Collina di Santa Lucia
| Collina di Santa Lucia | |
|---|---|
| Civiltà | Magna Grecia |
| Utilizzo | Fortificazione |
| Epoca | IV secolo a.C. – inizi del III secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | |
| Altitudine | 165 m s.l.m. |
| Scavi | |
| Data scoperta | circa 1960 |
| Date scavi | 1983 |
| Organizzazione | Soprintendenza archeologica della Calabria |
| Archeologo | Henri Tréziny |
| Mappa di localizzazione | |
| |
La collina di Santa Lucia è un rilievo situato nel settore meridionale del territorio urbano di Crotone, in Calabria. Sull'altura si conservano resti appartenenti al sistema di fortificazioni dell'antica Kroton, la polis della Magna Grecia, insieme a testimonianze di una frequentazione precedente alla costruzione della cinta monumentale[1].
La collina presenta inoltre interesse geologico e paleoclimatico, poiché la cosiddetta Santa Lucia Section costituisce una delle sezioni della successione sedimentaria di Crotone studiate per ricostruire le variazioni ambientali e climatiche avvenute nel Mediterraneo centrale durante il Pleistocene inferiore[2]. Nel 2012 il settore interessato dalle evidenze archeologiche è stato sottoposto a dichiarazione di interesse archeologico con decreto dirigenziale regionale n. 11 del 20 gennaio[3].
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]La collina appartiene al sistema di alture prevalentemente argillose che delimita verso sud e verso est la pianura di Crotone. Dalla parte superiore del rilievo si domina verso nord la città e la valle del Neto, mentre verso sud il campo visivo si estende in direzione di Capo Colonna, delle alture retrostanti la costa e della valle dell'Esaro[1].
I versanti orientale e nord-occidentale presentano pendenze accentuate, mentre quello sud-occidentale costituisce uno degli accessi naturali alla parte superiore; sul lato sud-orientale, invece, una stretta sella collega l'altura con la dorsale che prosegue verso il promontorio Lacinio[1]. La conformazione del rilievo e la sua posizione rispetto alle direttrici meridionali della città antica ne determinarono la rilevanza strategica all'interno del sistema difensivo di Kroton[4].
Geologia
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Nel settore meridionale della città affiora una sezione stratigrafica nota nella letteratura scientifica come Santa Lucia Section, costituita da una successione di circa 24,4 metri di marne grigie laminate del Pleistocene inferiore, all'interno delle quali sono intercalati tre livelli di sapropel, identificati con le lettere t, u e v[2].
I tre livelli, correlabili con quelli riconosciuti nelle sezioni della Vrica e di Crotone, sono stati datati rispettivamente a circa 1,356, 1,315 e 1,280 milioni di anni fa[2]. Santa Lucia costituisce una delle tre sezioni della più ampia serie sedimentaria crotonese, insieme a quelle di Semaforo e della Vrica, ed è interamente compresa nel Calabriano; la successione complessiva è stata utilizzata per studi di biostratigrafia, magnetostratigrafia, ciclicità sedimentaria e ricostruzione paleoclimatica del Quaternario[5].
La sezione di Santa Lucia è stata analizzata attraverso lo studio integrato dei pollini fossili e degli isotopi stabili dell'ossigeno e del carbonio conservati nei gusci dei foraminiferi planctonici. Dei 33 campioni sottoposti ad analisi, 23 hanno restituito quantità di polline sufficienti per valutazioni quantitative e, complessivamente, sono stati conteggiati oltre 9.000 granuli riferibili a circa sessanta taxa vegetali[2].
Le variazioni isotopiche documentano due cicli climatici corrispondenti agli stadi isotopici marini MIS 43-42 e MIS 41-40, mentre le associazioni polliniche registrano differenti successioni della vegetazione connesse alle oscillazioni di temperatura e umidità. La sequenza comprende fasi caratterizzate dalla diffusione di elementi mesotermici, seguite dall'espansione di specie proprie delle quote medie e alte e, nelle condizioni più fredde e secche, dall'aumento delle componenti erbacee e steppiche[2].
Archeologia
[modifica | modifica wikitesto]Scoperta e prime ricerche
[modifica | modifica wikitesto]I primi resti delle fortificazioni divennero noti intorno al 1960, quando sulla collina furono individuati due segmenti murari[1]. Nel giugno 1983 la Soprintendenza archeologica della Calabria promosse una campagna di indagini diretta dall'archeologo francese Henri Tréziny, comprendente la pulitura e l'ampliamento dei tagli preesistenti e l'esecuzione di saggi stratigrafici, che permisero di riconoscere più fasi edilizie e di definire alcuni caratteri delle fortificazioni della collina[1].
Le fortificazioni
[modifica | modifica wikitesto]Uno dei principali tratti messi in luce, orientato approssimativamente in senso nord-sud, era realizzato con blocchi squadrati e presentava un paramento esterno e uno interno con riempimento centrale in emplekton; sul lato rivolto a monte, il paramento interno risultava ulteriormente rafforzato da una muratura appartenente alla stessa fase costruttiva[1].
Al di sotto della cinta fu individuato un complesso precedente, anch'esso realizzato con blocchi squadrati, formato da tre piccoli muri disposti obliquamente rispetto alla fortificazione più recente e successivamente riutilizzati come fondazioni. Questi delimitavano stretti canali ricavati in una superficie lastricata: sebbene la funzione originaria delle strutture non sia determinabile sulla base dei dati disponibili, la loro posizione stratigrafica ne documenta l'anteriorità rispetto alla costruzione della fortificazione monumentale[1].
I materiali associati ai livelli sottostanti consentono di collocare la costruzione della cinta non prima, approssimativamente, del terzo quarto del IV secolo a.C., mentre gran parte dei reperti provenienti dall'area appartiene alla seconda metà dello stesso secolo e agli inizi del III secolo a.C.[1]. All'esterno della muratura furono inoltre riconosciuti due livelli di tegole, dei quali quello superiore è riconducibile al crollo o alla distruzione dell'elevato, mentre quello sottostante potrebbe appartenere a una precedente fase di rifacimento[1].
Un secondo segmento, localizzato più a sud-est, presentava una tecnica costruttiva differente, con due paramenti in blocchi squadrati collegati da muri trasversali a formare una struttura a cassoni. Il diverso orientamento dei tratti conservati indica un percorso articolato della cinta, adattato alla morfologia del terreno, mentre la loro disposizione mostra come le strutture chiudessero uno degli accessi alla zona superiore della collina[1].
Lo stato di conservazione delle mura è stato condizionato sia dai movimenti del terreno argilloso sia dall'asportazione dei blocchi avvenuta in epoche successive; nell'area furono inoltre riconosciute tracce di fornaci da calce, delle quali non fu possibile stabilire con certezza la cronologia[1]. Il settore di Santa Lucia rientra nel più ampio tracciato delle mura dell'antica Kroton e costituiva una delle posizioni elevate poste a controllo degli accessi alla città[4].
Sulla collina sono documentati anche i resti di una torre circolare in blocchi squadrati, mentre il circuito proseguiva sul versante orientale in direzione dell'attuale cimitero cittadino, raccordandosi al restante sistema difensivo della polis[3]. La ricostruzione topografica pubblicata nel 2023 individua nel settore meridionale una successione di torri e configura Santa Lucia come un colle fortificato inserito nel circuito urbano[6].
La frequentazione arcaica
[modifica | modifica wikitesto]La frequentazione della collina precede la costruzione delle fortificazioni monumentali del IV secolo a.C.: tra i materiali raccolti in superficie figurano infatti frammenti ceramici databili al VI e al V secolo a.C., oltre ad alcuni frammenti di ceramica protocorinzia, che documentano una presenza sull'altura già in età arcaica[1]. Anche le strutture sottostanti alla cinta appartengono a una fase edilizia precedente, ma i dati archeologici disponibili non consentono di definirne la funzione né di attribuirle con sicurezza a un più antico sistema difensivo[1]; la documentazione permette pertanto di distinguere la frequentazione arcaica del rilievo dalla successiva monumentalizzazione militare di età classica ed ellenistica.
L'ipotesi dell'acropoli
[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'individuazione delle strutture difensive fu proposta l'identificazione della collina di Santa Lucia con l'acropoli, o arx, di Kroton ricordata da Tito Livio, ipotesi che ha successivamente perso credito per l'assenza di evidenze archeologiche capaci di documentare sull'altura una funzione diversa da quella prevalentemente militare[7]. La localizzazione dell'acropoli è stata quindi ricercata anche nel settore dell'attuale centro storico, sul rilievo occupato dal castello di Carlo V[7][4], mentre le evidenze archeologiche di Santa Lucia sono riconducibili principalmente a una posizione fortificata d'altura inserita nel sistema di controllo del settore meridionale della città antica[6].
Tutela e valorizzazione
[modifica | modifica wikitesto]Con decreto dirigenziale regionale n. 11 del 20 gennaio 2012 le evidenze archeologiche presenti sulla collina di Santa Lucia sono state dichiarate di interesse archeologico[3]; il provvedimento interessa i resti delle fortificazioni e il loro rapporto con il sistema difensivo dell'antica Kroton.
La collina è stata successivamente compresa nel programma Antica Kroton, nell'ambito del quale, all'interno della linea dedicata all'area archeologica urbana, è stato individuato il sottointervento 1.2.2.3, denominato «Percorso naturalistico e paesaggistico Collina Santa Lucia» e finanziato per un milione di euro[8]. Con decreto dirigenziale n. 81 del 27 aprile 2026 sono stati approvati il progetto di fattibilità tecnico-economica e il progetto esecutivo ed è stata dichiarata la pubblica utilità delle opere[9].
Nel quadro dello stesso programma sono previsti interventi di scavo e riqualificazione nell'area della collina, insieme alla realizzazione di un collegamento naturalistico inserito nel sistema dei percorsi tra Crotone e Capo Colonna[10].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Henri Tréziny, Crotone: saggi sulla collina di Santa Lucia, in Crotone. Atti del ventitreesimo Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto, 7-10 ottobre 1983), Taranto, Istituto per la storia e l'archeologia della Magna Grecia, 1984, pp. 593-598.
- 1 2 3 4 5 (EN) Sébastien Joannin, Frédéric Quillévéré, Jean-Pierre Suc, Christophe Lécuyer e François Martineau, Early Pleistocene climate changes in the central Mediterranean region as inferred from integrated pollen and planktonic foraminiferal stable isotope analyses, in Quaternary Research, vol. 67, n. 2, 2007, pp. 264-274, DOI:10.1016/j.yqres.2006.11.001.
- 1 2 3 Mibact – Dichiarazione di Interesse Archeologico DDR n. 11 del 20-01-2012 Crotone, collina Santa Lucia, su Gruppo Archeologico Krotoniate. URL consultato il 19 agosto 2026.
- 1 2 3 Roberto Sconfienza, Architettura militare in Magna Grecia fra il IV secolo a.C. e l'età ellenistica, in Orizzonti. Rassegna di Archeologia, IV, 2003, pp. 169-183.
- ↑ (EN) Jean-Pierre Suc et al., The Crotone series: A synthesis and new data, in Quaternary International, vol. 219, n. 1-2, 2010, pp. 121-133, DOI:10.1016/j.quaint.2010.01.008.
- 1 2 Tommaso Tedesco, La carta archeologica di Crotone antica, in Roberta Belli Pasqua e Rita Sassu (a cura di), Nel segno di Archita. Scritti in memoria di Enzo Lippolis, collana Thiasos Monografie, vol. 20, Roma, Edizioni Quasar, 2023, pp. 293-304, ISBN 978-88-5491-415-5.
- 1 2 Gregorio Aversa, Riflessioni sulla fondazione di Crotone fra problematiche della colonizzazione e dinamiche di occupazione territoriale, in Quaderni di archeologia, I (n.s.), 2011, pp. 39-66, ISSN 1593-2664.
- ↑ Programma di Azione e Coesione (PAC) e complementare alla programmazione europea 2014/2020 – Percorso naturalistico e paesaggistico Collina Santa Lucia, su Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone, 7 maggio 2026. URL consultato il 19 agosto 2026.
- ↑ Decreto dirigenziale di dichiarazione di pubblica utilità e di approvazione del P.F.T.E./Progetto esecutivo, su Ministero della cultura – Portale Trasparenza, 27 aprile 2026. URL consultato il 19 agosto 2026.
- ↑ Intervento di scavo archeologico e riqualificazione urbana dell'Antica Kroton, su Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, 9 giugno 2026. URL consultato il 19 agosto 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Gregorio Aversa, Riflessioni sulla fondazione di Crotone fra problematiche della colonizzazione e dinamiche di occupazione territoriale, in Quaderni di archeologia, I (n.s.), 2011, pp. 39-66, ISSN 1593-2664.
- (EN) Sébastien Joannin, Frédéric Quillévéré, Jean-Pierre Suc, Christophe Lécuyer e François Martineau, Early Pleistocene climate changes in the central Mediterranean region as inferred from integrated pollen and planktonic foraminiferal stable isotope analyses, in Quaternary Research, vol. 67, n. 2, 2007, pp. 264-274, DOI:10.1016/j.yqres.2006.11.001.
- Roberto Sconfienza, Architettura militare in Magna Grecia fra il IV secolo a.C. e l'età ellenistica, in Orizzonti. Rassegna di Archeologia, IV, 2003, pp. 169-183.
- Roberto Spadea, La topografia, in Crotone. Atti del ventitreesimo Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto, 7-10 ottobre 1983), Taranto, Istituto per la storia e l'archeologia della Magna Grecia, 1984, pp. 119-166.
- Roberto Spadea, Crotone tra IV e III secolo a.C.: precisazioni topografiche, in Crotone e la sua storia tra IV e III secolo a.C., Napoli, 1993, pp. 19-39.
- (EN) Jean-Pierre Suc et al., The Crotone series: A synthesis and new data, in Quaternary International, vol. 219, n. 1-2, 2010, pp. 121-133, DOI:10.1016/j.quaint.2010.01.008.
- Tommaso Tedesco, La carta archeologica di Crotone antica, in Roberta Belli Pasqua e Rita Sassu (a cura di), Nel segno di Archita. Scritti in memoria di Enzo Lippolis, collana Thiasos Monografie, vol. 20, Roma, Edizioni Quasar, 2023, pp. 293-304, ISBN 978-88-5491-415-5.
- Henri Tréziny, Crotone: saggi sulla collina di Santa Lucia, in Crotone. Atti del ventitreesimo Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto, 7-10 ottobre 1983), Taranto, Istituto per la storia e l'archeologia della Magna Grecia, 1984, pp. 593-598.

