Garessio
| Garessio comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Luciano Sciandra (lista civica Garessio Aperta) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°12′N 8°01′E |
| Altitudine | 621 m s.l.m. |
| Superficie | 131,29 km² |
| Abitanti | 2 848[1] (31-5-2026) |
| Densità | 21,69 ab./km² |
| Frazioni | Cappello, Cerisola, Deversi, Garessio 2000, Mindino, Mursecco, Pianbernardo, Piangranone, Trappa, Valdinferno |
| Comuni confinanti | Bardineto (SV), Calizzano (SV), Castelvecchio di Rocca Barbena (SV), Erli (SV), Nasino (SV), Ormea, Pamparato, Priola, Roburent, Viola |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 12075 |
| Prefisso | 0174 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 004095 |
| Cod. catastale | D920 |
| Targa | CN |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa)[2] |
| Cl. climatica | zona F, 3 085 GG[3] |
| Nome abitanti | garessini |
| Patrono | san Rocco Madonna del Rosario (compatrona) |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Garessio (Garèss in piemontese, Garesce in ligure, scritto anche Garéshe nel dialetto locale e Garesci in genovese[4]) è un comune italiano di 2 848 abitanti[1] della provincia di Cuneo, in Piemonte.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale di Garessio si estende a cavallo dello spartiacque padano-ligure delle Alpi Liguri, che separa il bacino idrografico del Po da quello del mar Ligure. Il limite convenzionale tra le Alpi e gli Appennini è posto più a est, presso il colle di Cadibona, in provincia di Savona. Lo spartiacque è attraversato, nel territorio garessino, dal colle San Bernardo (957 m), importante valico di collegamento tra l'alta val Tanaro e il versante ligure.
Le frazioni di Cerisola e Le Volte si trovano sul versante marittimo dello spartiacque e sono storicamente collegate con Albenga e il suo entroterra. Un ulteriore collegamento con il territorio ligure è costituito dal colle del Quazzo, attraverso il quale si raggiunge Calizzano, nell'alta Val Bormida.
Il capoluogo sorge nell'alta val Tanaro, lungo il corso del fiume Tanaro, ed è dominato dal monte Pietra Ardena.[5]
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il toponimo è documentato nel Medioevo nella forma latina Garexium, attestata, secondo la tradizione storiografica locale, in un atto pubblico del 1064.[6]
L'origine del nome non è tuttavia certa. Una delle interpretazioni tradizionali lo riconduce al termine garricus, con il significato di «terreno incolto», unito a un elemento -esce, interpretato come «luogo di passaggio»; da tale composizione sarebbe derivata la forma medievale Garexium e, successivamente, l'odierno Garessio.[6]
Storia
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Dalla preistoria all'età romana
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio di Garessio risulta frequentato fin dalla preistoria, come testimoniano i ritrovamenti archeologici provenienti dalle numerose cavità naturali della zona, tra le quali le grotte del Gray e di Valdinferno.[6] Reperti litici e ceramici rinvenuti nel territorio documentano una presenza umana protrattasi dal Paleolitico e dal Neolitico fino alle successive fasi dell'età antica.[7]
Prima della conquista romana l'alta val Tanaro era abitata da popolazioni appartenenti ai Liguri, tra le quali i Vagienni. Dopo l'inserimento dell'area nel dominio di Roma, il territorio garessino fu collegato amministrativamente al municipium di Albingaunum e alla tribù Publilia.[6]
Dell'epoca romana sono state individuate diverse testimonianze archeologiche, tra cui iscrizioni provenienti dalle località di Trappa e Mindino, sepolture con corredi ceramici e resti di strutture viarie e di attraversamento, tra i quali quelli tradizionalmente identificati con la testata del ponte romano di Piangranone.[6]
La diffusione del cristianesimo nel territorio è testimoniata dalla presenza dell'antica pieve di San Costanzo, sorta, secondo la tradizione locale, sul sito di un precedente sacello di età romana.[6]
Il Medioevo
[modifica | modifica wikitesto]A partire dall'Alto Medioevo il territorio dell'alta val Tanaro risentì delle vicende politiche e militari che interessarono il Piemonte meridionale e l'entroterra ligure. Tra il IX e il X secolo la regione subì le incursioni dei Saraceni, provenienti dalle loro basi nella Provenza mediterranea e attivi in diverse aree delle Alpi occidentali.[6]
Nel corso del X secolo l'area venne progressivamente inserita nell'organizzazione territoriale della Marca Aleramica, costituitasi nell'ambito della riorganizzazione delle marche dell'Italia nord-occidentale avviata sotto Berengario II.[6]
Dopo il Mille si verificò un nuovo sviluppo degli insediamenti e delle istituzioni religiose. A questo periodo risalgono la fondazione o il consolidamento di numerose chiese e comunità monastiche della zona; particolare importanza assunse la Certosa di Casotto, fondata nell'XI secolo nell'omonima valle.[6]
La prima attestazione documentaria del nome di Garessio, nella forma Garexium, viene tradizionalmente fatta risalire al 1064.[6] Nel corso dei secoli successivi il centro entrò nell'orbita del Marchesato di Ceva. Una tappa particolarmente importante nella formazione delle istituzioni comunali fu raggiunta nel 1276, quando il marchese Giorgio II di Ceva, detto «il Nano», concesse agli abitanti di Garessio una serie di statuti in riconoscimento dei servizi militari prestati. Le disposizioni furono successivamente raccolte nel cosiddetto Libro della Catena, conservato presso la biblioteca civica.[6]
Il centro medievale si sviluppò principalmente nell'attuale Borgo Maggiore, sovrastato da un castello fortificato, probabilmente risalente al XII secolo, che fu residenza dei marchesi di Ceva-Garessio e successivamente passò agli Spinola. Dell'antico sistema difensivo rimangono ruderi del castello, tratti delle mura, porte, torri e altre strutture fortificate.[8]
Dall'età moderna alla dominazione francese
[modifica | modifica wikitesto]Per la sua posizione strategica tra il Piemonte e la Liguria, nei secoli dell'età moderna Garessio fu coinvolta ripetutamente nelle guerre combattute per il controllo dell'area alpina e dell'Italia nord-occidentale. Il territorio fu interessato dal passaggio di eserciti e conobbe occupazioni, saccheggi ed epidemie durante i conflitti che coinvolsero, tra gli altri, i Savoia, la Repubblica di Genova, la Francia e la Spagna.[6]
Nella prima metà del XVII secolo anche il sistema fortificato medievale perse progressivamente la propria funzione. Il castello che dominava Borgo Maggiore fu abbattuto durante l'espansione sabauda nel Piemonte meridionale; le fonti comunali ne collocano la distruzione intorno al 1635, durante il regno di Vittorio Amedeo I di Savoia.[6][9]
Nel 1744 una grave piena del Tanaro danneggiò pesantemente la chiesa parrocchiale del Borgo Ponte, situata nell'area dell'odierna piazza Marconi. L'edificio venne successivamente abbandonato e la chiesa ricostruita sulla sponda opposta del fiume, in posizione maggiormente arretrata rispetto all'alveo.
Alla fine del XVIII secolo Garessio fu direttamente coinvolta nelle operazioni delle guerre rivoluzionarie. A partire dal 1794 il territorio fu attraversato dalle truppe francesi impegnate sul fronte delle Alpi e dell'Appennino ligure-piemontese.[6] Con l'affermazione della Francia rivoluzionaria e successivamente dell'Impero napoleonico, il territorio seguì le trasformazioni politico-amministrative che interessarono il Piemonte.
Dalla Restaurazione all'Unità d'Italia
[modifica | modifica wikitesto]Con la caduta di Napoleone e la Restaurazione, nel 1814 Garessio ritornò sotto la sovranità dei Savoia, entrando nuovamente a far parte del Regno di Sardegna.[6]
Nel corso del XIX secolo il paese seguì quindi le vicende politiche dello Stato sabaudo e del Risorgimento, entrando nel 1861, insieme al resto del Piemonte, nel costituito Regno d'Italia.[6]
Tra Ottocento e Novecento il centro conobbe un progressivo sviluppo delle infrastrutture e dei collegamenti con la costa ligure e gli altri centri della val Tanaro. Nel 1903 sarebbe stato inoltre attivato un collegamento automobilistico tra Garessio e Ventimiglia, indicato dalla tradizione locale come una delle prime linee automobilistiche extraurbane italiane.[senza fonte]
La seconda guerra mondiale e la Resistenza
[modifica | modifica wikitesto]Durante la seconda guerra mondiale, e in particolare dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il territorio di Garessio e dell'alta val Tanaro fu interessato dalle attività della Resistenza e dagli scontri con le forze nazifasciste.
Per il contributo della popolazione alla guerra di Liberazione e per i sacrifici sostenuti durante il conflitto, Garessio è stata insignita della Medaglia di bronzo al valor militare ed è annoverata tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione.
Le alluvioni
[modifica | modifica wikitesto]La posizione dell'abitato lungo il Tanaro ha esposto ripetutamente Garessio alle piene del fiume. Oltre alla grave alluvione documentata nel 1744, particolarmente distruttivo fu l'evento del 5 novembre 1994, quando l'esondazione del Tanaro e dei corsi d'acqua minori provocò estesi allagamenti e gravi danni al centro abitato, in particolare nel Borgo Ponte. Nella piazzetta Marconi le acque raggiunsero circa 2,5 metri rispetto al piano stradale.[10]
Il territorio è stato nuovamente interessato da importanti eventi alluvionali nel 2016 e nel 2020. Il 24 novembre 2016 il livello del Tanaro a Garessio raggiunse i 5,19 metri, superando di oltre due metri la soglia di pericolo; l'esondazione interessò nuovamente il centro urbano e provocò danni ad abitazioni e attività commerciali.[11] Una nuova piena eccezionale si verificò nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2020, quando il Tanaro invase nuovamente parte dell'abitato.[12]
Valdinferno
[modifica | modifica wikitesto]Alla storia locale è legata anche la frazione montana di Valdinferno. Una tradizione attribuisce l'origine del toponimo a Napoleone Bonaparte, che avrebbe attraversato la valle durante una campagna militare e l'avrebbe definita «valle d'inferno», secondo alcune versioni per le difficili condizioni climatiche incontrate e secondo altre per la presenza di torbiere in combustione. L'episodio non è tuttavia suffragato da documentazione storica e va pertanto considerato una tradizione locale.[13]
Alla frazione è inoltre legata la figura di Armando Sereno, reduce della campagna di Russia, che vi abitò stabilmente fino agli ultimi anni della propria vita. Secondo la memoria locale, durante la guerra Sereno fece voto alla Madonna che, qualora fosse riuscito a fare ritorno, non avrebbe più abbandonato Valdinferno; mantenne il voto fino alla morte, avvenuta il 20 marzo 2009, all'età di 88 anni.
Simboli
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- Stemma
Con decreto emanato a Firenze, allora capitale del Regno, e datato 25 agosto 1870, fu concesso al Comune di Garessio da re Vittorio Emanuele II il titolo di città,[14] con diritto di portare l'antico stemma marchionale:[15][16]
- Gonfalone
Il gonfalone è un drappo d'azzurro.
- Bandiera
La bandiera è un drappo rettangolare partito di nero e di giallo, caricato al centro dello stemma cittadino, sormontato dalla denominazione istituzionale comunale e da quella provinciale, in caratteri latini gialli.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Monumenti e luoghi d'interesse
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Il patrimonio storico e artistico di Garessio è distribuito tra il capoluogo e le numerose borgate e frazioni del territorio comunale. Il centro storico è tradizionalmente articolato nelle tre borgate di Ponte, Poggiolo e Borgo Maggiore, alle quali si aggiunge Valsorda, sviluppatasi attorno all'omonimo santuario mariano. Il tessuto urbano conserva numerosi edifici religiosi e civili di interesse storico, oltre a testimonianze dell'assetto medievale dell'abitato.
Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Tra i principali edifici religiosi figura la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, situata nel Borgo Maggiore. Il territorio comunale conserva inoltre numerose altre chiese, cappelle e complessi religiosi, alcuni dei quali furono progettati o rimaneggiati dall'architetto Francesco Gallo.
Di particolare importanza è il Santuario di Valsorda, centro della devozione mariana locale e principale edificio religioso dell'omonima borgata.
Più antica è la testimonianza della pieve di San Giovanni, situata nel Borgo Ponte, nelle vicinanze del Tanaro. L'edificio, oggi sconsacrato e adibito ad attività commerciale, è tradizionalmente collegato alle più antiche fasi dell'insediamento garessino. La sua presenza è stata messa in relazione con documenti medievali riguardanti i possedimenti dell'abbazia di San Pietro in Varatella, presso Toirano.[senza fonte]
Architetture civili e militari
[modifica | modifica wikitesto]Il Borgo Maggiore costituisce il nucleo che meglio conserva l'impianto medievale di Garessio. Vi rimangono edifici, portali, torri e altri elementi appartenenti all'antico sistema urbano fortificato, dominato un tempo dal castello dei marchesi di Ceva-Garessio, del quale sopravvivono alcuni ruderi.
Nei pressi della frazione Barchi di Ormea, poco oltre il confine comunale di Garessio, sorge su uno sperone roccioso la cosiddetta Torre dei Saraceni, struttura fortificata alla quale è stata attribuita una possibile origine bizantina.
Castello di Casotto
[modifica | modifica wikitesto]Tra i complessi monumentali più rilevanti del territorio comunale figura il Castello di Casotto, situato nell'omonima valle oltre il colle di Casotto. L'edificio sorse sul sito di un'antica certosa, tra i primi insediamenti dell'Ordine certosino in Italia. Le prime testimonianze documentarie relative alla Certosa di Casotto risalgono al 1171.[20]
Il complesso monastico subì nel corso dei secoli numerose trasformazioni. Nel XVIII secolo fu interessato da importanti interventi architettonici, ai quali partecipò anche Bernardo Antonio Vittone. Dopo la soppressione della comunità religiosa durante il periodo napoleonico, l'antica certosa passò attraverso diverse vicende proprietarie fino all'acquisizione da parte dei Savoia nel XIX secolo.
Fu soprattutto durante i regni di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II che l'antico complesso monastico venne trasformato in residenza reale di villeggiatura e di caccia. La posizione isolata e la presenza di vaste aree boschive resero infatti Casotto una delle residenze predilette dalla famiglia reale durante i soggiorni estivi e le battute di caccia.
Al castello è legata anche la giovinezza dei figli di Vittorio Emanuele II. Secondo la tradizione storica, durante un soggiorno a Casotto la principessa Maria Clotilde di Savoia ricevette la notizia del progetto matrimoniale che l'avrebbe condotta a sposare Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, cugino dell'imperatore Napoleone III, nell'ambito del riavvicinamento politico tra il Regno di Sardegna e il Secondo Impero francese.
Il complesso, successivamente acquisito e restaurato dalla Regione Piemonte, conserva diversi ambienti della residenza sabauda con parte degli arredi storici, tra i quali il salotto verde e la grande camera della musica. Indagini e scavi archeologici condotti nell'area hanno inoltre consentito di individuare strutture appartenenti alle precedenti fasi del monastero certosino e un'area sepolcrale utilizzata dalla comunità religiosa.
Istituzioni culturali
[modifica | modifica wikitesto]Garessio possiede un consistente patrimonio documentario, archeologico e artistico, conservato principalmente nell'Archivio storico comunale, nel Museo civico, nella Pinacoteca civica «Colmo» e nella biblioteca civica, istituzioni ospitate nel medesimo complesso culturale.
L'archivio storico conserva documentazione relativa alla storia politica e amministrativa della comunità. Tra i documenti di maggiore interesse figura il quattrocentesco Libro della Catena, contenente gli ordinati e gli statuti della comunità garessina e derivato da una precedente redazione medievale.
Il Museo civico raccoglie invece testimonianze relative all'archeologia, alla storia del territorio e alle scienze della Terra, comprendendo reperti provenienti dalle cavità preistoriche e dai siti archeologici del territorio garessino.
La Pinacoteca civica «Colmo», fondata nel 1970 e riaperta nel 2004, conserva circa 150 opere. La raccolta comprende lavori di Eugenio Colmo, Giovanni Colmo, Enrico Paulucci, Lattes, Cappellin, Mario Giugiaro, Morscio, Zumino, Decalage e West.
La biblioteca civica è intitolata al commediografo Camillo Federici e conserva, oltre al patrimonio librario moderno, fondi e documenti di interesse per la storia culturale locale.
Museo della Poesia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1990 il poeta garessino Gian Paolo Canavese fondò a Garessio il Museo della Poesia, nato con l'intento di raccogliere e conservare componimenti poetici provenienti da differenti parti del mondo. Nel corso del tempo la raccolta arrivò a comprendere opere di oltre cinquecento autori, provenienti non soltanto dall'Italia, ma anche, tra gli altri paesi, da Francia, Svizzera, Stati Uniti d'America e Australia.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[21]

Nel corso della seconda metà del XX secolo e dei primi decenni del XXI secolo Garessio ha conosciuto un significativo spopolamento. Dai 5 936 abitanti registrati al censimento del 1961, la popolazione residente è scesa al di sotto delle 3 000 unità negli anni 2020, registrando complessivamente una diminuzione superiore alla metà della popolazione residente rispetto all'inizio degli anni 1960.
Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti a Garessio erano 217, pari al 7,6% della popolazione residente.[22] Le comunità straniere più numerose erano:[23]
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Il dialetto tradizionalmente parlato a Garessio appartiene all'area delle parlate liguri, pur presentando numerosi elementi di transizione dovuti alla posizione geografica del comune, situato a ridosso dello spartiacque tra il Piemonte e la Liguria. La parlata locale presenta pertanto diversi apporti piemontesi, accanto a elementi lessicali riconducibili all'area occitana.
La natura di transizione del dialetto garessino era già stata rilevata nell'Ottocento da Bernardino Biondelli, che nel Saggio sui dialetti gallo-italici, pubblicato nel 1853, lo collocava nell'area di passaggio tra le varietà monferrine e quelle liguri.[24]
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]Tra le principali tradizioni religiose di Garessio figura il Mortorio, una sacra rappresentazione della Passione di Cristo che si svolge presso l'oratorio di San Giovanni Decollato, nel Borgo Maggiore, con cadenza generalmente quadriennale o quinquennale.
La rappresentazione, nella sua struttura fondamentale, risale alla metà del XVIII secolo, intorno al 1750-1751, come attestato dalla documentazione storica e dagli ordinati della confraternita di San Giovanni Decollato. Le sue origini sono tuttavia ricondotte alle più antiche processioni penitenziali organizzate dalle confraternite locali dei battuti, sorte in epoca tardomedievale e successivamente riunitesi agli inizi del XVII secolo.[25]
Il Mortorio è incentrato sulla rappresentazione della deposizione di Cristo e coinvolge numerosi personaggi evangelici. Alla recitazione si alternano parti cantate, affidate agli «angeli maggiori» e agli «angeli dei misteri». Dopo la seconda guerra mondiale furono aggiunti alcuni quadri introduttivi ispirati ai racconti evangelici degli avvenimenti precedenti la crocifissione e la morte di Gesù. Originariamente, e almeno fino ai primi anni del XX secolo, tutti i personaggi della rappresentazione, compresi quelli femminili, erano interpretati da uomini e ragazzi.[26]
Alla rappresentazione sono associate le tradizionali processioni del periodo pasquale. La sera del Venerdì santo il corteo percorre le vie del Borgo Maggiore, mentre nella serata del Sabato santo attraversa le tre borgate storiche di Borgo Maggiore, Borgo Poggiolo e Borgo Ponte, con partenza dall'oratorio di San Giovanni Decollato. Quest'ultima processione, detta del Cristo risorto, si svolgeva in passato all'alba della domenica di Pasqua e vede la partecipazione dei personaggi della sacra rappresentazione.[27]
Tra le tradizioni popolari storicamente documentate viene ricordata anche la Festa dell'Abao, celebrata fino alla prima metà del Novecento. La figura dell'«abao» è stata accostata a quelle presenti nelle tradizioni comunitarie dell'area alpina e occitana e, secondo la tradizione locale, avrebbe rappresentato una sorta di autorità popolare chiamata a intervenire nelle controversie della comunità.[senza fonte]
Dal 1967 si svolge inoltre la Carrera Saracina, competizione popolare disputata con carretti biposto spinti lungo un percorso cittadino.[28] Dal 2012 la manifestazione è inserita nel Palio delle Borgate, competizione che coinvolge le borgate garessine attraverso diverse prove e iniziative legate alla tradizione locale.[29]
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Cucina
[modifica | modifica wikitesto]Tra le specialità tradizionali di Garessio figurano i garessini, piccoli dolci a base di nocciole e cacao, caratterizzati da una consistenza morbida e friabile e generalmente accostati, per forma e preparazione, alle meringhe.[30] La produzione dei garessini è legata alla tradizione dolciaria locale e all'impiego della nocciola, prodotto caratteristico di diverse aree del Piemonte.
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Suddivisioni storiche
[modifica | modifica wikitesto]Il capoluogo di Garessio è tradizionalmente articolato in quattro principali nuclei abitati, sviluppatisi in epoche e in contesti differenti:
- Borgo Maggiore, principale nucleo storico dell'abitato, conserva gran parte dell'impianto urbano di origine medievale e ospita il municipio e numerosi edifici di interesse storico e religioso;
- Poggiolo, situato tra Borgo Maggiore e Borgo Ponte, nelle cui vicinanze si trova il parco delle Fonti San Bernardo;
- Borgo Ponte, sviluppatosi lungo entrambe le sponde del Tanaro e divenuto nel tempo uno dei principali nuclei dell'abitato moderno. Le due parti della borgata erano collegate dal ponte Odasso, gravemente danneggiato dall'alluvione dell'ottobre 2020 e successivamente demolito;
- Valsorda, situata a monte di Poggiolo e Borgo Ponte, sviluppatasi attorno al santuario della Beata Vergine delle Grazie di Valsorda, importante centro della devozione mariana locale.
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia di Garessio, tradizionalmente legata all'agricoltura, allo sfruttamento delle risorse boschive e alle attività artigianali, conobbe tra il XIX e il XX secolo un significativo sviluppo industriale, favorito anche dalla posizione del centro lungo le vie di comunicazione tra il Piemonte e la Liguria e, dalla fine dell'Ottocento, dall'apertura della ferrovia Ceva-Ormea.
Tra le più antiche attività industriali si distinse la produzione del vetro. La vetreria Polti-Campioni-Venini, le cui origini risalgono ai primi decenni dell'Ottocento e a precedenti attività sviluppatesi nell'area della Certosa di Casotto, entrò in funzione a Garessio nel 1825 e rimase attiva per circa un secolo. Lo sviluppo dello stabilimento fu successivamente favorito dall'arrivo della ferrovia, che agevolò il trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti.[senza fonte]
Nel corso del Novecento assunse particolare importanza anche l'industria chimica. A Garessio operò la Ledoga, inizialmente specializzata nella produzione di tannini destinati all'industria conciaria e successivamente orientatasi verso il settore chimico e farmaceutico. Da questa tradizione produttiva deriva l'attuale presenza nel territorio comunale di un importante stabilimento chimico-farmaceutico, appartenuto nel tempo a diversi gruppi industriali internazionali. Già parte del gruppo francese Sanofi, lo stabilimento venne successivamente acquisito dal gruppo bulgaro Huvepharma e, nel 2024, ceduto al gruppo farmaceutico italiano Olon.
Un'altra attività storicamente legata al territorio è quella dell'imbottigliamento delle acque minerali. A Garessio ha infatti origine l'Acqua San Bernardo, il cui nome deriva dal Colle San Bernardo, dove si trova la sorgente storica. L'attività ha contribuito nel corso del Novecento alla notorietà del nome di Garessio anche al di fuori dell'ambito locale.
Nel secondo dopoguerra il processo di industrializzazione fu accompagnato dallo sviluppo della formazione professionale. In questo contesto ebbe particolare importanza la scuola professionale istituita nel Borgo Ponte per iniziativa di don Mario Ansaldi e sostenuta dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Renzo Amedeo; la disponibilità di manodopera specializzata favorì l'insediamento di diverse attività metalmeccaniche.[senza fonte]
Accanto alle maggiori industrie operarono nel territorio numerose attività produttive di dimensioni minori. Nel corso del XIX e del XX secolo furono presenti, tra le altre, una filanda nella frazione Trappa, impianti per la produzione di mattoni e calce, segherie, laboratori per la lavorazione delle perle e della biancheria, nonché imprese del settore alimentare, tra cui pastifici, biscottifici e caseifici.[senza fonte]
Turismo
[modifica | modifica wikitesto]Il turismo ha rappresentato un'altra componente significativa dell'economia locale, soprattutto a partire dalla prima metà del Novecento. La posizione montana, la presenza delle sorgenti, il patrimonio storico e religioso e la vicinanza con la costa ligure favorirono lo sviluppo di strutture ricettive, alberghi, pensioni e ristoranti. Tra le strutture più note figurò l'albergo Miramonti, sorto negli anni trenta.[senza fonte]
Il turismo montano si sviluppò ulteriormente nel secondo dopoguerra. Nella zona del colle di Casotto e del monte Berlino si trova la stazione sciistica di Garessio 2000, sorta a circa 1400 m di altitudine e destinata prevalentemente agli sport invernali e al turismo montano.
Energia
[modifica | modifica wikitesto]Sul Colle San Bernardo, lungo la strada di collegamento con la Liguria, è stato realizzato un parco eolico costituito da cinque aerogeneratori. Gli impianti, collocati lungo lo spartiacque alpino, sono visibili anche da notevole distanza e costituiscono uno degli interventi più rilevanti nel territorio comunale nel settore della produzione di energia rinnovabile.
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Sindaci
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 23 aprile 1995 | 13 giugno 1999 | Fausto Sciandra | Lista civica indipendente | Sindaco | [31] |
| 13 giugno 1999 | 13 giugno 2004 | Luigi Sappa | Centro-destra (liste civiche) | Sindaco | [31] |
| 14 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Valeria Anfosso | Centro-sinistra (liste civiche) | Sindaco | [31] |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Renato Chinea | Lista civica | Sindaco | [31] |
| 26 maggio 2014 | 27 maggio 2019 | Sergio Di Steffano | Lista civica «Lavoro e Sviluppo» | Sindaco | [31] |
| 27 maggio 2019 | 10 giugno 2024 | Ferruccio Fazio | Lista civica «Ambiente e Territorio» | Sindaco | [31] |
| 10 giugno 2024 | in carica | Luciano Sciandra | Lista civica «Garessio Aperta» | Sindaco | [32] |
Gemellaggi
[modifica | modifica wikitesto]Altre informazioni amministrative
[modifica | modifica wikitesto]Garessio ha fatto parte della Comunità montana Alto Tanaro Cebano Monregalese[34] e, successivamente, dell'Unione Montana Alta Val Tanaro.[35]
Dal 2021 il comune fa parte dell'Unione Montana Valli Tanaro e Casotto, costituita insieme al comune di Pamparato in seguito al recesso dei due comuni dalle rispettive precedenti unioni montane. L'ente ha sede a Garessio e il suo territorio coincide con quello dei comuni di Garessio e Pamparato.[36]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Garessio in genovese | DEIZE: dizionario italiano-genovese, su Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure. URL consultato il 1º agosto 2024.
- ↑ AA.VV., 7 Le valli di Albenga, in Liguria, 1981, p. 441. URL consultato il 5 aprile 2023.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Storia, su Città di Garessio. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Museo Civico di Garessio, su Città di Garessio. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Ruderi del Castello, su Città di Garessio. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Ruderi del Castello, su Città di Garessio. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Geologia dell'Ambiente (PDF), Supplemento al n. 4/2021, Società Italiana di Geologia Ambientale, 2021. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Geologia dell'Ambiente (PDF), Supplemento al n. 4/2021, Società Italiana di Geologia Ambientale, 2021. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Geologia dell'Ambiente (PDF), Supplemento al n. 4/2021, Società Italiana di Geologia Ambientale, 2021. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Comune di Garessio, su Valtanaro Life. URL consultato l'8 luglio 2019.
- ↑ Diploma di concessione del titolo di Città, anno 1870, su fondostorico.it. URL consultato l'11 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2013).
- ↑ Bozzetto dello stemma del Comune di Garessio, su ACS, Raccolta dei disegni degli stemmi di comuni e città. URL consultato il 9 ottobre 2024.
- ↑ Antonio Manno, Bibliografia storica degli Stati della monarchia di Savoia, vol. 5, Torino, F.lli Bocca, 1893, p. 392.«Stemma – Fasciato d'oro e di nero di quattro pezzi (Conc. del titolo di Città, e conferma di stemma R.D. 11 giugno 1870).»
- Istituzioni Decorate di Medaglia di Bronzo al Valor Militare, su istitutonastroazzurro.it (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2014).
- ↑ Istituzioni Decorate di Medaglia di Bronzo al Valor Militare, su istitutonastroazzurro.it (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2014).
- ↑ Diploma di concessione del titolo di città a Garessio, su fondostorico.it (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2013).
- ↑ Maurizio Minola, Residenze minori di Casa Savoia, Sant'Ambrogio di Torino, Susalibri, 2012, ISBN 978-88-88916-90-3, p. 65.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Cittadini stranieri Garessio 2025, su Tuttitalia.it. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Dati relativi alle comunità con almeno dieci residenti.
- ↑ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Bernardoni, 1853. URL consultato il 31 ottobre 2023.
- ↑ Fulvio Basteris, Il Mortorio di Garessio, 1988, su librinlinea.it. URL consultato il 14 gennaio 2014.
- ↑ Fulvio Basteris, Il Mortorio di Garessio, 1988, su librinlinea.it. URL consultato il 14 gennaio 2014.
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- ↑ Carrera Saracina, su carrerasaracina.blogspot.com. URL consultato il 5 ottobre 2021.
- ↑ Palio delle Borgate, su Facebook. URL consultato il 5 ottobre 2021.
- ↑ 500 eccellenze piemontesi, Slow Food, 2008, p. 32.
- 1 2 3 4 5 6 Storico Elezioni Comunali di Garessio, su Tuttitalia.it. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Risultati comunali 2024, su Città di Garessio, 10 giugno 2024. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Barjols e Garessio: 50 anni di amicizia e storia condivisa, su Il Garessino, 19 febbraio 2025. URL consultato il 20 agosto 2026.
- ↑ Comunità montana Alto Tanaro Cebano Monregalese, su vallinrete.org. URL consultato l'11 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2013).
- ↑ Unione Montana Alta Val Tanaro, su unionemontanaaltavaltanaro.it. URL consultato il 14 giugno 2019.
- ↑ Statuto dell'Unione Montana Valli Tanaro e Casotto (PDF), su Unione Montana Valli Tanaro e Casotto. URL consultato il 20 agosto 2026.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.garessio.cn.it.
- Garèssio, su sapere.it, De Agostini.
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