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Elena (mitologia)

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Disambiguazione – "Elena di Troia" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Elena di Troia (disambigua).
«E molte vite sono morte per me sullo Scamandro,
e io, che pure tanto ho sofferto, sono maledetta,
ritenuta da tutti traditrice di mio marito
e rea di avere acceso una guerra tremenda per la Grecia.»
Elena
Elena e Paride di Jacques-Louis David (olio su tela, 1788, Louvre, Parigi)
SagaCiclo Troiano
Nome orig. Ἑλένη (Élene)
AutoreOmero
Interpretata da
Caratteristiche immaginarie
Epiteto
  • ἠϋκόμοιο (dai bei capelli)
  • λευκώλενος (dalle bianche braccia)
  • Ἀργείη (di Argo)
  • δια γυναικῶν (donna divina)
  • Διὸς ἐκγεγαυῖα (figlia di Zeus)
SpecieSemidea
SessoFemmina
Luogo di nascitaSparta
Professione

Elena (in greco antico Ἑλένη?) è un personaggio della mitologia greca. Figlia di Zeus e Leda, era sorella di Clitemnestra, Castore e Polluce ed era celebre per la sua estrema bellezza[1]: di lei si diceva, infatti, che fosse la donna più bella del mondo.

Di origine spartana, la sua fuga con Paride fu tra le cause scatenanti che portarono alla celebre guerra di Troia: per tale motivo è spesso nota come Elena di Troia o Elena di Sparta, città a lei associate.

Il significato del nome Elena è sempre stato di difficile interpretazione, in quanto ritenuto di origine non greca. Nell'Agamennone di Eschilo, il poeta suggerisce un collegamento con la radice di ἑλεῖν (infinito aoristo dal greco antico αἱρέω?, "prendere", "afferrare", "impadronirsi di"[2]) attribuendo al suo nome un significato nefasto:

(greco antico)
«...τὰν δορίγαμβρον ἀμφινεικῆ θ᾽Ἑλέναν; ἐπεὶ πρεπόντως ἑλένας, ἕλανδρος, ἑλέπτολις, [...]»
(italiano)
«[Chi] ...chiamò così Elena, sposata a suscitar guerra e da ambo le parti contesa? E veramente distruggitrice di navi, sterminatrice di uomini e di città, [...]»

Secondo il grecista Martin Persson Nilsson invece si tratterebbe di un'antica dea della vegetazione minoica, da cui deriverebbe il nome greco dell'enula campana (in greco antico ἑλένιον?[3]); altri, come Albert Carnoy e Hans von Kamptz, ipotizzano una derivazione dall'indoeuropeo *səel-, "brillare"[4] o dal greco antico ἑλάνη?, "fiaccola"[5], trattandosi di una dea luminosa sorella dei Dioscuri.

Di opinione opposta invece Paul Wathelet, che ricorda l'esistenza di una versione maschile dello stesso nome (Eleno, in greco antico Ἕλενος?) attribuito a uno dei figli di Priamo ed Ecuba, come prova dell'origine greca del nome.[6]

Era figlia di Zeus e Leda, quindi sorella di Polluce[7] ma anche di Clitennestra[8] e Castore[9], che Leda aveva generato con Tindaro. Secondo altre versioni era invece figlia di Zeus e Nemesi: quest'ultima l'avrebbe generata sotto forma di un uovo, poi affidato sempre alla stessa Leda.[10]

Fu rapita da Teseo, che la sposò: dalla loro unione, secondo alcuni storici, nacque Ifigenia[11]. Si unì poi a Menelao, generando secondo la tradizione omerica solamente Ermione[12] ma, secondo varie fonti, anche Nicostrato[13] e Plistene[14]. Successivamente, da Paride ebbe i figli Bugono[senza fonte], Agano[14], Ideo[senza fonte] e Elena.[senza fonte]

Dopo la morte si unì anche ad Achille, nelle Isole Fortunate, dando vita a Euforione.[15]

Teseo rapisce Elena. Dettaglio da un'anfora a figure rosse del 510 a.C.

Elena nacque da Leda[7] o da Nemesi[10], a seconda delle versioni, ed ebbe come padre Zeus: ciò le garantì la bellezza di una dea[1] e l'accesso per diritto ai Campi Elisi[16]. Il suo fascino era tale che da giovane, mentre danzava nel tempio di Artemide Orthia a Sparta, fu rapita da Teseo e Piritoo e portata ad Afidne, in Attica: poiché la giovane non era ancora in età da marito, Teseo la affidò alle cure della madre Etra e dell'amico Afidno, con l’ordine di custodirla e tenerla nascosta agli altri.

Mentre Teseo e Piritoo si trovavano nell’Ade con l'obiettivo di rapire Persefone, Castore e Polluce vennero a sapere da Academo[17] (o da Decelo, a seconda della versione[18]) dove era nascosta la sorella e attaccarono Afidne per liberarla: i due riuscirono nell'impresa, portando con loro anche Etra come prigioniera e schiava di Elena.[19]

Al suo ritorno in patria Elena, ormai adulta, divenne oggetto dell’attenzione di numerosi pretendenti, provenienti da ogni parte della Grecia e originari delle famiglie più nobili. L'elenco di coloro che chiesero la mano di Elena, variabile a seconda delle fonti, è il seguente:

Lista comparata dei pretendenti di Elena negli scritti antichi
Pseudo-Apollodoro
(Bib., III, 10, 8)
Esiodo
(Cat., frg. 68)
Gaio Giulio Igino
(Fab., LXXXI, XCVII)
AgapenoreAgapenore
Aiace OileoAiace Oileo
Aiace TelamonioAiace TelamonioAiace Telamonio
Alcmeone
AnfilocoAnfiloco
AnfimacoAnfimaco
Anceo
AntilocoAntiloco
AscalafoAscalafo
Blaniro
Clizio
DiomedeDiomede
ElefenoreElefenoreElefenore
Epistrofo
Eumelo di FereEumelo di Fere
EuripiloEuripilo
Femio
Fidippo
FilotteteFilotteteFilottete
Ialmeno
IdomeneoIdomeneo
Leito
LeonteoLeonteo
Licomede
MacaoneMacaone
MegeteMegete
MenelaoMenelaoMenelao
MenesteoMenesteoMenesteo
Merione
Nireo
PatrocloPatroclo
PeneleoPeneleo
PodalirioPodalirio
PolipetePolipete
PolissenoPolisseno
ProtesilaoProtesilaoProtesilao
Schedio
SteneloStenelo
TalfioTalfio
Teucro
Tlepolemo
Toante
OdisseoOdisseoOdisseo

Re Tindaro, patrigno di Elena, temendo il risentimento dei pretendenti rifiutati, li fece giurare su suggerimento di Odisseo che essi si sarebbero uniti contro chiunque avesse tentato di sottrarre Elena al marito da lei prescelto:

(greco antico)
«παρεγένοντο δὲ εἰς Σπάρτην ἐπὶ τὸν Ἑλένης γάμον οἱ βασιλεύοντες Ἑλ-λάδος. [...] τούτων δρῶν τὸ πλῆθος Τυνδάρεως ἐδεδοίκει μὴ κριθέντος ἑνὸς στασιάσωσιν οἱ λοιποί. ὑποσχομένου δὲ Ὀδυσσέως, ἐὰν συλλάβηται πρὸς τὸν Πηνελόπης αὐτῷ γάμον, ὑποθήσεσθαι τρόπον τινὰ δι' οὗ μηδε μία γενήσεται στάσις, ὡς ὑπέσχετο αὐτῷ συλλήψεσθαι ὁ Τυνδάρεως, πάντας εἶπεν ἐξορκίσαι τοὺς μνηστῆρας βοηθήσειν, ἐὰν ὁ προκριθεὶς νυμφίος ὑπὸ ἄλλου τινὸς ἀδικῆται περὶ τὸν γάμον.»
(italiano)
«Giunsero a Sparta per chiedere la mano di Elena i re dell’Ellade. [...] Vedendo la folla dei pretendenti, Tindaro ebbe timore che, se uno fosse stato scelto, gli altri si sarebbero ribellati. Ma Odisseo promise che, se l'avesse aiutato a sposare Penelope, gli avrebbe fornito il modo di evitare ogni sommossa. Tindaro promise di aiutarlo e allora Odisseo gli disse di impegnare tutti i pretendenti con un giuramento: avrebbero dato aiuto allo sposo prescelto se qualcuno avesse recato offesa al suo matrimonio.»

Elena scelse così Menelao, che sposò e dal quale generò la figlia Ermione.[12][13]

La fuga con Paride

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Lo stesso argomento in dettaglio: Giudizio di Paride.
Elena incontra Paride in un affresco da Pompei

Paride, figlio del re troiano Priamo, ottenne dalla dea Afrodite la possibilità di avere in sposa la donna più bella del mondo[20]: quest'ultima non poteva che essere Elena, che venne di conseguenza sedotta e portata a Troia da quest'ultimo:

(greco antico)
«ἐπὶ ἐννέα ἡμέρας ξενίζεται παρὰ Μενελάου. τῇ δεκάτηῃ δὲ πορευθέντος εἰς Κρήτην ἐχεί-νου κηδεῦσαι τὸν μητροπάτο-ρα Κατρέα, πείθει τὴν Ἑλένην ἀπαγαγεῖν σὺν ἑαυτῷ. ἡ δὲ ἐνναέτη Ερ-μιόνην καταλιποῦσα, ἐνθεμένη τὰ πλεῖστα τῶν χρημάτων, ἀνάγεται τῆς νυκτὸς σὺν αὐτῷ.»
(italiano)
«Per nove giorni [Paride] è ospite di Menelao, ma il decimo giorno — mentre Menelao è a Creta per la sepoltura del nonno materno Catreo — persuade Elena ad andarsene con lui. Lei abbandona Ermione, la figlia di nove anni, carica sulle navi la maggior parte dei suoi averi e salpa con Paride durante la notte.»

Menelao, scoperta la sua assenza, si recò a Micene da suo fratello Agamennone, pregandolo di esortare i grandi condottieri ed eroi Greci che avevano giurato anni addietro di mantenere la promessa. Essi, riunitisi, decisero così di vendicare il suo rapimento e conseguentemente organizzarono la grande spedizione che avrebbe dato origine alla decennale guerra di Troia.

La guerra di Troia e oltre

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Menelao recupera Elena in un'anfora attica del 550 a.C.

Durante la guerra, Elena si dimostrò in più occasioni partecipe alle vicende dei Greci e molto vicina al suocero Priamo e al cognato Ettore. Profondamente angosciata dal destino a cui è stata condannata da forze divine a lei superiori[21][22], si mostra intollerante anche nei confronti dello stesso Paride, desiderando la sua morte pur di porre fine alla propria agonia.[23]

Dopo la morte di Paride, Elena venne nuovamente data in sposa: questa volta la contesa fu tra Eleno e Deifobo, con la vittoria di quest'ultimo[24]. Dopo la conquista della città da parte dei Greci, Deifobo fu ucciso ed Elena si riconciliò con il marito Menelao[25]. Insieme ad lui si imbarcò alla volta di Sparta, in un lungo viaggio di ritorno che durò ben otto anni[26]. A Sparta essa visse ancora al fianco di Menelao per alcuni anni nella pace e nella serenità: tra i pochi dettagli noti è certo che insieme al suo sposo ricevette Telemaco, figlio di Odisseo, venuto per chiedere informazioni sul padre.

Secondo il poeta Virgilio, prima che Elena fuggisse da Troia con i Greci fu avvistata da Enea: quest'ultimo, colmo di rabbia nei suoi confronti, meditò di ucciderla finché non venne fermato dalla madre Venere.[27]

Non esiste una versione condivisa sulla morte di Elena. Secondo la profezia di Proteo narrata nell’Odissea, Menelao ed Elena erano destinati a non conoscere la morte, bensì a venir accolti dagli dei nei Campi Elisi[16]; secondo Pausania, invece, i due coniugi vennero sepolti a Terapne, in Laconia.[28]

Un altro racconto riferisce che, dopo la morte di Menelao, ella fu condotta fuori dal Peloponneso dai figli di quest’ultimo, e trascorse gli ultimi tempi a Rodi, dove venne infine legata ad un albero e strangolata da Polisso; i Rodii espiarono il crimine dedicandole un tempio e venerandola con il nome di Elena Dendrite.[29]

Da ricordare, infine, una variante del mito troiano, fatta propria da Stesicoro e ripresa da Euripide nella sua Elena, secondo la quale non fu Elena in persona a seguire Paride a Troia, ma una sua immagine, mentre la donna reale trascorse gli anni della guerra di Troia in Egitto, alla corte di Proteo.

Analisi del personaggio

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La Testa di Elena di Antonio Canova, 1811

Nell'Iliade Elena è un personaggio tragico, obbligata a essere la moglie di Paride dalla dea Afrodite, verso cui nutre un sentimento di rabbia per il destino a cui l'ha ingiustamente condannata:

(greco antico)
«δαιμονίη, τί με ταῦτα λιλαίεαι ἠπεροπεύειν; Η πῇ με προτέρω πολίων εὖ ναιομενάων ἄξεις, ἢ Φρυγίης ἢ Μπονίης ἐρατεινῆς, εἴ τις τοι καὶ κεῖθι φίλος μερόπων ἀνθρώπων· οὔνεκα δὴ νῦν δῖον ᾿Αλέξανδρον Μενέλαος νικήσας ἐθέλει στυγερὴν ἐμὲ οἴκαδ᾽ ἄγεσθαι, τοῦνεκα δὴ νῦν δεῦρο δολοφρονέουσα παρέστης; Ἦσο παρ᾿ αὐτὸν ἰοῦσα, θεῶν δ᾽ ἀπόεικε κελεύθου, μηδ᾽ ἔτι σοῖσι πόδεσσιν ὑποστρέψειας Ὄλυμπον, ἀλλ᾽ αἰεὶ περὶ κεῖνον ὀἴζυε καὶ ἑ φύλασσε, εἰς ὅ κέ σ' ἢ ἄλοχον ποιήσεται, ἢ ὅ γε δούλην. Κεῖσε δ᾽ ἐγὼν οὐκ εἶμι – νεμεσσητὸν δὲ κεν εἴη κείνου πορσανέουσα λέχος· Τρῳαὶ δὲ μ᾿ ὀπίσσω πᾶσαι μωμήσονται· ἔχω δ᾽ ἄχε᾿ ἄκριτα θυμῷ»
(italiano)
«Dea, perché vuoi illudermi con le tue parole? Certo mi porterai ancor più lontano, in qualche bella città della Frigia o della Meonia dolcissima, se anche lì c'è un uomo a te caro. Poiché oggi Menelao ha battuto il glorioso Alessandro e vuole riportare a casa questa moglie odiosa, per questo ora mi vieni vicina, a tramare inganni? Va’ da lui dunque, lascia le vie degli dèi, non ritornare più sull’Olimpo: datti pena per lui, invece, e su di lui veglia per sempre, fino a che faccia di te la sua sposa o la sua schiava. Io non andrò — sarebbe indegno —, non andrò a preparare il suo letto; parlerebbero male di me tutte le donne di Troia ed io ho un'immensa pena nel cuore»

Nessuna colpa le può essere rinfacciata, data la sua incolpevole bellezza, anche se le si dà la colpa della guerra che insanguina Troia[30] e lei stessa si rimprovera continuamente di essere la causa di tanti mali, sebbene sia consapevole che, in definitiva, quanto accaduto è dovuto al Fato. Non è una donna felice, disprezza Paride ed è invisa a molti troiani: solo Priamo ed Ettore si mostrano gentili con lei, e in occasione della morte di quest'ultimo, Elena proverà un sincero dolore.

Una seconda Elena è citata in poemi posteriori come figlia di Egisto e Clitennestra. Era sorella di Alete ed Erigone e fu uccisa da Oreste che la scovò nella reggia di Micene dopo avere vagato alla ricerca dei sostenitori di Egisto e la madre, che uccise accecato dalla vendetta.[31]

Esiste anche una terza Elena: figlia di Elena e Paride, venne uccisa ancora bambina dalla nonna paterna, Ecuba, che si accese d'ira alla caduta di Troia per la morte dei suoi abitanti e decise di uccidere la figlia della donna che aveva causato la guerra.[senza fonte]

Nella cultura successiva

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Elena di Troia di Gaston Bussière, 1895.

A Elena è intitolata la Helen Planitia su Venere.[32]

  1. 1 2 Omero, Iliade, 3, vv. 156-158.
    «Non c’è da stupirsi che Troiani ed Achei dalle belle armature così a lungo patiscano per una donna simile; alle dee immortali, terribilmente, somiglia.»
  2. Dizionario Greco Antico Olivetti, αἱρέω, su grecoantico.com. URL consultato il 14 luglio 2026.
  3. (DE) Martin Persson Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, vol. 1, Monaco di Baviera, C.H. Beck'sche Verlagsbuchhandlung, 1955, p. 315.
    «[...] darin ähnelt sie der Helena, die mit dem Baumkultus verbunden war. Ein Kraut wurde ἑλένειον genannt, ἑλένη bedeutet einen gefloch-tenen Korb, in dem ἄρρητα ἱερά bei einem Ἑλενηφόρια genannten Fest ge-tragen wurden.»
  4. (FR) Albert Carnoy, Dictionnaire étymologique de la mythologie gréco-romaine, Parigi, Librairie Orientaliste Paul Geuthner, 1957, p. 67.
    «fut d’abord une déesse lumineuse, sœur de Dioscures. Ces jumeaux du ciel sont, dans l’Inde, les suivants de l’Aurore. Donc le nom d’Hélène vient de syel «briller»»
  5. (DE) Hans von Kamptz, Homerische Personennamen, Gottinga, Vandenhoeck & Ruprecht, 1958, p. 136.
    «ἑλάνη "Fackel" (Neanth. 4. J.) neben ἐλένη»
  6. (FR) Paul Wathelet, Dictionnaire des Troyens de l'Iliade (PDF), vol. 1, Liegi, Université de Liège, 1988, p. 509.
    «"Έλενος ne s'explique pas par le grec, il est difficile de ne pas y voir le masculin de 'Ελένη'. L'étymologie du nom d'Hélène décourage les étymo-logistes, dont Pierre Chantraine. Parmi d'autres hypothèses, on a tenté de faire venir le nom d'une racine indo-européenne swel-, avec le sens de 'briller', mais rien n'est assuré à cet égard.»
  7. 1 2 Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, 3.10.7.
    «Zeus, sotto forma di cigno, si unì a Leda e, nella stessa notte, si unì a lei anche Tindaro: da Zeus nacquero Elena e Polluce, da Tindaro Castore e Clitemnestra.»
  8. Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, 3.10.7.
    «Zeus, sotto forma di cigno, si unì a Leda e, nella stessa notte, si unì a lei anche Tindaro: da Zeus nacquero Elena e Polluce, da Tindaro Castore e Clitemnestra.»
  9. Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, 3.10.7.
    «Zeus, sotto forma di cigno, si unì a Leda e, nella stessa notte, si unì a lei anche Tindaro: da Zeus nacquero Elena e Polluce, da Tindaro Castore e Clitemnestra.»
  10. 1 2 Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, 3.10.7.
    «Alcuni dicono però che Elena era figlia di Zeus e di Nemesi. Nemesi, per sfuggire a Zeus, si mutò in oca, ma Zeus prese la forma di cigno e si unì a lei. Dall’unione Nemesi partorì un uovo che un pastore trovò nei boschi e portò in dono a Leda; Leda lo custodì in un'urna e, a tempo debito, nacque Elena che lei allevò come sua figlia.»
  11. Pausania, 22.6-7, in Periegesi della Grecia, vol. 2.
    «Vicino ai Re si trova un santuario dedicato a Ilizia, consacrato da Elena quando, dopo che Teseo era partito con Piritoo per la Tesprozia, Afidna era stata conquistata dai Dioscuri ed Elena veniva condotta a Sparta. Si narra infatti che fosse incinta, che partorì ad Argo e che lì fondò il santuario di Ilizia, affidando la figlia che aveva dato alla luce a Clitennestra, che era già sposata con Agamennone, mentre lei stessa in seguito sposò Menelao. E su questo punto i poeti Euforione di Calcide e Alessandro Etolo, e ancor prima di loro Stesicoro di Imera, concordano con gli Argivi nell’affermare che Ifigenia fosse figlia di Teseo.»
  12. 1 2 Omero, vv.12-14, in Odissea, vol. 4.
    «[...] ad Elena non concessero altra prole gli dei, dopoché partorì una volta l’amabile figlia, Ermione, che aveva l’aspetto dell’aurea Afrodite.»
  13. 1 2 Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, 30.11.1.
    «Da Elena Menelao ebbe Ermione e secondo alcuni Nicostrato»
  14. 1 2 scolio ad Andromaca di Euripide, 898, in Cypria, frammento 12 B/10 D, p. 307.
    «[...] Colui che raccolse le storie dei Cypria afferma invece che fu Plistene a nascere da Elena, con il quale giunse a Cipro anche Agano, che nacque da lei e da Alessandro.»
  15. Fozio di Costantinopoli, 190. Tolomeo Efestione, Storia Nuova, in Biblioteca.
    «Da Elena e Achille nacque, nelle Isole Fortunate, un bambino alato che chiamarono Euforione [...]»
  16. 1 2 Omero, vv. 561-569, in Odissea, vol. 4.
    «Quanto a te, o Menelao allevato da Zeus, non è stabilito tu muoia e subisca il destino ad Argo che pasce cavalli, ma al Campo Elisio e all’estremità della terra dove è il biondo Radamanto, gli immortali ti manderanno [...] perché hai Elena e sei genero, per essa, di Zeus.»
  17. Plutarco, Teseo, 32.3, in Vite parallele.
    «Avendo i cittadini risposto che essi non l’avevano né sapevano dove fosse stata lasciata [Elena], [i Tindaridi] mossero guerra. Academo, allora, che in qualche modo era venuto a conoscere la cosa, indicò il suo nascondiglio in Afidne.»
  18. Erodoto, 73.2, in Storie, IX.
    «Quando anticamente i Tindaridi, per riavere Elena, avevano invaso l’Attica con un grande esercito e mettevano sottosopra i demi, non sapendo dove fosse rifugiata Elena, si narra che allora i Decelei secondo alcuni, Decelo in persona secondo altri, indignato per la tracotanza di Teseo e temendo per la sorte dell’Attica intera, rivelò loro ogni cosa e li condusse ad Afidna, che Titaco, uno del luogo, consegnò a tradimento ai Tindaridi.»
  19. Plutarco, Teseo, 34.1, in Vite parallele.
    «Dicono che Etra, la madre di Teseo, fatta prigioniera, fu condotta a Sparta e che di là andò a Troia insieme con Elena.»
  20. Omero, vv. 28-30, in Iliade, vol. 24.
    «[...] la follia di Alessandro che osò insultare le dee: quando si recarono infatti al recinto dove sorvegliava il bestiame, egli scelse colei che gli fece dono della lussuria funesta.»
  21. Omero, vv. 172-175, in Iliade, vol. 3.
    «Suocero mio, io ti rispetto e ti temo; vorrei aver scelto la morte crudele, quando seguii tuo figlio, e lasciai il letto nuziale, i parenti, la figlia bambina, le amate compagne; non è stato così: ed è per questo che mi consumo nel pianto.»
  22. Omero, vv. 344-351, in Iliade, vol. 6.
    «[...] come vorrei che il giorno in cui mia madre mi diede alla luce una tempesta di vento mi avesse portato lontano, sulla cima di una montagna o fra le onde del mare sonoro e le onde mi avessero trascinato via prima che tutto questo accadesse... Ma poiché gli dèi ordirono tali sciagure, avrei voluto essere sposa di un uomo migliore, che sapesse cos'è lo sdegno e le molte offese degli uomini.»
  23. Omero, vv. 428-429, in Iliade, vol. 3.
    «Sei dunque tornato dalla battaglia; vorrei che tu fossi morto là, per mano di un forte guerriero, di colui che fu il mio primo sposo.»
  24. Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, Epitome 5S, 9.
    «Alla morte di Alessandro, scoppia una contesa fra Eleno e Deifobo per le nozze con Elena. Elena sceglie Deifobo, e allora Eleno abbandona Troia e va a vivere sull’Ida.»
  25. Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, Epitome 5S, 22.
    «Menelao, dopo aver ucciso Deifobo, porta Elena alle navi.»
  26. Omero, vv. 81-82, in Odissea, vol. 4.
    «[...] dopo tanto soffrire e tanto vagare, le portai con le navi e all’ottavo anno arrivai;»
  27. Virgilio, vv. 282-287, in Eneide, vol. 2.
    «È vero, un soldato può guadagnare ben poco onore, e non vantare alcuna conquista, uccidendo una donna: eppure il fatto non passerà senza plauso, quella vendetta compiuta per una causa così giusta; Il crimine punito darà pace alla mia anima, e placherà le mormoranti anime dei miei amici.»
  28. Pausania, Periegesi della Grecia, 3.19.9.
  29. Anna Ferrari, Elena, in Dizionario di Mitologia Greca e Latina, UTET, 2018, p. 263. URL consultato il 14 luglio 2026.
  30. Omero, Iliade, libro VI.
  31. Tolomeo, Efestione, IV, citato da Fozio, p. 479.
  32. (EN) Helen Planitia, su Gazetteer of Planetary Nomenclature. URL consultato il 13 dicembre 2015.
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