Ninkasi

Ninkasi (in sumero: dNin-ka-si, lett. "signora della birra") è la dea mesopotamica patrona della birra assieme a Siris.
Figlia di Enki, dio dell'acqua, e di Ninti, era venerata soprattutto a Nippur. Ninkasi appare in alcuni miti come Lugalbanda nella grotta della montagna e Lugalbanda e l'uccello Anzud. Esiste anche un inno dedicato a lei. Ninkasi viene spesso discussa e riferita anche nella cultura di massa moderna.
Etimologia del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il nome di Ninkasi, scritto in cuneiforme come dNin-ka-si,[2] significa "signora della birra".[3] Un'altra traduzione proposta in passato era "colei che riempie la bocca", ma secondo Reallexikon der Assyriologie und Vorderasiatischen Archäologie è improbabile.[2] Un altro possibile nome della dea più antico, dNin-ka15kaš-si,[2] è stato cercato di tradurre come "barista", tuttavia la sua etimologia è ancora discussa tra gli storici.[4] Come molte altre divinità originarie della lingua sumera, si presume che sia una combinazione con la parola neutra nin, che sembra essere stata usata sia per divinità maschili che femminili, e il nome di un prodotto, luogo od oggetto.[3] In una delle più antiche liste di divinità mesopotamiche, circa il 40% delle divinità ha un nome che inizia con nin.[5]
La divinità dKAŠ.DIN.NAM è spesso considerato una versione più recente di Ninkasi.[6] Una seconda grafia attestata è dKAŠ.DIN.NU.[7] Il composto sumero KAŠ.DIN rappresenta la parola kurun (in accadico: kurunnum), un tipo di birra di alta qualità secondo i testi mesopotamici.[7] Secondo Paul-Alain Beaulieu, il nome probabilmente veniva letto come "Kurunnītu",[7] è stato proposto anche "Kurunnam".[8] Beaulieu ha considerato la prima versione più accurata, dal momento che è stato trovato che lo spelling sillabico dku-ru-ni-tu4.[7] Il collegamento tra questa divinità e Ninkasi è attestato direttamente in due lamenti.[1]
Caratterizzazione
[modifica | modifica wikitesto]Ninkasi era la dea della birra, associata alla sua produzione, consumo ed effetti, sia negativi che positivi.[9] Jeremy Black l'ha descritta come "una delle (...) divinità minori senza una personalità definita che simboleggiano semplicemente l'oggetto o il fenomeno a cui sono associati".[10] L'ha descritta anche come una "barista divina",[10] tuttavia Manfred Krebernik ha sostenuto che non era associata con la vendita delle birra e le professioni correlate.[9] Il fatto che Ninkasi potesse essere associata anche al vino, comune nelle ricerche precedenti, non è più considerato possibile.[9]
Nonostante sia spesso riferita come una dea, in alcune fonti più recenti è apparsa anche come divinità maschile,[4] un fenomeno attestato anche alla dea Ninmug e Ninšubur, la sukkal di Inanna.[11]
È possibile che nell'arte Ninkasi fosse raffigurata mentre teneva in mano un boccale.[12] Potrebbe anche essere una delle dee rappresentate in banchetti e oggetti come strumenti musicali o giochi da tavolo.[1]
Culto
[modifica | modifica wikitesto]Ninkasi veniva già venerata nel periodo Protodinastico,[4][9] ma non ci sono evidenze che lei fosse la divinità tutelare di una città specifica.[9] Era invece venerata come dea "universale" in diverse parti della Mesopotamia.[4] Anche se una città è menzionata ne' L'Inno a Ninkasi, non dovrebbe essere preso come un riferimento a un centro di culto sconosciuto, ma piuttosto come un'indicazione poetica che qualsiasi città in cui si beveva birra poteva essere considerata una città della dea.[13]
Il culto di Ninkasi è attestato nei documenti amministrativi di Šuruppak, il centro di culto di Sud.[14] È possibile che durante questo periodo avesse un santuario a Eridu.[4] Durante la terza dinastia di Ur, era venerata a Umma.[9] Era anche un membro del pantheon di Nippur,[15] venendo riferita per la prima volta in una lista di offerte del periodo della terza dinastia.[9] Secondo il testo metrologico dell'età medio-babilonese, lei aveva un tempio dedicato in questa città.[16] Due templi di Ninkasi sono menzionati nella Lista Canonica dei Templi, ma i loro nomi sono andati perduti e la loro locazione è incerta.[16] Ci sono anche evidenze che le fosse venerata a Egiparku, un santuario di Ningal a Ur.[17] Uno zoccolo dedicato a lei, E-ušumgalanna (lett. "casa di Ušumgallu") fu costruito dall'ufficiale Sin-balassu-iqbi,[17] che era attiva durante il periodo in cui i neo-assiri governavano su Babilonia e prima che nascesse l'impero neo-babilonese.[18]
Attestazioni del culto di Kurunnītu sono rare.[19] A Nippur era venerata nel tempio di Gula.[7] A Babilonia si teneva una festa in onore di Kurunnītu, Belet Eanna (Inanna di Uruk), Belet Ninua (lett. "Signora di Ninive"), Ninlil e Bizilla.[6] Alcuni documenti affermano che era venerata anche a Uruk, e l'archivio di Eanna attesta che durante il regno di Nabopolassar vari gioielli sono stati preparati per la sua statua.[20] Sennacherib saccheggiò una sua statua da Uruk nel 693 a.C..[19] Un'altra fu restituita a Der da Esarhaddon.[7] La dea è attestata anche in un'inscrizione su un kudurru del regno di Marduk-apla-iddina I.[7]
Nomi teoforici che invocano Ninkasi erano conosciuti già dal periodo Protodinastico e quella sargonica, come per esempio Amar-Ninkasi e Ur-Ninkasi.[21] Kurunnītu appare in due nomi teoforici neo-babilonesi, entrambi femminili: dKAŠ.DIN.NAM-šarrat e dKAŠ.DIN.NAM-tabni.[7]
Associazioni con altre divinità
[modifica | modifica wikitesto]I genitori di Ninkasi sono Enki e Ninti, ma secondo L'Inno a Ninkasi, la dea è stata cresciuta da Ninḫursaĝ e non da sua madre.[22] Tuttavia Ninḫursaĝ non è conosciuta per crescere i suoi figli o altri bambini e l'infanzia delle divinità non è di solito descritta nei testi mesopotamici.[22] È possibile che sia esistita un'altra dea che corrispondeva a Ninti e precedeva Ninkasi e Siraš nella lista delle divinità di Nippur.[23]
Ninkasi e Siris sono spesso accostate assieme,[2] ma il loro rapporto varia da fonte e fonte.[24] Alcuni testi le trattano come equivalenti, come la lista An = Anum[8] e la versione neo-assira dei miti di Lugalbanda, ma in una versione di Assur della lista delle divinità di Weidner viene detto che sono sorelle.[25] Richard L. Litke ha affermato che una singola fonte, probabilmente una copia più recente della lista delle divinità di Babilonia, potrebbe sostenere che Siris sia una divinità maschile e il marito di Ninkasi.[24] Però secondo Manfred Krebernik nelle altre fonti non ci sono riferimenti a coniugi per nessuna delle due.[9] Un'altra divinità associata ad entrambe era Patindu,[8] un dio legato alla libagione che il nome potrebbe significare "colui che rende dolce il vino".[26]
La lista An = Anum menziona anche cinque figli di Ninkasi. Secondo Manfred Krebernik, i loro nomi alludono a termini collegati alla birra, consumo eccessivo di alcol e ubriachezza: Meḫuš (lett. "me brillante"), Mekù (o Menkù, lett. "me stupendo" o "corona stupenda") Ememete (o Menmete, lett. "discorso elaborato" o "corona elaborata"), Kitušgirizal ("magnifica seduta") e Nušiligga (lett. "non si secca").[9] Inoltre, secondo Andrew R. George, la divina incantatrice di serpenti Ninmada potrebbe essere un'altra figlia di Ninkasi.[27]
Ninkasi veniva anche riferita come la "birraia di Ekur" e appariva tra la corte di Enlil assieme alla scriba Ninimma, la macellaia Ninšar e Ninmada.[27] Per esempio, Ninimma, Ennugi, Kusu, Ninšar, Ninkasi e Ninmada appaiono in sequenza in due fonti: An = Anum e la Lista Canonica dei Templi.[27] Un altro gruppo simile, che consiste di Šuzianna, Nuska, Ninimma, Ennugi, Kusu, Ninšar e Ninkasi; appare nella lista delle offerte del periodo di Ur III e in un testo esoterico esplicativo.[28] È stato proposto che il fatto che Ninkasi faccia parte della corte di Enlil sia dovuto al collegamento con Nisaba, spesso riferita come la sua suocera, che, oltre a essere la dea della scrittura, era associata anche col grano, che è indirettamente collegato a Ninkasi, essendo la risorsa primaria per preparare la birra.[9] Una singola fonte in cui Ninkasi appare assieme a Šala probabilmente dipende da una connessione simile.[29]
Nella lista delle divinità di Weidner, Ninkasi e Siris sono state inserite tra Laṣ, la moglie di Nergal, e Nungal, la dea delle prigioni.[8] Similmente, Kurunnītu associata con la dea Bēlet-balāṭi appare in diversi documenti, la quale potrebbe essere una versione più recente di Manungal, una dea degli inferi.[30] Un'ipotesi è che l'associazione tra divinità degli inferi e patrone della birra fosse stata fatta per illustrare gli effetti negativi dell'eccessivo consumo di alcol.[9]
Nella serie di incantesimi Šurpu, Ninkasi appare assieme al dio del fuoco Gibil, probabilmente un riferimento al fatto che serva il fuoco per produrre la birra,[8] tuttavia ciò è stato messo in discussione e gli storici pensano sia più plausibile che venisse usato l'ammostamento freddo.[31] Ninkasi è apparsa anche in un gruppo composto da lei, Irḫan, Šakkan ed Ezina, tuttavia la correlazione tra loro è sconosciuta.[32]
Ninkasi nella mitologia
[modifica | modifica wikitesto]L'Inno a Ninkasi
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È arrivato a noi un inno dedicato a Ninkasi.[33] Una traduzione è stata pubblicata da Miguel Civil nel 1964,[33] ed è stata revisionata nel 1991.[34] Oggi è spesso citata nella letteratura professionale.[35] Sono state ritrovate tre copie dell'inno, una da Nippur e due da luoghi sconosciuti.[36] A causa della mancanza di riferimenti a eventi storici e dello stile, non è possibile datare con assoluta certezza la composizione dell'inno, ma è accettato dagli storici che le copie a noi arrivate provengono dall'età paleo-babilonese.[37]
Il testo sembra contenere una descrizione poetica della preparazione della birra.[33] L'ingrediente principale sembra essere il bappir, un tipo di pane secco simile ai moderni biscotti.[38] Tuttavia studi più recenti condotti dall'archeologo Adelheid Otto, il tecnico della birra Martin Zarnkow e l'assiriologo Walther Sallaberger, indicano che l'inno non dia una ricetta completa per la produzione della birra nell'antica Mesopotamia, la quale ha bisogno di più analisi e ritraduzioni della composizione con scoperte più recenti.[39] Sallaberger ha sostenuto che bappir potrebbe riferire il pane di pasta madre.[13] Ha affermato inoltre che il miele citato nell'opera sia solo un espediente narrativo per evidenziare la qualità e l'aroma della birra preparata da Ninkasi, poiché era un bene di lusso abbastanza costoso e non veniva utilizzato per preparare altre bevande ordinarie.[40] Nei testi amministrativi, soltanto l'orzo comune e talvolta il farro medio venivano usati per produrre la birra, non miele o erbe.[41] Anche i ricercatori che avevano presupposto l'uso di aromatici nella produzione hanno ammesso che non è chiaro se il sapore sarebbe sopravvissuto alla fermentazione.[42]
Altri miti
[modifica | modifica wikitesto]Nel mito Lugalbanda e l'uccello Anzud, l'eroe eponimo ha descritto Ninkasi e la sua attività nel dettaglio nel mentre che preparava il banchetto per la famiglia di Anzû.[10] L'ha definita come "la donna esperta, che fa onore alla madre", e ha affermato che la sua vasca per la fermentazione è composta da lapislazzuli, mentre la sua botte da argento e oro.[43] Secondo Jeremy Black, il passaggio sulla dea dovrebbe essere inteso come una parte di un'elaborata descrizione metaforica della birra che Lugalbanda vuole servire, e la suddetta non è fisicamente presente nel mito.[44] È stata citata anche nel mito Lugalbanda nella grotta della montagna, dove la "dahaša di legno di Ninkasi" fa addormentare l'eroe, molto probabilmente un'altra metafora sul consumo della birra.[45]
Un frammento di un mito trovato ad Abu Salabikh menziona Ninšar che stava macellando bovini e pecore nel mentre che Ninkasi produceva birra.[46]
Ninkasi è una delle otto divinità nate alla fine del mito Enki e Ninḫursaĝ.[47] In questo testo, il suo nome viene interpretato come un gioco di parole su ka, che significa "bocca" in sumero, e la sua nascita corrisponde al momento in cui Enki annuncia quella parte del corpo.[47] Ninti in questo testo appare come sua sorella, e non sua madre. Secondo Dina Katz il motivo è perché i nomi delle otto divinità "non sono stati scelti per ragioni teologiche, ma per adattarsi alle parti del corpo", con Ninti che è un gioco di parole su ti, che significa "costola".[47]
Nella cultura di massa moderna
[modifica | modifica wikitesto]L'asteroide 4947 Ninkasi, scoperto nel 1988 da Carolyn Jean Spellmann Shoemaker ed Eugene Shoemaker all'Osservatorio di Monte Palomar, è stata chiamato così in onore della dea.[48]
Nel 1989 la Anchor Brewing Company ha prodotto un'edizione limitata di birra (nota ai sumeri col termine sikaru) sotto l'etichetta Ninkasi, basata su una dotta ricostruzione dell'antica ricetta sumera. La ricetta inizia con pane di orzo cotto due volte, noto col nome di bappir, e con il malto: la preparazione viene addolcita con miele e datteri. Nella ricetta non sono compresi il luppolo o altri ingredienti che la rendano amara: in tal modo la birra era considerevolmente più dolce rispetto alle birre attuali. La ricetta viene descritta nel libro Home Brewer's Companion di Charlie Papazian (1994 ed., ISBN 0-380-77287-6).
La Ninkasi Brewing Company fondata nel 2006 nell'Eugene, Oregon, è chiamata così in onore della dea. Al 2013, è il terzo microbirrificio più grande dello stato.[49] L'American Homebrewers Association consegna ogni anno il "Premio Ninkasi".[50]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 168.
- 1 2 3 4 Krebernik 1998, p. 442.
- 1 2 Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 6.
- 1 2 3 4 5 Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 55.
- ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 7.
- 1 2 Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 124.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Beaulieu 2003, p. 321.
- 1 2 3 4 5 Krebernik 1998, p. 443.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Krebernik 1998, p. 444.
- 1 2 3 Black 1998, p. 85.
- ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 18.
- ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 184.
- 1 2 Sallaberger 2012, p. 308.
- ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 58.
- ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 101.
- 1 2 George 1993, p. 168.
- 1 2 George 1993, p. 158.
- ↑ (EN) Tim Clayden, Kassite housing at Ur: the dates of the EM, YC, XNCF, AH and KPS houses, in Iraq, vol. 76, Cambridge University Press, 2014, pp. 53–54, ISSN 0021-0889. URL consultato il 16 ottobre 2025.
- 1 2 Beaulieu 2003, p. 320.
- ↑ Beaulieu 2003, pp. 321–322.
- ↑ (DE) Marcos Such-Gutiérrez, Untersuchungen zum Pantheon von Adab im 3. Jt, in Archiv für Orientforschung, vol. 51, 2005, p. 27, ISSN 0066-6440. URL consultato il 16 ottobre 2025.
- 1 2 Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 144.
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- 1 2 (EN) Richard L. Litke, A reconstruction of the Assyro-Babylonian god lists, AN:dA-nu-um and AN:Anu šá Ameli (PDF), 1998, p. 61, ISBN 978-0-9667495-0-2. URL consultato il 17 ottobre 2025.
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- 1 2 3 George 1993, p. 24.
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- 1 2 3 (EN) Miguel Civil, A Hymn to the Beer Goddess and a Drinking Song, in Studies in Sumerian Civilization. Selected writings of Miguel Civil, Publicacions i Edicions de la Universitat de Barcelona, 2017 [1964], p. 287, ISBN 978-84-9168-237-0.
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- ↑ Sallaberger 2012, pp. 312–313.
- ↑ Sallaberger 2012, p. 313.
- ↑ Katz, Maytang e Civil 1991, p. 30.
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- ↑ Black 1998, pp. 85–86.
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Bibliografia
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- (DE) Walther Sallaberger, Bierbrauen in Versen: Eine neue Edition und Interpretation der Ninkasi-Hymne, in Altorientalische Studien zu Ehren von Pascal Attinger, Fribourg, Göttingen, Academic Press Vandenhoeck & Ruprecht, 2012, ISBN 978-3-7278-1724-3. URL consultato il 16 ottobre 2025.
- (EN) Julia M. Asher-Greve e Joan G. Westenholz, Goddesses in Context: On Divine Powers, Roles, Relationships and Gender in Mesopotamian Textual and Visual Sources (PDF), Academic Press Fribourg, 2013, ISBN 978-3-7278-1738-0. URL consultato il 16 ottobre 2025.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- L'Inno a Ninkasi, su piney.com. URL consultato il 20 giugno 2007 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2014).
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