| Titolo originale | The Invite |
| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia, Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Olivia Wilde |
| Attori | Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz, Edward Norton, Skip Howland Mel Powell, Mario Valdez. |
| Uscita | mercoledì 16 settembre 2026 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 14 agosto 2026
Una graffiante commedia sexy, tra Perfetti sconosciuti e Woody Allen, diretta e interpretata dalla pluripremiata Olivia Wilde. The Invite - Il piacere è tutto nostro è 7° in classifica al Box Office. mercoledì 2 settembre ha incassato € 42.480,00 e registrato 13.410 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Joe e Angela sono stati molto innamorati, uniti insieme dalla musica: Joe era un pianista di talento, e Angela amava il suo modo di suonare. Ma dopo molti anni di matrimonio il loro rapporto si è logorato, vittima delle frustrazioni artistiche e professionali di lui e della solitudine domestica di lei: al momento più che parlarsi battibeccano, rinfacciandosi le reciproche delusioni. Quando Angela invita a cena i vicini, la spagnola Pina e lo spirituale Hawk, l'obiettivo di Joe è soprattutto quello di chiedere loro di essere meno rumorosi quando fanno l'amore. Ma la cena con Pina e Hawk scompaginerà le carte per tutti, dando luogo ad un gioco di rivelazioni che coinvolgerà ciascuno dei presenti, mettendo a nudo le meschinità e le paure di tutti. Non guasta che fra Pina e Joe, così come fra Hawk e Angela, ci sia una forte attrazione sessuale, che troverà (possibile) riscontro in una proposta di sesso di gruppo.
The Invite è la terza regia dell'attrice e regista Olivia Wilde, che dopo il promettente debutto dietro la cinepresa con La rivincita delle sfigate e la meno riuscita opera seconda Don't Worry Darling trova una cifra consona al proprio pungente senso dell'umorismo e alla propria verve interpretativa.
The Invite è il remake di un film
spagnolo del 2020, Sentimental di Cesc Gay, a sua volta basato sulla sua pièce
teatrale "Los Vecinos de Arriba" (e forse anche a questo è dovuta la presenza del personaggio di
Pina interpretato da Penelope Cruz), ma assume toni e colori anglosassoni nella riscrittura di Will
McCormack e Rashida Jones ed esce dai canoni rigidi del Kammerspiel grazie alla regia
movimentata di Wilde e al commento musicale incalzante e sincopato di Devonté Hynes, meglio
noto come Blood Orange, che accompagna la progressione geometrica delle scene (Hynes è stato
anche il compositore della serie We Are Who We Are di Luca Guadagnino).
Wilde fa affidamento su un ottimo cast, a cominciare da se stessa, opportunamente ambigua e
contradditoria nel ruolo di Angela, per proseguire con Seth Rogen che attribuisce a Joe, oltre al
suo tipico sarcasmo e alla sua classica risatina chioccia, un sottotesto autenticamente doloroso e
un disincanto molto credibile. A Penelope Cruz tocca il ruolo dell'europea disinibita, che gestisce
con la libertà radicale delle sue scelte artistiche, mentre Edward Norton naviga il ruolo di Hawk,
irritante al punto giusto e in grado di rivelare a poco a poco i vari strati nascosti della sua
personalità sfuggente.
Ci sono momenti in cui l'ambientazione nel solo appartamento di Angela e Joe risulta
claustrofobica, in cui il disagio nell'osservare le sgradevolezze d questi quattro personaggi diventa
incontenibile e in cui l'accumulo degli eventi e delle svolte nella caratterizzazione dei personaggi
appare elaborato ed eccessivo, ma in generale The Invite è una commedia romantica
acida al punto giusto e adatta ai nostri tempi rancorosi e insoddisfatti. Si ride amaro e alla fine un
po' ci si commuove, quando il facile dileggio lascia il posto alla (per niente facile) tenerezza e al
rimpianto.
Una cena a quattro. Per il suo terzo lungometraggio come regista, Olivia Wilde riprende lo schema classico della commedia d'ispirazione teatrale facendo interagire i protagonisti all'interno di un appartamento. I modelli di riferimento sono espliciti. In un'intervista di Marya E. Gates intitolata The Element of Risk: Olivia Wilde on "The Invite" e pubblicata su www.rogerebert.com il 25 giugno, Wilde parla del cinema che l'ha ispirata: "Ovviamente Ingmar Bergman ha esercitato una grande influenza con Scene da un matrimonio (...) lo spazio ristretto è stato trasformato in una sorta di personaggio attraverso riprese con vetri, angolazioni particolari e specchi". Ma soprattutto l'impianto visivo e narrativo ha come modello Settembre di Woody Allen.
Come quel film, The Invite è ambientato in un luogo circoscritto dove le coppie bevono, litigano e vanno in crisi man mano che la serata procede. Ma ci sono altri film che entrano in gioco.
"Con il direttore della
fotografia Adam Newport-Berra - ha aggiunto l'attrice e regista - che è una persona estremamente
creativa e appassionata, sapevamo che la fase di preparazione sarebbe stata l'occasione ideale per
sviluppare una visione comune sugli obiettivi della narrazione visiva, soprattutto considerando che
avrei recitato anch'io nel film. Invece di ricorrere a storyboard o a una lista di inquadrature
dettagliate, abbiamo fatto riferimento a una serie di immagini tratte da film che amavamo come Il
verde prato dell'amore di Agnès Varda, Hannah e le sue sorelle fino a Chi ha paura di Virginia
Woolf?". E ancora: "L'alternanza tra campi lunghi e primissimi piani è stata fortemente influenzata
sa registi come Sidney Lumet e Mike Nichols. L'idea era quella di far sentire il pubblico
intimamente partecipe della crisi emotiva di un personaggio ma anche una sorta di voyeur".
"Qui c'è spesso un'atmosfera conflittuale" - "A noi piace l'atmosfera conflittuale". Già da questo
scambio di battute tra Seth Rogen ed Edward Norton, protagonisti assieme a Pénélope Cruz e la
stessa Olivia Wilde di The Invite, presenti nel trailer ufficiale del film che uscirà in Italia il prossimo
16 settembre, già si respira un clima di tensione sotterranea. Joe (Rogen), un musicista che non è
riuscito a sfondare, torna a casa e scopre che a moglie Angela ha invitato a cena i vicini del piano di
sopra: Pina (Cruz) che è divorziata e Hawk (Norton) che è vedovo. Il matrimonio tra Joe e Angela è
turbolento e logorato dalla routine quotidiana e l'incontro con i loro ospiti fanno prendere alla serata
una piega imprevista.
Dopo l'ottimo esordio alla regia per La rivincita delle sfigate e l'ambizioso e riuscito Don't Worry
Darling, con The Invite il cinema di Olivia Wilde apre ulteriormente i propri orizzonti facendo
ancora una volta un film diverso dai precedenti. Negli Stati Uniti, l'accoglienza critica è stata
entusiasta. Sull'aggregatore Rotten Tomatoes il 96% delle recensioni sono state positive con una
media di 8.1/10. Peter Bradshaw su "The Guardian" - che ha dato al film quattro stelle su cinque -
ne parla come di "una storia bizzarra e toccante in cui la leggerezza di Rogen tiene a freno gli
sviluppi narrativi più stravaganti". A sua volta Kyle Smith sul "The Wall Street Journal" lo
definisce come "una fantasia sfrenata costruita su fondamenta di dolorosa verosimiglianza"
considerandolo uno dei migliori film dell'anno.
Scritto da Will McCormack e Rashida Jones, The Invite è il remake del film spagnolo del 2020
Sentimental di Cesc Gay che ha avuto anche un rifacimento italiano con Vicini di casa di Paolo
Costella. Ha una dedica particolare; prima della fine dei titoli di coda c'è la scritta "a Diane",
riferito a Diane Keaton con cui Olivia Wilde aveva recitato insieme nella commedia natalizia
Natale all'improvviso; per lei è stata un'attrice che ha saputo portare sullo schermo personaggi
femminili unici nella loro complessità e avrebbe desiderato farle vedere questo film a cui sembra
tenere davvero tanto.
"Bisognerebbe essere sempre innamorati... Questa è la ragione per cui non bisognerebbe mai sposarsi". L'esergo è affidato ad Oscar Wilde, in sottofondo ci arriva l'inconfondibile risata di Seth Rogen che flirta con Olivia Wilde. In quel "prima" (situazione questa che poi sarà svelata verso la fine, con quegli 11 isolati fatti di corsa...) va rintracciata la fiammella di un amore che forse non è più, [...] Vai alla recensione »
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