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Roberto Battaglia

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Roberto Battaglia (Roma, 17 febbraio 1913Roma, 20 febbraio 1963) è stato uno storico e partigiano italiano.

Formazione, esperienza di guerra e attività politica

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Dopo essersi laureato in Lettere nel 1935 fu inviato, come ufficiale, nella guerra d'Africa. Scrittore di saggi artistico-letterari, nel 1942 si avvicinò all'ambiente antifascista di Giustizia e Libertà e dopo l'8 settembre 1943 partecipò come partigiano, col nome di battaglia "Renzo Barocci", alla attività di resistenza nell'Umbria. Dopo il ritiro delle armate tedesche sulla linea Gotica si fece paracadutare in Garfagnana dove divenne il commissario politico della Divisione "Lunense". Per questa attività gli venne assegnata la medaglia d'argento al valor militare.

Inizialmente legato al Partito d'Azione (Pd'A), con cui venne eletto consigliere comunale a Carrara, nel 1948 si iscrisse al Partito Comunista Italiano (PCI).

Produzione storiografica sulla Resistenza

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Nel 1946, mentre militava ancora nel Pd'A, scrisse Un uomo, un partigiano. Dopo l'approdo al PCI, scrisse la Storia della Resistenza italiana, primo studio sistematico sul fenomeno, uscito nel 1953, con cui vinse il Premio Viareggio[1].

Secondo una testimonianza di Vittorio Foa riferita dallo storico Claudio Pavone, Battaglia diede in lettura il manoscritto dell'opera al dirigente comunista Luigi Longo, che intervenne «per ripulirlo dai troppo palesi residui azionisti»[2]. Rispetto a quanto aveva scritto in Un uomo, un partigiano[3], Battaglia infatti abbandonò la categoria di "guerra civile" e preferì definire la Resistenza una "guerra di popolo", secondo l'impostazione della storiografia marxista allora dominante[4].

Battaglia rappresenta il movimento partigiano come un esercito di popolo in lotta contro un fascismo repubblicano completamente isolato dalle masse[5]. In particolare, evidenzia un consenso diffuso anche nell'ambiente contadino, che avrebbe assicurato il sostegno materiale e morale alla resistenza partigiana[6], ed il netto rifiuto del nazifascismo da parte delle masse popolari[7]. Inoltre sottolinea il fallimento del nuovo fascismo di Salò nei confronti degli strati popolari ed anche del ceto medio, la sua dipendenza totale per la propria sopravvivenza dall'appoggio tedesco e la sua funzione effettiva di «agenzia di reclutamento al servizio dell'invasore»[8]. Battaglia descrive anche le motivazioni «aberranti» presenti negli aderenti alla RSI, basate sui «torbidi» miti del «tradimento», dell'«eroismo» solitario, della lotta di «pochi, ma sani» contro il resto del mondo, che «spinsero alcune migliaia di individui a farsi complici, se non promotori di tanti delitti contro la propria gente»[9].

L'opera, per la sua completezza e i suoi non comuni pregi letterari, ebbe immediatamente vastissima diffusione: fu ristampata più volte e tradotta in diverse lingue e venne anche ridotta dallo stesso autore, in collaborazione con Giuseppe Garritano, in una Breve storia della resistenza italiana edita a Torino nel 1955; alla fine del 1962 Battaglia consegnò all'editore Einaudi il manoscritto ampiamente rimaneggiato per la terza edizione, pubblicato postumo nel capoluogo piemontese nel 1964[10].

Il volume fu riconosciuto come un'opera di rilievo, ma ricevette giudizi contrastanti anche in ambito antifascista. Enzo Enriques Agnoletti, anch'egli militante azionista durante la guerra, lo considerò «un libro importante, che lascerà una traccia, a cui si dovrà ricorrere sia pure per modificarlo, correggerlo, criticarlo, ma che tocca i motivi fondamentali della Resistenza». Sostenne tuttavia che la passione politica portasse Battaglia talvolta «ad alterare la verità o ad accentuare certi fatti trascurandone altri». Pur riconoscendo che «quella parzialità e quella interpretazione volutamente agiografica rispetto a un tipo di politica, se sapute leggere, aiutano a darci il tono di quel tempo», Enriques Agnoletti ne evidenziò i limiti sul piano storiografico, soprattutto nei giudizi sulle due maggiori forze politiche resistenziali, entrambe familiari a Battaglia: il Pd'A, nel quale questi aveva militato durante la Resistenza (esperienza che, secondo il recensore, non era stata «vissuta con chiarezza logica»), veniva trattato sempre con atteggiamento polemico anche verso il passato dell'autore stesso; il PCI, nelle cui file Battaglia era successivamente approdato, era invece oggetto di un'«esaltazione pura e semplice». Enriques Agnoletti criticò inoltre la rappresentazione degli Alleati anglo-americani «sulla base della politica attuale, della divisione del mondo attuale, non della situazione di allora». In proposito, giudicò particolarmente grave l'implicita accusa loro rivolta di aver voluto spingere le forze partigiane a un'insurrezione prematura, come sarebbe già accaduto per la rivolta di Varsavia, il cui tragico esito era semmai imputabile in buona parte al mancato aiuto sovietico. In generale, il recensore ravvisò in Battaglia un temperamento «più di scrittore che di storico» e gli contestò interpretazioni dogmatiche, talvolta orientate da una «tesi precostituita», nonché una ricostruzione eccessivamente ottimistica dei fatti militari[11].

Successivamente Battaglia rivolse la sua attenzione all'azione politica di Francesco Crispi, condannandone nettamente l'imperialismo e la politica colonialista, rilevandone le radici retorico-letterarie piuttosto che reali esigenze economico-militari. Giornalista, fu anche dirigente dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani e membro della segreteria nazionale del Sindacato della scuola media. Morì improvvisamente mentre si accingeva a scrivere una storia del PCI.

  • Un uomo, un partigiano, Roma-Firenze-Milano, Edizioni U, settembre 1945. - Torino, Einaudi, 1965; Bologna, Il Mulino, 2004.
  • Storia della Resistenza italiana, Collana Saggi n.165, Torino, Einaudi, 1953. - II ed. riveduta e ampliata, Biblioteca di cultura storica, Einaudi, 1964.
  • R. Battaglia-Giuseppe Garritano, Breve storia della Resistenza italiana, Torino, Einaudi, 1955.
  • La prima guerra d'Africa, Torino, Einaudi, 1958.
  • La seconda guerra mondiale, Roma, Editori Riuniti, 1960.
  • Risorgimento e Resistenza, Roma, Editori Riuniti, 1964.
Medaglia d'argento al valor militare
  1. Premio letterario Viareggio-Rèpaci, su premioletterarioviareggiorepaci.it. URL consultato il 9 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2014).
  2. Claudio Pavone, La Resistenza oggi: problema storiografico e problema civile, in «Rivista di storia contemporanea», vol. XXI, nn. 2-3, aprile-luglio 1992, pp. 456-480: 466, ripubblicato in Pavone 1995, pp. 185-208: 194. La fonte dell'informazione è indicata a p. 279, nota 23, come «Testimonianza all'autore di Vittorio Foa».
  3. Roberto Battaglia, Un uomo, un partigiano, Roma-Firenze-Milano, Edizioni U, 1946, p. 236, cit. in Bermani 2003, p. 11.
  4. Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, p. 25.
  5. Giani, Simona, Beppe Fenoglio: la Resistenza in chiaroscuro, Testimonianze. GEN. FEB. , 2007 (San Domenico di Fiesole (FI) : Associazione Testimonianze, 2007).
  6. Lussana, Fiamma, Il popolo dei morti alle origini della democrazia repubblicana, Studi storici: rivista trimestrale dell'Istituto Gramsci: 50, 4, 2009 (Roma: Carocci, 2009).
  7. Battaglia, pp. 181-183.
  8. Battaglia, pp. 254-257.
  9. Battaglia, pp. 257-260.
  10. Dizionario Biografico degli Italiani - BATTAGLIA ROBERTO, su treccani.it.
  11. Enriques Agnoletti 1954.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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