeologico regionale di Palazzo Varisano di Enna.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[12]

Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia di Calascibetta è tradizionalmente fondata sul settore primario, con un'agricoltura incentrata prevalentemente sulla coltivazione di cereali, olivi, viti e mandorli, cui si affiancano produzioni ortofrutticole e l'allevamento di ovini e bovini. Accanto alle attività agricole operano alcune industrie di trasformazione dei prodotti agroalimentari.[8][13]
Tra il XIX e il XX secolo rivestì notevole importanza anche l'attività mineraria, favorita dalla presenza di giacimenti di zolfo, oggi dismessi, che contribuirono significativamente allo sviluppo economico del territorio. Sono inoltre presenti cave di sabbia.[7][14]
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Sindaci e Commissari prefettizi
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 21 giugno 1988 | 28 dicembre 1989 | Giuseppe Di Franco | Democrazia Cristiana | Sindaco | [15] |
| 28 dicembre 1989 | 26 gennaio 1991 | Calogero Zaffora | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [15] |
| 1º marzo 1991 | 9 gennaio 1992 | Umberto Barberi | Commissario prefettizio | [15] | |
| 9 gennaio 1992 | 6 maggio 1993 | Salvatore Rosso | Democrazia Cristiana | Sindaco | [15] |
| 13 maggio 1993 | 8 gennaio 1994 | Salvatore Rosario Puglisi | Democrazia Cristiana | Sindaco | [15] |
| 4 luglio 1994 | 25 maggio 1998 | Giuseppe Lo Vetri | - | Sindaco | [15] |
| 25 maggio 1998 | 27 maggio 2003 | Calogero Zaffora | centro-sinistra | Sindaco | [15] |
| 27 maggio 2003 | 17 giugno 2008 | Giuseppe Lo Vetri | lista civica | Sindaco | [15] |
| 17 giugno 2008 | 11 giugno 2013 | Piero Antonio Santi Capizzi | lista civica | Sindaco | [15] |
| 11 giugno 2013 | 7 luglio 2015 | Carmelo Cucci | centro-sinistra | Sindaco | [15] |
| 7 luglio 2015 | in carica | Piero Antonio Santi Capizzi | lista civica di centro-sinistra | Sindaco | [15] |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Comune di Calascibetta : Amministrazione comunale e sindaco - Comune di Calascibetta e città, Enna, Sicilia, su www.comune-italia.it. URL consultato il 5 agosto 2026.
- ↑ Associazione Borghi più belli d'Italia, su borghipiubelliditalia.it. URL consultato il 22 luglio 2026.
- ↑ DOS I, pp. 238-239, s.v. Calascibetta.
- 1 2 3 4 Storia, su comune.calascibetta.en.it, Comune di Calascibetta. URL consultato il 22 luglio 2026.
- 1 2 3 4 Calascibetta, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 22 luglio 2026.
- ↑ Statuto del Comune di Calascibetta, su comune.calascibetta.en.it, Comune di Calascibetta. URL consultato il 20 luglio 2026.
- ↑ Città di Calascibetta (EN), su araldicacivica.it, Araldica Civica. URL consultato il 20 luglio 2026.
- ↑ Realmese, su comunecalascibetta.gov.it, Comune di Calascibetta. URL consultato il 18 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2020).
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Territorio - Economia, su comune.calascibetta.en.it, Comune di Calascibetta. URL consultato il 22 luglio 2026.
- ↑ Guida turistica di Calascibetta, su comune.calascibetta.en.it, Comune di Calascibetta. URL consultato il 22 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 http://amministratori.interno.it/
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Girolamo Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia. Repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo, in Lessici siciliani (7), vol. I (A-L), Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani/L'Epos, 1993/1994, SBN PAL0108219.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Calascibetta
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.calascibetta.en.it.
- Calascibétta, su sapere.it, De Agostini.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 239134787 · SBN PALL000014 · GND (DE) 4305789-5 |
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