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Kokomo (singolo)

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Kokomo
singolo discografico
ArtistaThe Beach Boys
Pubblicazione18 luglio 1988
Durata3:35
Album di provenienzaStill Cruisin'
GenerePop rock
Musica latina
EtichettaElektra Records, Capitol Records
ProduttoreTerry Melcher
Registrazione1988
FormatiCD
Noten. 1 Stati Uniti (bandiera)
n. 25 Regno Unito (bandiera)
n. 1 Giappone (bandiera)
n. 1 Australia (bandiera)
Certificazioni
Dischi d'argentoRegno Unito (bandiera) Regno Unito[1]
(vendite: 200 000+)
Dischi di platinoStati Uniti (bandiera) Stati Uniti (4)[2]
(vendite: 4 000 000+)
The Beach Boys - cronologia
Singolo precedente
(1987)
Singolo successivo
(1989)

Kokomo è il secondo singolo del gruppo musicale pop rock[3][4][5] The Beach Boys estratto dal loro ventisettesimo album, Still Cruisin', pubblicato nel 1989. Il brano è stato composto da John Phillips, Scott McKenzie, Mike Love e prodotto da Terry Melcher.

Distribuito come singolo sotto etichetta Elektra, è divenuto una hit negli Stati Uniti e in Australia, in cui ha raggiunto la massima posizione in classifica. Venne pubblicato il 18 luglio 1988, in concomitanza con l'uscita del film Cocktail con Tom Cruise, essendone parte integrante della colonna sonora.

La canzone nacque da un nastro demo di John Phillips (ex membro dei The Mamas & the Papas) e Scott McKenzie. Mike Love aggiunse il ritornello che elenca i nomi delle varie isole, e suggerì che Phillips cambiasse il testo originale che, a suo dire, era troppo malinconico.

Kokomo fu inciso il 22 marzo e il 5–6 aprile 1988 con la produzione di Terry Melcher.[6]

Alle sessioni di registrazione parteciparono tutti gli attuali membri dei Beach Boys tranne Brian Wilson. Nel 1991 nelle sue memorie Wouldn't It Be Nice: My Own Story, Wilson dichiarò di non avere contribuito perché impegnato con la lavorazione del suo primo album solista, e di essere stato informato della lavorazione del brano dai suoi compagni di band quando era ormai troppo tardi.[7]

Invece, Mike Love dichiarò che Wilson non partecipò a Kokomo perché gli era stato proibito dal dottor Eugene Landy, il suo psicologo dell'epoca.[8]

Pubblicazione

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Kokomo venne pubblicato insieme al singolo Tutti Frutti di Little Richard nel luglio 1988 dall'Elektra Records. Il 5 novembre 1988 succedette al singolo A Groovy Kind of Love di Phil Collins alla posizione numero 1 secondo la classifica Billboard, rappresentando così la seconda grande hit del gruppo negli Stati Uniti dai tempi di Good Vibrations del 1966.

Dopo appena una settimana in cima alle classifiche, al brano subentrò Wild, Wild West dei The Escape Club, che lo sostituì nella prestigiosa posizione. Il singolo riscontrò un deludente successo nel Regno Unito, nel quale venne pubblicato nell'ottobre 1988, postandosi alla venticinquesima posizione nelle classifiche britanniche.

In Germania Ovest, Paesi Bassi e Belgio, il brano raggiunse rispettivamente la settima, la sesta e la diciannovesima posizione. In Australia il singolo ottenne invece un successo immediato, divenendo il più grande successo del gruppo dopo i brani Do It Again (1968) e Cottonfields (1970).

  1. Kokomo – 3:34
  2. Tutti Frutti (eseguita da Little Richard) – 2:23
The Beach Boys
Musicisti aggiuntivi
Produzione
  • Terry Melcher – produttore
  • Keith Wechsler – ingegnere del suono

Accoglienza critica

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Nonostante il suo successo commerciale, Kokomo ricevette recensioni prevalentemente negative da parte della stampa musicale.[11] Jimmy Guterman di Rolling Stone scrisse che la canzone stabilisce il tono per le nuove composizioni "senza anima" presenti in Still Cruisin'.[12] In un articolo del 1998, Steve Simels di Stereo la definì "insipida".[13] Blender scrisse che la traccia era "forse meglio educatamente descrivibile come una canzone influenzata dai Beach Boys con i Beach Boys che ci cantano dentro".[14] Cash Box la definì un "trascurabile riempitivo usa e getta" con "un ritornello orecchiabile."[15]

Sin dalla sua uscita, Kokomo divenne nota per le recensioni negative da parte della critica musicale.[16] Da allora è stata inserita in molte liste delle peggiori canzoni di sempre, come quelle di Blender (Top 50 worst songs),[17] Dallas Observer (Ten worst songs by great artists),[18] e Forbes (Worst lyrics of all time).[19] Tom Breihan di Stereogum scrisse: "La gente odia Kokomo. L'improbabile tardo hit di fine carriera dei Beach Boys è un monumento alla mediocrità."[16] In una retrospettiva dove la definì "peggiore canzone estiva di sempre", Tim Grierson di MEL Magazine scrisse: "Molti di noi hanno provato immenso piacere nel denigrare questo successo del 1988."[20] Grierson attribuì questa tendenza negativa nei confronti della canzone possibilmente al suo personale disprezzo verso Mike Love.

Riferimenti in altri media

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Kokomo fu oggetto di una reinterpretazione da parte dei Muppets di Jim Henson sull'album Muppet Beach Party del 1993. Il testo dei Beach Boys fu modificato da "gave me a tropical contact high" in un più adatto ai bambini "under a tropical island sky" per la versione dei Muppets, Kermit e Miss Piggy.

La canzone è stata inclusa nel tredicesimo episodio della quarta stagione della serie televisiva How I Met Your Mother, intitolato Tre giorni di neve, quando Ted e Barney vengono incaricati di sorvegliare il bar da loro frequentato, ma invece di attenersi alle disposizioni ricevute, decidono di fare una festa all'insaputa del proprietario.

La canzone è stata citata nella puntata dei Griffin intitolata A A Abbronzatissimo quando Stewie entra nella macchina abbronzante e incomincia a canticchiarla.

Altra citazione avviene nella prima puntata (intitolata Il lancio) della serie Space Force di Netflix, in cui il generale Mark Naird la canticchia improvvisandosi in un balletto mentre deve decidere se lanciare il satellite nello spazio.

Riconoscimenti

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Il brano ha ricevuto una candidatura ai Golden Globe 1989 come miglior canzone originale e un'altra ai Grammy Awards come miglior canzone scritta per un film.

  1. (EN) Kokomo, su British Phonographic Industry. URL consultato il 4 febbraio 2023.
  2. (EN) I Get Around – Gold & Platinum, su Recording Industry Association of America. URL consultato il 20 maggio 2026.
  3. (EN) The Beach Boys Bio, su rollingstone.com, Rolling Stone. URL consultato il 5 gennaio 2018.
  4. (EN) Scott Stanton, The Tombstone Tourist: Musicians, Simon & Schuster, 2003, pp. 18.
  5. (EN) David V. Moskowitz, The 100 Greatest Bands of All Time: A Guide to the Legends Who Rocked the World, ABC-Clio, 2015, pp. 46.
  6. Dillon, Mark (2012). Fifty Sides of the Beach Boys: The Songs That Tell Their Story. ECW Press, p. 261, ISBN 978-1-77090-198-8.
  7. Dillon, 2012, p. 263
  8. Dillon, 2012, p. 264.
  9. Scott Brown e Michael Endleman, Kokomo, in Entertainment Weekly, 28 maggio 2004. URL consultato il 3 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 4 agosto 2020).
  10. The Beach Boys with the Royal Philharmonic Orchestra Credits, su AllMusic. URL consultato il 24 novembre 2018.
  11. (EN) Scott Brown e Michael Endelman, The truth behind that annoying hit song "Kokomo", in Entertainment Weekly. URL consultato il 26 luglio 2022.
  12. Rolling Stone Review, su rollingstone.com (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2007).
  13. Steve Simels, Wilson: Home of the Wave (PDF), in Stereo, agosto 1998, p. 77. URL consultato il 26 luglio 2022.
  14. Douglas Wolk, The Beach Boys Still Cruisin, in Blender, ottobre 2004. URL consultato il 2 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2006).
  15. Single Releases (PDF), in Cash Box, 9 luglio 1988, p. 16. URL consultato il 22 dicembre 2022.
  16. 1 2 Tom Breihan, The Number Ones: The Beach Boys' 'Kokomo', su Stereogum, 4 giugno 2021. URL consultato il 26 luglio 2022.
  17. Top 50 Worst Songs of All Time (part 2), su Blender. URL consultato il 26 luglio 2022 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2005).
  18. (EN) Garrett Gravley, Top 10 Worst Songs by Really Great Artists, su Dallas Observer. URL consultato il 26 luglio 2022.
  19. (EN) Steve Baltin, The Worst Lyrics Of All Time, su Forbes. URL consultato il 26 luglio 2022.
  20. Tim Grierson, 'Kokomo' Is Still the Worst Summer Song Ever, su MEL Magazine, 17 maggio 2020. URL consultato il 26 luglio 2022.

Collegamenti esterni

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