Castello Voronoff
| Castello Voronoff (o château Grimaldi) | |
|---|---|
(immagine d'epoca) | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Liguria |
| Località | Grimaldi (Ventimiglia) |
| Indirizzo | corso Mentone, 50 |
| Coordinate | 43°47′04.64″N 7°32′06.54″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | ITA |
| Costruzione | 1888 |
| Stile | "Rinascimento fiorentino" |
| Uso | civile |
Il castello Voronoff, o castello Grimaldi, è un palazzo nella frazione di Grimaldi, nel comune di Ventimiglia in provincia di Imperia. Deve tuttora la sua notorietà al fatto che vi abitò per anni il noto chirurgo e ricercatore russo Serge Voronoff[1].
Storia e descrizione
[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1865, il medico inglese J. H. Bennet acquistò sopra i Balzi Rossi "alcuni terrazzamenti piantati a limoni e a olivi, alcune rocce spoglie e una vecchia torre in rovina".[2] Dopo aver sistemato la torre genovese del Cinquecento detta della Dogana (o ancora dei Corsi a causa della provenienza della guarnigione che alloggiava), vi venne ad abitare durante i mesi invernali. Appassionato di botanica, trasformò i quasi tre ettari della proprietà in un magnifico giardino di acclimatazione, "un piccolo paradiso in mezzo alle rocce".[3] Così il giardino viene descritto da un cronista parigino dell’epoca: “I fiori più splendidi e più preziosi, le palme, i banani dalle foglie colossali, le piante grasse che strisciano sul suolo o che si slanciano verso il cielo in forma di racchette, le piante rampicanti che scalano gli alberi e i pergolati si mescolano con toni meravigliosamente teneri e sfavillanti. È un tripudio di fiori di ogni specie e colore, di piante ed alberi dalle foglie più diverse".[4] Nel 1882, Bennet ricevette la regina Vittoria che soggiornava nell'attigua Mentone. Su un sedile del giardino si poteva leggere: “Hac ex sella - montes mare caelum - multum delectata prospexit - Victoria - britanniarum regina - nonis april anno salutis MDCCCLXXXII” e cioè “Da questo sedile, Vittoria regina degli inglesi contemplò, con molto diletto, monti, mare e cielo. Il 5 aprile dell'anno del Signore 1882”. [5] Nel 1888, Bennet costruisce a pochi passi dalla torre la costruzione di cui ci occupiamo, un "palazzino "di stile fiorentino" che si presenta molto sobriamente, L’edificio, che sfrutta i dislivelli del terreno, è esteso su quattro piani (di cui uno è costituito dalle cantine e un altro dalla soffitta) con sette assi di finestre, con le facciate in pietra di Nizza a vista, decorate da un rustico bugnato grigio collocato soltanto attorno alle finestre e agli spigoli. Si tratta di una soluzione sorprendente, certamente anomala per un’epoca caratterizzata dal gusto del sovraccarico, spesso di ispirazione eclettica. Siamo lontani mille miglia dalla, peraltro vicinissima, villa Maria Serena che si sta edificando contestualmente secondo i canoni stilistici messi in voga da Charles Garnier. L'anno successivo, il palazzo (o château, il termine che si preferisce usare visto che in francese designa una “costruzione prestigiosa circondata da parco”) viene venduto per 60.000 sterline alla miliardaria americana Mary Waterman Crampton, detta Ella.

La Waterman, acquistò la villa perchè il figlio Saint-Mar, che aveva gravi problemi di deambulazione, le aveva chiesto di mettere fine a una vita di lunghi viaggi effettuati con la madre e le due sorelle. Quando morì, Ella non volle separarsi dal figlio. Ottenne il permesso di seppellirlo nella tenuta ed assunse un medium per poter conversare quotidianamente con lui. Nel 1907, la proprietà venne venduta dalle due figlie rimaste, Romaine e Maya, al dottor Benjamin Appenzeller (1861-1939), per la somma di 140.000 lire. Non si può escludere che parte della somma andata alla prima sia finita nelle mani dell'indebitato Gabriele D'Annunzio, suo grande amico. Va ricordato che Romaine, che aveva assunto il cognome Brooks, è stata una grande ritrattista. Una sua raffigurazione di D'Annunzio si trova al Vittoriale.[6]


Racconta la signora Appenzeller. “Un giorno mio marito mi fece salire sulla nostra autovettura a mi portò a Grimaldi a vedere la villa. Io fui talmente entusiasta di quel paradiso terrestre che gli dissi: Se non me la compri, morrò certamente di crepacuore – e lui: Dato che non voglio che muoia, farò di tutto per comprartela. Pochi mesi dopo, entrammo nella tenuta da proprietari e vi trascorremmo anni belli e felici”.[7] La villa, definita in famiglia “Il castello bianco” a causa del colore delle facciate, è abbondantemente ampliata; vengono infatti aggiunti: un porticato al pianterreno, un loggiato al primo piano, a ponente una torretta facente in qualche modo da pendant alla torre dei corsi e a levante un significativo corpo di quattro piani (con un’appendice posteriore) che accresce la facciata di due finestre. La signora Inez adora giardino: “Un cancello con due aperture laterali per i pedoni dava accesso al viale ricoperto di ghiaia che portava alla villa e che, a destra e a sinistra, era delimitato da calle, gerani rossi, agavi e fiori di molti colori. Passeggiando per il parco, si incrociavano palme, cespugli di margherite bianche, mimose, rose di ogni specie e aiuole ricolme di pansé, mio fiore preferito, che Barbero, il giardiniere, riusciva a produrre in vari colori: viola, gialle, bianche e rosso ruggine. L’odore inondava senza interruzione l’aria mite e calda; spiccavano le fragranze di reseda e dei fiori d’arancio. Dalle fasce dietro alla villa che salivano verso le rocce si godevano viste, sempre diverse, del mare eternamente pulsante. Era particolarmente piacevole imbattersi nella grande uccelliera, scavata nella parete rocciosa di una delle fasce superiori, che permetteva di ammirare il vasto panorama ascoltando il cinguettio dei suoi deliziosi detenuti".[8] Durante la prima guerra mondiale, la villa viene sequestrata perchè appartenente a "suddito di nazione nemica" (Appenzeller è austriaco). Nel 1921, i coniugi la mettono in vendita. Così viene descritta da un documento stampato all'uopo: “Il Castello si erge su un parco, gradevolmente terrazzato. Il vecchio Castello [la torre genovese, ndr] comprende sei vani e numerose terrazze. Il Castello fiorentino [la villa, ndr] – I salotti e la sala da pranzo d’apparato sono decorate in modo meraviglioso. Le pareti sono ricoperte di broccato e sono arredate con mobili ricchi ed artistici. É composto da: 1. Seminterrato: vasta sala da biliardo, cucina, sala da pranzo per la servitù, caldaia e altri tre vani; 2. Pianterreno: ingresso , scalinata principale e vestibolo, due magnifici saloni di ricevimento, biblioteca, fumoir e grande sala da pranzo con annessi locali di servizio. I saloni, la biblioteca e la sala da pranzo sono comunicanti e provvisti di splendidi balconi e terrazze che dominano il Mediterraneo e il bel panorama della costa: Mentone, Montecarlo e Villefranche fino all’isola Sainte-Marguerite, verso ponente, e una parte consistente della Riviera, verso levante; 3. Primo piano: sette stanze da letto molto signorili, con due bagni, quattro terrazze e parecchi balconi; 4. Secondo piano mansardato: quattro stanze per gli ospiti, bagno, cinque camere per la servitù, ecc.; 5. Torre merlata [integrata all’architettura della villa, ndr]: una stanza riservata e un belvedere dal quale si gode un grandioso panorama; 6. Elettricità in tutti gli ambienti e riscaldamento ad aria calda; 7. Grandi scuderie e rimesse che possono essere utilizzate come garage".[9]
Solo nel febbraio 1926, gli Appenzeller riescono a trovare un acquirente: il medico franco-russo Serge Voronoff (Shekhmani, 1866 - Losanna, 1951) che comprò il palazzo per un milione di lire. Voronoff cercava un luogo ben esposto in cui costruire un allevamento di primati, la materia prima che gli permetteva di effettuare i suoi trapianti testicolari da scimmia a uomo. Nei primi mesi del 1927, l'allevamento (ben visibile ancora oggi dalla via Aurelia) e il laboratorio costruito accanto ad esso erano pronti, ma Voronoff cambiò opinione: visto che il rigetto faceva fallire i trapianti, decise di non effettuarne più. Si servì delle scimmie (circa 80, seguite dall'ex circense Christian Batelt) e della nuova costruzione solo per effettuare ricerche sul cancro e sui gruppi sanguigni dei primati.[10] Nel 1934, Voronoff sposò Gerty Schwetz, di 48 più giovane. Acquistò pregevoli mobili e costosi arazzi impreziosendo notevolmente lo château. Nominò il fratello Alexandre (che morra ad Auschwitz nel 1944) amministratore della villa. Nel 1939, in quanto ebreo straniero. dovette lasciare l'Italia. Trascorse con Gerty in periodo bellico negli USA. Quando rientrò in Europa, ritrovò la villa quasi interamente distrutta. La recuperò poichè gli era stata sequestrata in quanto (anche lui) "suddito di una nazione nemica" (in questo caso, la Francia), la fece ricostruire e vi andò ad abitare nel 1947. Nell'estate del 1951, durante una vacanza a Losanna, morì accidentalmente a ottantacinque anni, dopo una caduta dalla vasca da bagno. Fu sepolto nella sezione ebraica del cimitero Caucade a Nizza.[11]

Nel 1963, una società immobiliare acquistò la tenuta, traendo dal palazzo, dalla torre e dal laboratorio 34 piccoli appartamenti che sono stati venduti a privati.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Sborgi, p.42
- ↑ J. Henry Bennet, Mentone, the Riviera, Corsica and Biarritz as a winter climates, John Churchill, Londra, 1862..
- ↑ Ivi..
- ↑ Ivi..
- ↑ E. Barnabà, Il Sogno Babilonese. Lo Château Grimaldi, la Belle Époque, la Riviera, 2020 e in Le Rêve Babylonien. Le château Grimaldi, la Belle Époque, la Riviera, 2023..
- ↑ Ivi..
- ↑ Inez Appenzeller, geborene Wolf, verwitwete Schäffere,, Meine Erinnerungen, in diario inedito, forse 1914.
- ↑ Ivi.
- ↑ Enzo Barnabà, Il Sogno Babilonese, cit..
- ↑ Enzo Barnabà, Il sogno dell'eterna giovinezza. Vita e misteri di Serge Voronoff, Formigine, Infinito, 2014..
- ↑ Ivi.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Nell'agosto 2020 è stato pubblicato "Il sogno babilonese Lo Château Grimaldi, la Belle Époque, la Riviera" ISBN 9788868614232 di Enzo Barnabà che traccia in 112 pagine la storia del giardino, della villa e dei suoi abitanti. Il libro contiene scritti di Daniela Gandolfi (Istituto Internazionale di Studi Liguri), Yvan Gastaut (Università di Nizza), Marco Devecchi (Università di Torino), Tudy Sammartini (paesaggista) e Jean-Claude Lafaye (botanico). Nel 2023, il libro, tradotto in francese, è stato pubblicato dalla SAHM di Mentone.
- Il ponte San Luigi
- Il castello Voronoff
- Il borgo di Grimaldi
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- H. Ghilini, Le secret de Dr. Voronoff, Paris 1926.
- M. Mimola-B. Ronco, Castelli e Fortezze della Liguria, Genova 2006.
- F. Pastonchi, Ponti sul tempo, Mondadori, Milano 1945.
- J. Réal, Voronoff, ed. Stock, Paris 2001.
- F. Sborgi (a cura di), Il mito del moderno. La cultura Liberty in Liguria, Genova 2003.
- R. Volterri, Il laboratorio di Frankenstein, Latina 2011.
- P. Veziano, Sanremo. Una nuova comunità ebraica nell'Italia fascista 1937-1945, Parma 2007.
- S. Voronoff, Dal cretino al genio, Milano 2011.
- E. Barnabà, Il sogno dell'eterna giovinezza. Vita e misteri di Serge Voronoff, Formigine, Infinito, 2014. ISBN 9788868610388
- E Barnabà. Le Rêve Babylonien. Le château Grimaldi, la Belle Époque, la Riviera, Menton. Société d'Art et d'Histoire du Mentonnais. 2023. ISBN 978-2-9587913-2-2.
